I soliti ignoti all’Unione europea
La scelta è sempre tra l’Essere e il Nulla. E l’Unione europea ancora una volta non si è smentita, optando per la seconda ipotesi.
Per le cariche di presidente e ministro degli Esteri, massime espressioni dello sforzo per le “grandi riforme” di cui si parla da decenni, sono stati individuati due perfetti – o quasi, ai più – sconosciuti: il premier belga Herman Van Rompuy e l’inglese Catherine Ashton, attuale commissaria europea al commercio.
Il primo espressione di un piccolo Stato, che seppure tra il club dei fondatori, quanto a peso politico è per lo più insignificante, la seconda del Paese che da sempre guarda con superbia e alterigia a quanto avviene di qua dalla Manica. Nulla quaestio sulle qualità personali ovviamente, entrambi di certo ottimi negoziatori e oratori, insomma burocrati di “grand class”. Ma a Bruxelles abbiamo bisogno di politici. Le candidature di Josè Maria Aznar alla presidenza e di Massimo D’Alema agli Esteri, o – invertendo l’ordine delle rappresentanze politiche – di Tony Blair alla prima e di un altro popolare alla rappresentanza per la Pesc, per quanto discutibili, avrebbero avuto sicuramente un prestigio superiore. Se non altro per storia politica e fama. E avrebbero potuto dare all’Ue quello che le manca: appeal, visione e, forse, capacità di imporre decisioni politiche da stato federale. Continuiamo invece a rimanere un club per giocatori di bridge e canasta: un giorno vinco io, un giorno vinci tu.
Allora, tra rivendicazioni e diffidenze, asti reciproci e pubbliche contumelie, la domanda, marzullianamente, sorge spontanea: ha ancora senso l’Europa? Si dirà che dell’Europa non si può più fare a meno: ma se la macchina scivola lentamente verso il burrone si prova a tirare il freno. O no? E non possono più bastare le sognanti frasi alla “volemose bene”, per cui l’Europa ha garantito pace e prosperità agli stati membri dal dopoguerra a oggi. La “generazione futuro”, che in molti evocano e invocano, quella del post-89, ha bisogno di sentirsi dire altro.
L’Europa ha prodotto negli anni una quantità immane di carte e numerosi trattati, uno addirittura “costituzionale”. Che unisca veramente i popoli: una bandiera (ora per altro sbagliata perché dimezzata nelle stelle dei Paesi che ne fanno parte), e l’Inno alla gioia. Da ieri finalmente abbiamo anche il film che ci rappresenta: I soliti ignoti.


La UE non esiste. Ed infatti Milliband, che adoro illimitatamente e spero si unisca presto al duo Obama/Medvedev per cambiare il mondo, ha visto lungo e se ne è tenuto lontano. Per quanto riguarda il PSE, beh la somma di partiti inefficaci produce inefficia. Vabbe, tanto il leader Max ce lo troviamo presto come Min Ext dell’imminente governo “tecnico” italiano. Ha tutte le carte: ha avuto supporto bipartisan italiano (se va bene per l’Europa perchè no per l’italia), ha un credito infinito e se non gli danno qualcosa da fare subito si mette al lavoro per la cosa 4. E se mi ricordo bene lui agisce sempre in due mosse. Chissà che non avesse già previsto tutto…
che i socialisti europei fossero un po’ ” confusi” si era gia’ capito quando hanno scaricato blair.
per noi, italia, e’ quasi meglio che sia andata cosi’ : chissa’ forse anche il pd , adesso che e’ finito sotto schiaffo, capira’ che in europa ci amano poco. comunque. a prescindere.
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