Liguria, i due Claudii si spartiscono Regione e capoluogo
A marzo Claudio Burlando (Pd) sarà confermato presidente della Regione. E, nella prossima tornata, il Pdl porterà Enrico Musso ad espugnare la roccaforte rossa di Genova. E’ quanto si può capire oggi dal vento che tira nella politica ligure. Claudio Burlando è il presidente in carica della Regione. Claudio Scajola è il ministro dello Sviluppo economico e il padre-padrone del centrodestra ligure.
C’è chi sostiene che Claudio & Claudio governino la Liguria sulla scorta di un solido patto, destinato a tutelare e a distribuire oculatamente gli interessi politici, le sfere d’influenza e i progetti dei due contraenti. A Roma, approfittando del recente calo di popolarità di Scajola all’occhio di Silvio, qualcuno ha accarezzato l’idea di far scornare direttamente i due per la guida della Regione.
Ma “i Claudii” non ci sono cascati. E non in virtù, come sostiene l’opinione più giacobina, del patto di ferro che, nei termini descritti prima, difficilmente avrebbe mai potuto essere stipulato. Ma perché, da politici scafati quali sono, hanno mostrato di possedere la capacità di valutare con freddezza i rapporti di forza e, tra i vari scenari, cogliere quello che sta per realizzarsi. Cinico? Sì, ma efficace. Per portare a casa la pelle o per non ritrovarsi con niente in mano. Così, le prossime elezioni – in una Regione “contesa”, dove il grande equilibrio è confermato anche dai più recenti sondaggi, e dove l’Udc sarà comunque decisiva – potrebbero avere in realtà un esito già scritto.
Il competitor di Burlando è Sandro Biasotti. Parlamentare, è stato indicato per direttamente da Scajola. Una scelta che, nel centrodestra, ha suscitato e suscita tuttora più di un mugugno. Intanto perché Biasotti, con Burlando, ha già perso nel 2005. E ha perso nonostante fosse lui, allora, il governatore uscente. Poi, perché appare tanto piacione quanto impreparato ed evanescente, esattamente come Burlando appare grigio quanto solido e affidabile.
Scajola, scatenato nel guidare in primavera l’assalto (vittorioso) alla Provincia di Savona, per ora, nella campagna regionale, si è speso pochissimo. Un caso? Gli impegni istituzionali? Difficile pensarlo, per uno che solo pochi mesi fa dimostrava coi fatti governare il partito ligure e aveva proclamato la conquista della Regione come “l’obiettivo finale”. Intanto, vincendo Savona, ha esteso il proprio feudo su tutto il Ponente, da Ventimiglia a Varazze. E Burlando – che un annetto fa o poco più sembrava spacciato, preso a tenaglia tra l’ultima sventura personale (pizzicato a guidare contromano con seguito di grande scandalo) e l’onda montante berlusconiana – è da tempo impegnato in una campagna pancia a terra che ha dato i suoi frutti.
Va poi osservato che Burlando non è per niente in buona con Marta Vincenzi, la sua compagna di partito che da sindaco di Genova ha deluso moltissimo. Già la sua elezione era stata tutt’altro che scontata. Nel 2012 la partita sarà apertissima. E Scajola ha il candidato giusto: Enrico Musso, docente universitario, capace di stare tra la gente come di parlare ai poteri forti, cresciuto fuori dai partiti, stimato da tutti, in grado di piacere anche a sinistra. Insomma, l’uomo adatto per provare a portare a Berlusconi lo scalpo di Genova la rossa. Ha perso nel 2007, ma con onore, e ora sembra pronto a rilanciare. Senza dimenticare che, con Burlando, Musso potrebbe persino intendersi su alcuni punti nodali di prospettiva e sviluppo. E allora, a chi gioverebbe farsi del male, tra Claudii?

