New politics
Sguardi sul mondo per raccontare piccole storie, frammenti di costume, inedite mobilitazioni: le nuove pratiche della comunicazione politica in Italia e all’estero. Scopriremo se e quanto il disagio generalizzato nei confronti della vecchia politica si possa tradurre in nuovi comportamenti creativi, capaci di esprimere valori rilevanti per la collettività.
Cercheremo di individuare le tendenze emergenti, le discontinuità, i segnali deboli che domani potranno raggiungerci e assumere sempre maggiore rilevanza. Ogni settimana l’appuntamento è qui, nella terra di mezzo in cui comunicazione, costume, attivismo, istanze artistiche e comportamenti socioculturali avanzati si incontrano e generano forme evolute di comunicazione politica…


Neighbours
Tutti li cercano, tutti li vogliono: sono i vicini-di-casa. Non quelli con cui ti guardi in cagnesco da quella volta che gli si è allagato il bagno e per farti ripagare i danni gli hai dovuto far causa; neppure quelli che non ci pensano proprio ad osservare le regole della raccolta differenziata e che se anche li hai beccati un milione di volte a gettare il vetro con la plastica e tutto il resto nel sacco nero, loro ti dicono: embé?
Nooo, ovviamente non quel tipo di vicini lì.
I vicini di cui parliamo sono l’ultimo ritrovato della politica del social-network, un ritrovato post-comunitario di matrice esterofila che ci mostra come siano proprio loro, i vicini di casa (e di quartiere) la ultimate solution a tutti i mali della vita urbana.
Un assessore regionale lombardo ne propone l’arruolamento nel corpo proto-rondista delle “sentille di vicinato” – versione italica del neighborhood watching – con udite udite il plauso del Corrierone. Una creativa fiorentina ne suggerisce l’incontro socializzante attraverso un portale di vicinato, ed ecco che l’associazione di Montezemolo arriva a riconoscere l’iniziativa meritevole di premio.
Bisogna intendersi su quale tipo di vicini di casa parliamo: sono i vicini-di-casa che li incroci per le scale e ti buttano giù la battuta che ti mette di buon umore per tutta la giornata. Che ti danno una mano a portar su la roba precipitata giù dalla busta in mater b ontologicamente incapace di reggere al mezzochiletto scarso di roba, riconsegnandoti mela biologica per mela biologica sino all’uscio di casa e, se sono neighbours come si deve, le mele bio non si accontentano di parcheggarle entro i confini catastali del tuo appartamento ma te le ripongono doverosamente nell’apposita fruttiera in legno equo-e-solidale ben adagiata sulla credenza della nonna creativamente riverniciata.
Ora, è evidente che non è il “caso” che ti ha dato questi vicini. È il civismo progressista che si afferma. È il regime antifascista del sessantennio partitocratrico che dopo aver spremuto ogni particella dell’italico individualismo cinico e beffardo, ormai giunto ai titoli di coda ecco che ti lascia in dote non il deserto civile ma il suo contrario: la più fair delle eredità liberali, i neighbours.
I neighbours – chediolibenedica – ci sono sempre quando servono. Sono quelli che, ma certo che ti tengo il cane. E quando ti fregano la bici sottocasa e dalla disperazione tra un po’ decidi di prendere l’auto? Ecco il neighbour che ma-prendi-la-mia-che-anzi te-la-regalo-pure-ché-io-ne-ho-una-nuova. E quando sei via ad agosto e sai già che questa volta la pagherai, e invece cosa fa il neighbour? Ovvio: te la guarda lui la casa. Che oltretutto è pure meglio di una squadra di vigilantes addestrata a Kabul, questo vicino-di-casa, ché lui al minimo movimento sospetto, civilmente, non inforca il fucile ma chiama i carabinieri.
Questi vicini di casa esistono eccome.
Li trovi ad ogni angolo di strada: si dice ad esempio che Quarto Oggiaro pulluli di gente che non vede l’ora di cooperare con il proprio dirimpettaio di ballatoio, di condividerne gli obblighi e i piaceri della vita comunitaria e possibilmente di tradurre in amicizia la più prosaica convenienza a farsi mutuamente un favore.
Sarà, ma bisognerà che ai miei vicini di casa qualcuno glielo vada spiegare.
Perché, quando carica come un mulo di buste della spesa affronto i quattro piani a piedi che mi separano da chez moi, non mi dispiacerebbe che l’inquilino del secondo piano per una volta mi salutasse lui per primo invece di limitarsi ad un mugugno al mio sempre meno partecipe “salve”. E quando il baldanzoso adolescente nel pieno dello sviluppo che è il figlio della sciura del terzo piano mi incrocia con i medesimi carichi domestici di cui sopra, ebbene perché non ci pensa neanche ad offrirsi di darmi una mano, nemmeno fino al suo piano? E la mia dirimpettaia storica? Ah, lei: perché è da dieci anni che ogni volta che ci incrociamo sul pianerottolo si precipita a chiudere alle sue spalle o in faccia a me la porta di casa per impedirmi di guardarle dentro?