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No B. Day, una manifestazione contro i riformisti

Ci risiamo. Con sfibrante regolarità, a sinistra, ci si ficca nell’animata discussione sull’adesione ad una manifestazione, sedicente di protesta contro Berlusconi e in realtà indetta da una parte dell’opposizione solo per stanare un’altra parte di essa. Insomma un atto di cannibalizzazione. Vedrete lo straordinario dibattito che si aprirà nel Pd sul No B Day di Di Pietro: si stracceranno vesti; si faranno dichiarazioni roboanti.

Già li vediamo i Vita e le Melandri, i Marino battersi fieri il petto per sfilare il fatidico sabato pomeriggio del 5: che a Berlusconi farà purtroppo il solletico e a chi vuole fare una passeggiata al centro causerà fastidi della madonna. Già la vediamo la straordinaria fantasia e creatività dei dirigenti del Pd: i veltroniani (sì, quelli della “vocazione maggioritaria”) pronti a sfilare dietro l’estroso De Magistris; i dalemiani piccati a ricordare che “il grande partito le manifestazioni le indice e non aderisce a quelle degli altri” Déjà-vu! Solo, ogni volta, un po’più noioso della volta precedente.

Ne approfittiamo per sottolineare, invece, una cosa seria. Anche questo episodio testimonia dell’esistenza di una legge che sta diventando un destino della sinistra in Europa. Un politologo americano, Tony Judt, la definisce “hopeless contraddiction”, la trappola mortale della politica socialdemocratica in Europa: costretta a concedere sempre più credito alle posizioni “radicali” finisce per creare, essa stessa, spazio crescente alla “sinistra estrema”. La quale cresce ma senza mai superare, ovviamente, l’asta del 15%, quella di una forza “naturalmente e irrimediabilmente di opposizione”. E così la sinistra democratica finisce per tessere da sé la corda che la condanna all’inanità e alla marginalità.

E c’è un corollario non secondario. Questa tenaglia induce ad un singolare e paradossale strabismo della politica socialista: che guarda a sinistra mentre la società va elettoralmente a destra (o meglio verso il centro liberale e moderato). Ai partiti socialisti pare preclusa la possibilità di competere al centro, dove le elezioni si vincono. Si acconciano ad inseguire l’agenda della sinistra radicale per serrare il proprio elettorato. Il risultato è che perdono voti a sinistra senza più conquistarne al centro. Proprio una maledizione.

3 commenti a “No B. Day, una manifestazione contro i riformisti”

  1. Pierluigi M. Castaldi scrive:

    Mah, onestamente non so che pesci prendere: chi la vuole cotta, chi la vuole cruda; chi a sinistra, chi a destra; chi davanti chi dietro (tanto per scadere nel defilippismo e nel signorinismo imperanti); …

    Ora, personalmente questi signori del No-B-Day non li conosco, ma ad onor del vero mi sembrano (bazzicando siti loro e di informazione altra e super-partes) intellettualmente onesti, e sostanzialmente coerenti nell’apartiticità della manifestazione. Magari mi sbaglio, ma sembra un movimento che nasce dal basso, raccoglie adesioni con tecniche virali e partecipative, ha le idee chiare e prende una posizione definita, rifiuta espressamente ogni caratterizzazione partitica, e si concentra sul valore politico di una manifestazione spontaneamente costruita bottom-up, tanto contestando pubblicamente le dichiarazioni di chi la vorrebbe “emanazione di IDV”, tanto chiedendo apertamente ai partecipanti di svestire i colori e riporre i vessilli dei singoli schieramenti, e di adottare tenute e bandiere viola, colore scelto per il movimento.

    Se così fosse, mi troverei in pieno disaccordo con quanto al post di Retico.

    Ritengo infatti che che purtroppo nel sistema politico italiano si sia creato un lock-in ormai irreversibile, salvo trovare un elemento finora estraneo e/o “residuale” (quindi poco interessante per l’attuale meccanismo) che possa innescare un vero breakthrough politico. Purtroppo le forze e gli interessi economici, mafiosi, personali e clientelari sono oggi il focus di questa falsa democrazia: i nostri rappresentanti (salve rare eccezioni) sono figli fin dalla primissima genesi di relazioni clientelari e scambi di favori, di meccanismi di candidatura e rappresentazione pubblica distorti e costantemente manipolati.

    Il nostro è un sistema politico creato e perfezionato ad arte, che come un virus è mutato adattandosi a tutti gli antibiotici che in Italia abbiamo saputo inventare, e diventando sempre più radicato e potente, immune agli attacchi che la società civile è oggi in grado di portare con i deboli strumenti che le sono rimasti. Il virus è entrato nella democrazia italiana e ne ha inquinato l’essenza più profonda, a livello ormai genetico.

    A mio avviso, l’Italia non può esprimere attraverso l’attuale meccanismo di qualificazione politica nulla di nuovo, nulla di buono. La visione che gli affaristi (bianchi e neri) governativi (ad ogni livello) hanno della politica è dell’uso della res-publica asservito a scopi personali, lucrativi e classisti. I baronati imperano ovunque, e non consentono che emerga alcunchè di potenzialmente dannoso per l’infezione: l’Italia ha sviluppato anticorpi per la legalità, per la partecipazione sociale, per la trasparenza, …

  2. giuseppe siciliano scrive:

    non andrei mai al seguito di Di Pietro e De Magistris….meglio Mastella al limite…. ahahaah

  3. boris scrive:

    forse, ogni tanto, informarsi prima di commentare aiuterebbe. in questo caso basterebbe andare su facebook per scoprire che chi ha indetto la manifestazione non se ne frega nulla del “dibattito” tra sinistra riformista e sinistra radicale..

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