Ma D’Alema è antipatico?
Al di fuori delle espressioni facciali che usiamo definire universali, ossia riconoscibili inequivocabilmente da persone appartenenti ad ambiti culturali molto lontani (tristezza, allegria, rabbia, stupore, disgusto e paura), quelle più sottili, subdole e legate alla cultura di appartenenza, come per esempio l’alterigia, la supponenza, l’arroganza o il disprezzo, proprio per la loro natura fortemente culturale, sono altamente interpretabili.
Ma ogni interpretazione è ostile. E’ ostile perché interpretando imponiamo una teoria dall’esterno su un gesto, un comportamento, una frase o un silenzio, in base a ciò che noi vorremmo o crediamo quel gesto rappresenti, significhi. E’ la base del profiling, investigativo o razziale che sia.
Asserire ad esempio che Massimo D’Alema non sia un buon comunicatore sociale è possibile. Anzi, forse è doveroso. E’ un dovere proprio perché il suo mestiere è convincerci e quindi va aiutato. Affermare che Massimo D’Alema non appaia troppo simpatico, è facile. Quasi ovvio. Ma non essere simpatico equivale ad essere antipatico? L’espressività facciale cui siamo abituati del nostro eroe, un po’ supponente, un po’ altezzosa, il sopracciglio sprezzante, lo sguardo laterale che scruta il campo visivo da primo della classe che non ti passa il compito, potrebbe in effetti essere antipatia.
Ma forse non sopporta le telecamere. Forse, nonostante la passione per la politica, è timido. Ognuno è fatto alla sua maniera, d’altronde. Certo è che raramente si “lascia andare” ad espressioni universali istintive, come la paura, lo stupore ecc. Ma non è sempre così.
Non è un seduttore, eppure non è certo di brutto aspetto. E non è un affabulatore. Ma a cosa dobbiamo, da un punto di vista cognitivo sociale, l’apparente mancanza di simpatia? Una caratteristica della simpatia e della seduzione, una frequente conseguenza della simpatia, è la contagiosità affettiva. La simpatia avvicina, conquista. L’antipatia allontana. La simpatia, come l’empatia d’altronde, è un misto di attenzione all’altro, prossemica, tono della voce congruente con l’atteggiamento del corpo.
Ma il mondo della politica non è governato dalle leggi della comunicazione non verbale. Il mondo della politica è una sorta di condominio diplomatico dove i segni e simboli sono idiosincratici e difficili da interpretare per l’osservatore esterno. Occhi e bocche spesso non esprimono la medesima emozione, e quindi ci confondono. Talvolta occhi e bocche non esprimono alcuna emozione, lasciandoci perplessi. I politici e gli umani sono un incontro tra culture.
Forse quindi il nostro D’Alema è solo un politico, ha solo subito negli anni una trasformazione cognitivo sociale che poco ha a che fare con il nucleo fondamentale della sua persona, con il suo temperamento. Forse è solo rigoroso, stanco, controllato. I sinonimi abbondano. Ma così anche i contrari.


approfitto di questo post per dire che avendo avuto modo di conoscerlo (un paio di riunioni non pubbliche) D’Alema è diverso da quel che appare: ironico e “simpatico”. Sicuramente distante (io ho parecchi anni di meno…), ma non altero. Credo che la pressione mediatica faccia scambiare la timidezza (di cui si parla nell’articolo) e l’attenzione a ogni parola (per le ricadute che possono esserci) per antipatia. E’ un peccato. Chi ha cercato di far cambiare tutto questo, ha incontrato difficoltà enormi perchè è la sua natura. D’altronde… chi riesce a far tacere il Cavaliere?
A me D’Alema non è mai stato antipatico, nè apparso come tale. L’ho anche conosciuto molto tempo fa, nei primi Anni Novanta, e devo dire che non è affatto antipatico.
Secondo me molti italiani soffrono semplicemente di invidia nei suoi confronti, soprattutto molti elettori di centrodestra. Essere sempre graffianti, non fare una piega davanti alle cavolate sparate da certi colonelli di Berluconi, mantenere il suo self control anche durante un burrascoso congresso di partito…Secondo me è più invidia che antipatia.
Proporre a tutti noi la domanda è abbastanza divertente atteso che entrambi , Rondolino e Velardi, gli siete stati a lungo a fianco.
Personalmente l’ho incontrato nella campagna elettorale del 2001 nel suo feudo a Gallipoli, prendemmo un modesto caffè in un bicchiere di carta nella sede elettorale.
Fu cortese , mezzo sorriso accennò alle elezioni in corso, nulla di più., certo non fu espansivo nè stabilì una immediata empatia, abbastanza riservato.
Sentirlo in un comizio o come mi è capitato nel 1996 nella festa dell’unità sempre a Gallipoli tra le bancarelle mi è apparso un politico e basta.
Secondo me in parte è uno stereotipo creato dai giornalisti la sua , presunta , antipatia credo invece che , come molti di quelli cresciuti alla scuola dell’ex PCI, abbia una sorta di alterigia per la convinzione di essere “migliore” degli altri che Lui si può permettere di guardare con sufficienza. Voi ne avete conosciuti molti Leaders , be si devo dire la verità, era molto più antipatico per la sua freddezza pubblica un grande Leader come Berlinguer.
la simpatia o l’antipatia sono comunque suggestioni soggettive per cui quando vedo D’Alema in tv , non penso mai che sia antipatico, so che lui , come si diceva nel 1970 ,si era iscritto coi pantaloncini corti alla Direzione Nazionale del PCI per cui , a dirla in romanesco , ” so er mejo!”
A me piace molto D’Alema, con il suo atteggiamento rigoroso ed intransigente e la sua logica ineccepibile.
Mi rendo conto pero’ che a volte appaia distaccato e supponente.
Non so se chi appare distaccato e supponente possa risultare antipatico, certo l’empatia per il proprio interlocutore, il fatto di sorridere piu’ spesso, provare a smussare le rigidità nei confronti del proprio interlocutore sono tutte cose che potrebbero aiutare D’Alema e tutti quelli come lui ad apparire piu’ simpatici.
Max Cascini
Il problema di D’Alema non è l’antipatia, più leggenda che realtà: uno che veleggia e cuoce risotti non mi sembra così poco alla mano come appare dall’articolo. No. Il problema di D’Alema è tutto politico e sta nella incapacità di imprimere una svolta realmente riformista all’ex Pci. Non è riuscito a dare la scudisciata che ci voleva al corpaccione di una sinistra ubriacata di demagogia e strumentalizzazione. E soprattutto resta convinto che per governare l’Italia, l’unica strategia valida sia quella del compromesso storico con i cattolici mentre non è più così almeno dagli anni ottanta.
A me D’Alema sembra l’uomo giusto nel posto sbagliato (o il contrario, tanto fa lo stesso). È stato segretario di un partito che si è disintegrato, direttore di un giornale che…..glissons. Presidente del consiglio di un governo che…ehm ehm. Insomma, una specie di re Mida al contrario. Ingeneroso? Forse , ma la sua storia è tutta qui
D’Alema e’ simpatico : un po’ supponente perche’ e’ il migliore e lo sa, pero’ ha un ottimo sense of humour e, sopratutto quando e’ al centro dell’ attenzione, sa benissimo come porsi.
Quindi se vogliamo parlare degli handicaps di ex-mister Pesc in pectore , mi sa che avete cominciato proprio male.
Il suo punto debole numero uno e’ il suo partito.
Il numero due e’ che lui, forse, ancora non l’ha capito.
Il numero tre e’ che, forse, non ha il coraggio o la voglia di cambiarlo. Forse , e sarebbe piu’ grave , non ha nemmeno idea di come cambiarlo.
Certo, che tramontati gli scenari internazionali, l’unico compito storico che gli rimane a portata e’ proprio quello di rivoltare come un calzino il PD. ( Rosy Bindi presidente ??? : lei si che e’ antipatica.)
Non sarà particolarmente antipatico, ma ha una terrificante familiarità con le sconfitte (dalla Bicamerale in avanti).
Max Cascini
Hanno lasciato commenti tutte persone che hanno conosciuto Dalema di persona, dicendo che non è poi così antipatico. Io invece l’ho visto solo e sempre in televisione come milioni d’Italiani e vi posso assicurare che Dalema è antipatico. La sua “immagine” televisiva conta più della realtà. Lui incarna agli occhi della gente comune il prototipo del politico che trama, che dice una cosa e ne sta preparando un’altra. Il prototipo degli assetati di leadership pronti a pugnalare i suoi compagni di partito. Il prototipo di colui che antepone i suoi arrivismi personali alle cose da fare per il bene comune. Si badi bene non dico che Dalema è cosìma dico che Dalema appare così. Non in importa se altri in effetti sono peggio di Dalema, hanno un’immagine migliore. E questo la gente comune non lo ama, la gente vorrebbe coesione all’interno del gruppo politico che vota, non sopporta le lotte interne. Inoltre la gente comune non ha traccia di nessun cambiamento tangibile della propria qualità della vita, nessun cambiamento veramente importante di quando Dalema era premier o ministro. Ricorda di più che Bersani ha tolto la tassa fissa sulle ricariche dei telefonini, o che Visco dava addosso agli evasori.
io, D’Alema , non l’ho mai conosciuto di persona. l’ho visto anch’io solo in tv. cosi’, tanto per chiarire.
[...] 3/11/09 – Mr. Europe http://www.thefrontpage.it/?p=799 http://www.cronachelaiche.it/2009/11/d%e2%80%99alema-non-sara-ministro-degli-esteri-dell%e2%80%99unione-europea/ [...]
Sì
io sono un semplice cittadino con idee di sinistra operaio di 61 anni 30 dei quali fatti in fabbrica e avvicinato alla polititica da mio padre che coccolandomi cercava a suo modo di spiegarmi i veri valori della vita.
Ora quello che non sopporto più anche se da sempre esistito è il malaffare che i media sia da una parte che dall’altra mettono sempre più in evvidenza,ma che usano come clava per demonizzare gli uni o gli altri.
Quello che ne esce è che anche questa volta abbiamo mandato al governo una bella banda di opportunisti.
Quello che rimprovero alla “sinistra” è che di tutto questo non si è mai preoccupata,si rimetta al collo il fazzoletto rosso e orgogliosa del propio passato si sgravi di tutto il vecchime di cui è impregnata e parlando con le persone che nel passato gli hanno portati ai vertici ricomincino a costruire un partito veramente laico e che abbia come ideali :la solidarietà ,la giustizia, dignità il rispetto,sopratutto per le istituzioni e per chi purtroppo ha di meno.
E Dalema e chi è ,meglio Paietta, Ingrao,Berlinguer………
e lui assieme agli altri se ne vada con Berlusconi stanno bene assieme. Un suggerimenro, visto che detto da Vespa: Berlusconi è una persona profondamente sola ,ecco per lui un’ottima compagnia magari a bordo della barca dell’uno o dell’altro a giocare a scacchi o a dama in giro per il mondo e finalmente non ci rompessero più