Il quadrilatero rosa/4: Il partito dei giudici

C’era grande attesa per la nomina più pesante tra quelle sfornate a valanga ieri dalla direzione Pd: la casella di responsabile Giustizia del partito. Offerta da Bersani a qualche bel nome del partito, alla fine è stata assegnata al deputato di La Spezia Andrea Orlando, quarant’anni, ieri fassiniano e veltroniano, oggi bersaniano: un dirigente di partito, come si definisce nella scheda biografica, totalmente a digiuno della materia. Porterà anche lui, come Marianna Madia, il contributo della sua «straordinaria inesperienza»?

Di certo, tra i lati del Quadrilatero che hanno determinato la politica del centrosinistra in questi anni, il più influente è quello formato dai giudici più interventisti in politica, più disposti a prendere posizione contro le riforme della giustizia (vere o fasulle) e le leggi ad personam, più tentati di assumere il ruolo di sentinelle della legalità di fronte alle invasioni dei politici. Non solo l’Associazione nazionale magistrati, o la corrente di Magistratura democratica, ma un filone che va dal pm Gherardo Colombo, che denunciò la Bicamerale D’Alema-Berlusconi «figlia del ricatto», segnandone la fine, al giudice Armando Spataro, che domenica scorsa ha affossato il ddl sul processo breve dallo studio tv di Lucia Annunziata.

Un potere diffuso che ha limitato lo spazio di azione del Pd, e prima ancora del Pds e dei Ds. Una tagliola che per anni si è abbattuta su ogni tentativo di dialogo tra gli schieramenti in materia di giustizia, ma – data l’ossessione berlusconiana sul tema – più in generale su qualsiasi riforma condivisa. Fino a trasformare l’intera politica italiana in una specie di aula di tribunale, con le parti stabilmente assegnate: gli avvocati con Forza Italia e il Pdl, i pm con la sinistra e il Pd.

Una delle scommesse non dichiarate della segreteria Bersani è liberarsi da questa ipoteca. Ricostruire un rapporto di autonomia dalla magistratura che in assenza di leadership della politica è stata costretta (e in alcuni casi si è ben volentieri prestata) a scendere in campo direttamente, senza mediazioni. Il tentativo del “nuovo” Pd comincia nel peggiore dei momenti, con il governo Berlusconi ancora una volta alla guerra senza quartiere contro i giudici. E la nomina di Orlando assomiglia a un passo falso. Di fronte alla difficoltà Bersani ha imboccato il tradizionale iter della burocrazia di partito: nominare un bravo funzionario che si mette diligentemente a studiare per mesi la questione di cui dovrà occuparsi. La giustizia come le infrastrutture, insomma.

A meno che la vera novità non vada cercata altrove. In quel nome pesante che ha dato alle stampe negli ultimi mesi un libretto sui magistrati molto citato dagli esponenti del Pdl nelle loro comparsate televisive, sventolato dai Bondi e dai Brunetta come una base da cui ripartire per discutere dei rapporti tra politica e giustizia. L’uomo che ieri è stato messo a capo di un inesistente forum del Pd sulle riforme ma che sembra destinato a contare molto di più, vista l’autorevolezza in materia. Una novità chiamata Luciano Violante.

 

5 commenti a “Il quadrilatero rosa/4: Il partito dei giudici”

  1. maurizio giorgio scrive:

    sembra, a leggere, che la colpa sia dei magistrati : intanto ieri il pd ha votato in blocco (meno i radicali eletti nel pd) per l’arresto e le dimissioni di cosentino.
    sperare in violante , solo perche’ ha capito (come al solito) 20 anni dopo, e sulla pelle di altri, 2 o 3 cose che si potevano capire subito, e’ il segno che nel pd non solo non c’e’ garantismo (e si potrebbe anche capire!) ma nemmeno uno straccio di cultura giuridica.
    lamentarsi , poi , di essere abusati dal partito dei giudici & dalle ossessioni di berlusconi e’ veramente patetico.
    fintanto che il pd non elaborera’ una posizione autonoma sui problemi della giustizia (che non siano solo solo la mancanza di carta e la scarsita’ dei cancellieri !!) non puo’ certo sperare di diventare partito di maggioranza.
    la giustizia e’ per il pd quello che l’urss fu per il pci : il piu’ grande benefattore ma anche il grande impedimento.
    ci vuole una rottura traumatica: magari cominciando dalla immunita’ parlamentare. (che, guarda caso, va bene se e’ in europa e riguarda d’alema)
    oltre tutto i voti dei giudici ,dei loro giornalisti e dei loro fans vanno gia’ a di pietro.
    sveglia signori, che qui ,invece delle dimissioni di berlusconi ,mi sa che crollera’ il muro del partito dei giudici.
    e poi cosa faremo ? una nuova bolognina ?

  2. andrea lucangeli scrive:

    Anche Oscar Luigi Scalfaro ha manifestato (di recente) qualche “perplessità” sull’interventismo giudiziario (ad orologeria) dei PM, andando ad allungare la lista dei “revisionisti” capeggiata nientepopodimeno che da….Luciano Violante, per anni “vate” e terminale politico dei vari Caselli, Colombo, Boccassini, Spataro, Spampinato, Ingroia & Co.- Forse Bersani ha finalmente capito che è giunta l’ora per il PD di liberarsi dal “bacio della morte” di questi novelli Laurentji Berjia della magistratura italiana…- Certo, poteva fare una scelta più coraggiosa per il responsabile giustizia del PD, ma già il fatto di non averci messo un” PM in servizio permanente effettivo” è già qualcosa….

  3. John Doe scrive:

    X Andrea: non metterei la Boccassini in quel mucchio, la sua storia è un bel po’ diversa. Sulle indagini di via D’Amelio, ad esempio, che sono quelle che ci fanno parlare oggi, andrei a leggere cosa diceva. Se le avessero dato retta allora, oggi quei pm non sarebbero di fronte ad un fallimento catastrofico del loro lavoro di anni e forse, dico forse, non cercherebbero vie di uscita che a me sembrano disperate.

  4. andrea lucangeli scrive:

    @ John Doe: l’elenco era puramente indicatico (tra l’altro il PM a cui mi riferivo si chiama Scarpinato non Spampinato) comunque il “succo” del discorso rimane: Magistratura Democratica…..

  5. Giacomo scrive:

    Sarebbe il momento che la Sinistra la smettesse di essere giustizialista e tornasse ad essere garantista ponendo l’attenzione sui tanti problemi che affliggono il sistema giudiziario italiano, penale e civile.
    E basta con la speranza di un processo e di un magistrato che ci liberino del nemico politico, in politica si vince con la politica, con le idee e con il consenso.

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