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Il silenzio di Bersani fa salire il Pd nei sondaggi

«Non guardiamo i sondaggi tutti i giorni, perché ci distraggono». Ecco una tipica frase alla Bersani, e infatti è tratta dalla conferenza stampa del segretario dopo la Direzione. Ma attenzione a non equivocare: i sondaggi che il segretario del Pd invita a non guardare, per lui e per il suo partito sono ottimi. Da quando Bersani è segretario, il trend è positivo. Alcuni istituti danno il Pd vicino alla soglia psicologica del 30 per cento, altri addirittura poco oltre il 31. Il dato più basso, quello di Mannheimer, è comunque sopra il 28 per cento. Non male, per un partito che alle europee dovette fare un mezzo miracolo per raggiungere quota 26, e che solo pochi mesi prima, all’inizio della segreteria Franceschini, arrancava nei sondaggi attorno al 22/23 per cento.

Non male, soprattutto, per un neosegretario per cui la “luna di miele” sembra già finita, e che anzi forse una vera luna di miele non l’ha nemmeno avuta. I giornali non sono stati mai troppo benevoli con Bersani, che durante i congressi era dipinto come l’uomo dell’apparato e delle tessere, durante le primarie è diventato il candidato che non sapeva evocare il nuovo e non alzava abbastanza il tono contro Berlusconi per infiammare il popolo dei gazebo, e persino nel momento della vittoria è stato mediaticamente, se non oscurato, certo ridimensionato dal blitz in contropiede di Francesco Rutelli.

Oggi stampa e osservatori fanno filtrare dubbi ancora più espliciti. Bersani non si vede e non si sente. Bersani perde pezzi. La linea la fa D’Alema. La segreteria è di basso profilo. Bersani dice di no alla piazza di Di Pietro, ma poi organizza mille piazze per il Pd. Bersani subisce i governatori che si autoricandidano alle regionali e non riesce a imbastire una trattativa con l’Udc. Bersani, dov’è Bersani? Cosa fa Bersani?

La battuta a questo punto viene da sola: non sarà che il Pd va forte nei sondaggi non nonostante Bersani non si veda, bensì proprio perché Bersani non si vede? Non sarà che la gente non ne può talmente più di questo gruppo dirigente che meno ne sa e meglio sta? Forse così è troppo facile.

Intanto c’è da dire che la risalita del Pd nei sondaggi si spiega con l’effetto primarie, e soprattutto con l’effetto congresso. È sempre stato così: nel momento di massima tensione tra il “correntone” di Cofferati e la maggioranza di Fassino, i Ds raggiunsero, nel 1999, il loro picco storico: una competizione crea sempre attenzione e stimola a partecipare. E se una scadenza elettorale si avvicina, e l’avversario – Berlusconi – è sempre più arrogante e apparentemente imbattibile, è naturale che chi vorrebbe sconfiggerlo investa dove batterlo è almeno una possibilità.

Ora però viene il difficile per un segretario che ha relativamente convinto i suoi elettori, ma non i media e gli osservatori, che alla lunga possono condizionarne il consenso. Sistemato l’organigramma, Bersani deve finalmente dare sostanza a quanto ha evocato durante la campagna congressuale e dimostrare che i dubbi di allora e di oggi non sono fondati. Tuttavia, c’è forse qualcosa di vero in quella battuta secondo cui Bersani va forte nei sondaggi perché si vede poco. Non è detto infatti che gli elettori non apprezzino un leader politico così atipico da non essere preoccupato di far parlare ogni giorno di sé, di stare tutte le sere nei tg, di precipitarsi da Vespa appena eletto. Tutto sommato, a proposito di “vecchio” e di “nuovo”, è una novità non da poco.

7 commenti a “Il silenzio di Bersani fa salire il Pd nei sondaggi”

  1. Be silent | scrive:

    [...] «Non guardiamo i sondaggi tutti i giorni, perché ci distraggono». Ecco una tipica frase alla Bersani… (qui) [...]

  2. Rob scrive:

    Magari uno che non si senta obbligato a strologare di qualsiasi cosa davanti al microfono. Chissà che invece di in-seguire e re-agire non provi a farla da solo la sua agenda.

  3. Il Tegghiaio scrive:

    Mi pare che la risalita del PD nei sondaggi sia iniziata subito dopo l’abbandono di Rutelli.
    Ma è un caso di certo, eh.

    Il Tegghiaio

  4. maurizio giorgio scrive:

    se non altro ci risparmia le quotidiane fanfaluche di franceschini .

  5. Angelo scrive:

    Mi sembra presto per giudicare Bersani. Sono contento dei sondaggi ma hanno iniziato a risalire con Franceschini durante la campagna elettorale europea, poi il trend positivo è proseguito con le primarie. Vediamo ora cosa succede con le regionali, sono quelle il vero “sondaggio” che conta. Un ultima osservazione alle politiche il Pd aveva il 33% e ha perso le elezioni…

  6. EMP scrive:

    ..eh no! Qui se parliamo di rimonta del PD dobbiamo piuttosto fare riferimento alla spirale autodistruttiva che si è innescata da e con(tro) Berlusconi: Lodo Alfano (poi prematuramente deceduto), caso D’Addario (la “donna” intoccabile), la rivolta di Tremonti (povero Spartacus difeso dalla Lega), il ritrovato moralismo di Fini (forte della base della fu-AN) e tanti altri che vedremo a breve senz’altro. Saggio il proverbio cinese: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. E, se posso apprezzare la lucida logica politica di Bersani/D’Alema, di sicuro non rendo merito alla scelta morale ed etica che anima tale propositi.

  7. [...] Novembre 2009 · Lascia un Commento Bersani non parla, il PD sale nei [...]

  8. Simone scrive:

    Bersani non potrà mai convincere i media ( che sono in mano a Berlusconi e ai poteri economici) e gli osservatori, in quanto questi sono troppo impegnati a tenere in un angolino la POLITICA e a negare che la politica stessa possa avere sufficiente autorevolezza per rivolgersi in autonomia ai cittadini.
    Il PD di Bersani ha invece proprio questa ambizione e, forse,
    proprio su questo fronte, una politica che affronti i problemi, e non sia IL problema, può raccogliere il consenso di tanti elettori.

  9. Luigi Rintallo scrive:

    Bersani una cosa la potrebbe pure spiegare, però. Perché con l’art. 13 della sua famosa lenzuolata ha dato il via alla cosiddetta riforma scolastica oggi bersaglio della sinistra di piazza? In fondo, Maria Stella Gelmini sta applicando quel suo articolo, che prevedeva riduzioni orario, taglio di cattedre e quant’altro scatena le reprimende del corpo insegnante.

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