Lettere dell’anarchico/1: L’amo ancora, quella puttana senza microspie…
Hildy, Walter, non ci posso credere: ancora voi, brutte canaglie! Felice di ritrovarvi. Però non vi capisco. Ma come, avete chiuso l’Examiner per andarvene proprio in Italia, un paese dove mi hanno detto che non esiste più la libertà di stampa? E perchè, poi? Per aprire un blog? Siete proprio due matti.
Lo so, vi state chiedendo chi me l’ha detto. Le notizie volano, cari miei. E prima o poi arrivano anche qui, nel carcere di Chicago. A proposito, la condanna all’impiccaggione mi è stata definitivamente commutata nell’ergastolo, e così ho potuto rifarmi una vita, anche se dentro una prigione. Grazie a voi, in fondo, nonostante tutti i casini che avete combinato quella notte nella sala stampa della Corte Criminale. Se non aveste tentato di rapirmi, rinchiudendomi in quell’orribile scrivania, per portarmi nella vostra redazione e sbattermi in prima pagina, non avreste scoperto che lo sceriffo era un corrotto figlio di escort. E io, a quest’ora, penzolerei da una corda. Ve ne sono grato.
Però, per favore, non riprovateci. Innanzitutto perché qui sto bene: ho la tv, posso leggere persino i giornali italiani e, detto tra noi, non mi era mai capitato di trovare tanta gente per bene concentrata nello stesso luogo. Poi, devo essere sincero, ce l’ho ancora con i giornalisti. A causa vostra, quella notte, ho anche perso Mollie, l’unica donna che mi abbia davvero amato. Povera, l’amo ancora. Ricordate? Era sicura che lo sceriffo, chiamato dai vostri colleghi invidiosi, avrebbe scoperto che “l’anarchico assassino” Earl Williams era nascosto dentro una scrivania; e per salvare me (e il vostro scoop), si uccise gettandosi dalla finestra della sala stampa. Ne sono sicuro, lo fece perché, conoscendo le “iene dattilografe” (oddio, di chi è questa bella definizione?) e lo sceriffo, Mollie sapeva che si sarebbero precipitati nel cortile, sperando di trovarla ancora in vita per costringerla a rivelare il luogo dove mi avevate nascosto.
Vi conosco, siete due cinici. Immagino la vostra reazione: “Ma come si fa ad essere innamorati di una puttana, morta da tempo, per giunta?” Lo so, la cosa vi risulterà incomprensibile. Anzi moralmente inaccettabile, ora che vivete in Italia e forse risentite un po’anche di quel clima. Voi probabilmente no, ma qualche vostro collega italiano chiederebbe sicuramente le mie dimissioni da ergastolano e lancerebbe una campagna, con raccolta di firme di intellettuali, per commutare nuovamente la pena in una condanna all’impiccaggione. Laggiù siete tutti un po’ esagitati, santo cielo.
Ma avreste dovuto conoscere davvero Mollie: era solo una gran brava puttana, “una donna di vita dal buon cuore”, come si diceva una volta. Mica una… sì, in Italia le chiamate escort, hostess… Lei non sarebbe mai entrata nella mia cella con telefonini, videocamere e microspie. Non avrebbe mai registrato e videoregistrato i nostri incontri d’amore per ricattarmi. Poi, non sarebbe mai andata in tv a fare l’”opinionista”, non avrebbe rilasciato centinaia di interviste, non avrebbe mai scritto libri per farmi la morale di fronte all’opinione pubblica. Era una puttana pulita, una prostituta con sani principi, carissimi Hildy e Walter. Per questo io la amo ancora. Perchè in Italia, una come lei, la “libera stampa” non l’avrebbe mai trasformata in un monumento. A presto.


Caro il mio Earl. Amante devoto.
Intanto cominciamo col dire che mi chiamo Molly! Molly con la ipsilon! hai capito?
Era sempre la stessa cosa, anche a letto. Mollie di qua, Mollie di la, me lo spalmavi nell’orecchio questo Mollie. E fin qui tutto bene, perché il suono è identico. Ma tu no…mica ti limitavi a dirmelo sto Mollie. Me lo scrivevi in tutte le tue lettere. “Cara Mollie…”, “Mia dolcissima Mollie…”. E anche quando scrivevi a quella sgualdrina di tua sorella “come farei senza la mia Mollie…”. E qui io si che mi incazzavo di brutto. Il suono sarà pure molli molli…ma quando lo scrivi: una cosa è Mollie e un’altra è Molly!
Se vuoi ti chiamo Ears (così ci senti meglio); oppure earth…tu non ti incazzeresti!!
Veniamo adesso alle stronzate che hai scritto ai tuoi amici.
Non mi sono buttata da nessuna finestra. Ti segnalo che la sala stampa, come la chiami tu, era uno stanzone umidiccio, con le finestre piene di spifferi, degna sistemazione per quell’accozzaglia dei tuoi amici giornalisti. Ma soprattutto: era al piano terra! E poi figurati se facevo una cosa simile, per un meschino come te. Piuttosto mi sarei fatta scopare da tutta la giuria, cancellieri compresi. Ma uccidermi per coprirti la fuga, attirando l’attenzione dello sceriffo…andiamo Earl soprannominato Ears.
Senti, a me spiace sputtanarti qui davanti ai tuoi amici. Ma se insisti. Io ero rimasta legata al termosifone, nel ripostiglio delle scope. E tu sai bene per quale motivo…”Dai Mollie, fallo per me. L’ultima volta poi ti prometto che non ti chiederò più nulla di men che normale”. Te lo ricordi Earl soprannominato Ears? Tu e i tuoi cazzo di giochetti.
E quando il tuo avvocato ti ha chiamato di corsa, e mi hai detto: “torno subito, non ti muovere”. E dove cazzo credevi che andassi con un termosifone legato al polso! Te lo ricordi si o no? Oh che carino, prima di svignartela, hai maneggiato il termostato per fare stare al calduccio la tua Molly…
Vabbè, Earl soprannominato Ears fa lo gnorri, vatti a fidare di questi rivoluzionari. La rivoluzione, cambiare il sistema…e poi ti fottono.
Comunque la faccio breve e lo dico a voi, suoi amici (e spero per poco).
Alla fine, visto che non arrivava nessuno, mi sono accesa una sigaretta. Sul momento non avevo ben capito da dove arrivasse quel sibilo sinistro. Sembrava uno dei due polmoni della mia collega Jessika, quando era nel pieno delle sue mansioni. Poi però ho visto una luce della madonna e, cosa strana, girandomi di scatto mi sono portata dietro il termosifone con tutto il muro.
I pompieri hanno poi compilato il verbale, dicendo che qualche stronzo aveva aperto la manopola del gas, pensando di girare il termostato…
Ecco, questo è quanto è stato. Tutto il resto sono le invenzioni dell’uomo della scrivania. Vostra Molly.
Willie, Free Willie caro, è arrivato il momento di dirtelo. Non so chi sia questa qui sopra che si firma Molly, ma è chiaro che è fuori strada. La tua Mollie (quella con la i) è viva e vegeta. Ti ricordi quando mi sono gettata dalla “finestra della sala stampa”? anche tu Anarchico dal cuore tenero, le tue sporche lacrime le hai versate, credendo che me ne fossi andata per sempre. Ma il mio corso extra di free jumping che tu non conosci perchè sei sempre stato un old style buddy, mi ha salvato. Avrei voluto parlartene ma non c’è stato tempo. Ora che so dove sei, a Chicago, ti manderò la brochure (non te l’ho mai detto ma ho studiato anche il francese, temevo il tuo going mad, mi volevi un po’ ignorante, volevi essere tu il migliore tra noi due, ma non ce l’ho fatta due sporche letture le ho fatte, nonostante ti amassi). Devo darti una brutta notizia: qui in spiaggia ho iniziato a fumare sigari cubani, so che non uoi che fumi. Ti manderò una graphic novel, fammi sapere il tuo indirizzo, che le allego pure un cocco, a presto, tua Mollie.