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Scajola e la cimice savonese

A Savona, quasi certamente, si tornerà a votare per la Provincia. La decisione è nelle mani dei giudici: la data fatidica è il 12 gennaio, quando il Tar deciderà sul ricorso presentato dopo le elezioni dello scorso giugno dal PCdL, il piccolo partito dei comunisti irriducibili guidati da Marco Ferrando.

Autorevoli esponenti del centrodestra, nei colloqui informali delle ultime ore, danno per scontato l’esito: un esito infausto al quale sono stati preparati dalla stessa schiera di super-avvocati civilisti nelle cui mani esperte hanno affidato la partita.

Questa volta, però, i giudici e le toghe rosse c’entrano davvero poco. La vicenda è talmente banale, nella sua semplicità, da offrire infatti pochi appigli: un misto di sprovvedutezza e arroganza che ha mandato su tutte le furie – nel chiuso delle segrete stanze – i vertici stessi del centrodestra ligure. Nell’occhio del ciclone la raccolta delle firme a sostegno della lista del Pdl e una serie di presunte (e pesanti) irregolarità che inficerebbe la validità di 330 sottoscrizioni su 570. L’inchiesta penale – in un silenzio tombale – sta facendo il suo corso. Ma intanto, a incombere, è la decisione dei giudici amministrativi.

La sentenza rischia di mandare a gambe all’aria l’intera strategia regionale del ministro Claudio Scajola. Una strategia dove la conquista della provincia di Savona rappresenta un tassello essenziale, sia per motivi politici (è la piattaforma per l’assalto alle città di Savona e Genova), sia economico-imprenditoriali: in ballo, questioni che vanno dal controllo dei rifiuti e della depurazione, all’incremento dell’attività a carbone della grande centrale termoelettrica di Vado, alla gestione dei trasporti pubblici tra Imperia e Savona.

Sia chiaro: il Pdl, con Angelo Vaccarezza, a giugno ha vinto nettamente, nelle urne. Ma non con lo scarto che si poteva immaginare e nonostante il competitor (Michele Boffa) avesse tutte le caratteristiche per ricoprire il ruolo della vittima sacrificale. Ora il quadro politico è cambiato, è in grande movimento. Il centrosinistra ha già in mente il nuovo contendente – molto più attrezzato del precedente – anche se la notizia non è ancora trapelata: sarà il consigliere regionale Pd Antonino Miceli. Insomma, se si tornerà al voto, sarà tutta un’altra partita.

Ecco così scattare, nel centrodestra, il piano B. Pochi giorni fa, il ministro Scajola, in piedi su una sedia nel dehors di un bar di Savona, ha arringato la folla: “Abbiamo vinto ma provano in ogni modo a toglierci ciò che la gente ha deciso, lotteremo con i denti”. Promessa mantenuta: l’entourage del presidente Vaccarezza ha fatto abilmente filtrare ad un giornale la notizia che, in un vecchio radioregistratore collocato nella stanza del suo staff, è stato trovato un marchingegno che potrebbe “anche” essere una cimice. I fatti risalgono ad agosto, così come la segnalazione alla Procura. Nessuno sa quando il marchingegno sia stato collocato. Forse, addirittura nella passata legislatura. E in una stanza che è un porto di mare, non un luogo di incontri riservati.

Ma tant’è, secondo la migliore tradizione italica, la sindrome del complotto è scattata, la ricostruzione dietrologica ha fatto il suo corso e l’emergenza da accerchiamento ha svolto il suo compito, insieme al tentativo di stanare i magistrati. Il circo all’italiana è pronto ancora una volta ad andare in scena.

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