Val d’Aosta, dove l’Italia di Bossi esiste da trent’anni
I principali commentatori politici considerano una boutade i proclami di Umberto Bossi sulla gabbie salariali, le bandiere e gli inni regionali, i dialetti e la storia locale a scuola. In realtà, tutto ciò di cui parla il leader leghista è presente e attivo da almeno 30 anni nella legislazione, e dunque nella prassi politica, della Regione autonoma Valle d’Aosta. Qui infatti Bossi, negli anni ’80, ha imparato il mestiere.
Ronde e ordine pubblico: il presidente della Regione Val d’Aosta, a norma di Statuto Speciale, ricopre le funzioni di prefetto di polizia.Ma è anche l’unico poliziotto al mondo che dirige un’università, quella valdostana, di cui presiede il Consiglio d’amministrazione. E’ uomo di spettacolo, di musica e di lettere in quanto presidente della Fondazione culturale Forte di Bard, e come tale organizza eventi. Nel tempo libero comanda i pompieri e le guardie forestali, di cui nomina il comandante.
Gabbie salariali: poiché a norma di Statuto “la lingua francese è parificata alla lingua italiana”, negli anni ’80 un accordo fortissimamente voluto dalla Cgil, tradizionalmente succube dell’Union, ha stabilito che per accedere alla pubblica amministrazione ci si sottoponga ad un esame di conoscenza della lingua francese.
Superato il quale , in cambio, i lavoratori si ritrovano in più nella busta paga un’“indennità di bilinguismo” pari a circa 200 euro.
Qual è il trucco? Come testimonia una ricerca europea della Fondazione Chanoux realizzata nel 2005, solo lo 0,9% della popolazione parla francese in casa, mentre il 30% parla dialetto patois. Dunque l’indennità di bilinguismo non ha alcun attinenza con la realtà linguistica valdostana: ha come unico obbiettivo di regolare il mercato del lavoro in favore dei residenti, bloccando il libero mercato della mano d’opera in senso protezionista.
“Pilotare” le assunzioni significa istituire una specie di voto di scambio generalizzato, date le gigantesche dimensioni del settore pubblico valdostano. La Valle ha 126.000 abitanti. Il cosiddetto “Comparto pubblico” consta di 1926 impiegati nella sanità, 2543 nella scuola, 2974 alla Regione e 2500 nel Celva, il Consorzio enti locali che raggruppa 74 comuni e 8 comunità montane. In tutto, 9943 impiegati pubblici, cui poi è necessario aggiungere gli addetti agli enti assistenziali e previdenziali più gli impiegati ministeriali, ossia i dipendenti del Tesoro, delle Agenzie fiscali e del ministro di Grazia e Giustizia: un totale di circa 1000 addetti. Tenendo conto che la popolazione valdostana è composta di circa 45.000 pensionati e di 55.000 cittadini attivi, di cui 22.000 sono lavoratori autonomi, si evince che su circa 33.000 lavoratori salariati, circa un terzo (10.943) sono dipendenti pubblici. Profondo nord? No, profondissimo sud.


Articolo più che significativo.
Lettura da consigliare ai liberali ambrosiano che sostengono il bossi pensiero e la nomina del figlio negli organismi di governo di expo 2015, ma anche ai tanti federalisti de sinistra che nascono come funghi un pò dappertutto nella penisola, di pietro non lo leggerebbe fino in fondo perchè dopo le prime righe rilascerebbe una dichiarazione ” ma che c’azzacca, lo avevo già detto io nel 1992, ma non mi ascoltano”.
Molto meglio la Val d’Aosta che la Sicilia….- Entrambe sono Regioni a statuto speciale ma da una parte vivono da gran signori (beati loro) mentre dall’altra….lasciamo perdere.- Quindi non è un problema solo di regole ma di gambe degli uomini su cui farle camminare. E poi non mi risulta che la Val d’Aosta porti disdoro all’Italia nel mondo (anzi) come invece fanno mafia, camorra, ‘ndrangheta…- Quindi qual’è il problema? In Val d’Aosta sono onesti e bravi, sanno far valere i loro legittimi interessi e vivono alla grande. Bravi loro!- C’è da essere invidiosi e prenderli ad esempio, non da biasimarli.
Nessun biasimo, solo la descrizione di un sistema politico. Mi permetto di obbiettare alle sue obbiezioni:ad essere meglio della Sicilia ci vuol poco, quando si dispone di un bilancio di 1685 milioni di euro per 125.00 abitanti bisogna confrontarsi con la Svezia, non col Mediterraneo.
Se la qualità materiale della vita valdostana ricorda la Scandinavia, la moralità pubblica ed amministrativa più la Calabria ed il Levante. Quanto ai diritti dei cittadini e alla loro libertà individuale e di cultura, la Bulgaria di Zhikov mi sembra un paragone adatto.
Affidare con legge costituzionale ( Lo statuto) il potere politico, economico, culturale e finanziario ad un’unica persona (il presidente-prefetto) crea una situazione di pericoloso gap democratico.
Perchè le “piccole patrie” etniche non hanno mai letto Tocqueville? Perchè per i montanari “speciali” il bilanciamento dei poteri è un inutile orpello? E questo sarebbe il federalismo?
E se la democrazia montanara somigliasse troppo ad una caserma di alpini?
Preferisco di gran lunga una Caserma degli Alpini ad un suk arabo…..
Più che di discutere mi sembra che lei abbia voglia di litigare.
Ma siccome il genere nobilitato ed esaltato da Sgarbi e dai suoi emuli non mi appartiene, mi ritiro in buon ordine.
Cosa c’entra il suk? Anche le mafie sono espressione e colpa dell’Islam?
Mai nessuna caserma è stata presa come modello di società democratica. Questa è l’idea che lei ha del cosiddetto modello Occidentale? Allora poi non si stupisca se mezzo mondo non lo trova poi così irresistibile.
Presto spero lei possa leggere, su queste pagine, altri esempi edificanti del modello di micro-nazionalismo etnico che la Vda gabella all’Italia come federalismo.