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Il “piccolo Centro” di Casini guarda a destra

Non è soltanto per la sua storia personale che Pier Ferdinando Casini, pur presidiando il centro, guarda principalmente a destra. Appena ha capito che Fini intendeva davvero smarcarsi da Berlusconi, ha riaperto il dialogo con il suo successore alla presidenza della Camera, dimenticando che gli aveva giurato vendetta per il tradimento del 2008 (quando Fini salì senza preavviso sul treno del Pdl e lo lasciò). Appena ha visto montare anche nel centrodestra meridionale la protesta contro l’asse del Nord, fino alla rottura siciliana del Pdl, fino alle ipotesi di partito del Sud, Casini ha deciso di marcare il suo posizionamento anti-Lega e di seminare aut aut ai tavoli delle trattative per le regionali.

Poi, però, quando ha preso forma la parabola della crisi berlusconiana, quando la bocciatura del lodo Alfano ha prodotto una vera crisi strategica del premier, il leader Udc ha cominciato ad alternare i messaggi dell’oppositore con alcuni segnali di distensione. Il più significativo è sicuramente la mano tesa sul “legittimo impedimento”, che Berlusconi presto potrebbe cogliere. Ciò non vuol dire che il destino di Casini sarà inesorabilmente il ritorno nel centrodestra. Le vie della politica sono sempre tortuose. E’ indubbio però che è al dopo-Berlusconi che Casini rivolge prioritariamente la propria attenzione.

Da qui nasce la relativa freddezza con cui ha salutato lo strappo di Rutelli e l’annuncio di un nuovo soggetto centrista. Peraltro, da un vero e proprio dissidio politico origina la frattura con Bruno Tabacci, che pensa al centro moderato come guida di un progetto alternativo al populismo di destra (e non soltanto come un possibile ricambio della leadership di Berlusconi). In fondo Casini non ha bisogno di un Grande Centro, magari con pluralità di idee e di leadership. Gli basta un Centro di media taglia, possibilmente in crescita, comunque saldamente ancorato alla storia e alla struttura dell’Udc.

L’incertezza, la fluidità del quadro politico nella fase declinante di Berlusconi è tale che neppure Casini esclude un’alleanza a sinistra. In questo senso la vittoria di Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema è per lui una migliore garanzia. A Casini comunque, in questa fase, serve soprattutto la compattezza e la relativa flessibilità dell’Udc: a partire dalle regionali di marzo, che sono un rebus complicato e presentano rischi elevati.

La strada più semplice per Casini sarebbe ripetere ovunque la corsa solitaria. Ma non può farlo per due ragioni: i dirigenti intermedi premono per tornare nei governi locali; una corsa solitaria del Centro regalerebbe a Berlusconi la vittoria politica. E Casini non può permettersi ora che il governo si rilanci. Tuttavia, non può neppure sbilanciarsi a sinistra. Anche perché le coalizioni di centro-sinistra alle regionali sono di fatto repliche dell’Unione e hanno poco o nulla di ciò che potrebbe essere un domani una nuova coalizione di centro-centrosinistra. La Puglia è sicuramente il capo della matassa ingarbugliata dei rapporti Pd-Udc. D’Alema sa che sbrogliare quel nodo vorrebbe dire creare una premessa, stipulare un’obbligazione tutt’altro che irrilevante nei rapporti futuri.

Intanto Casini farà uso di tutte le opzioni possibili alle regionali. Qualche alleanza a destra, qualcuna a sinistra (a cominciare da Liguria, Marche, Basilicata, con Puglia e Lazio grandi incognite), qualche corsa solitaria (nelle regioni “rosse” e forse in Veneto e Piemonte). Ma poi resterà condizionato dai risultati e dai legami che ha costruito. Per la sua politica d’attesa, per il gioco di rimessa, sarebbe stato meglio che le regionali non ci fossero.

A determinare gli scenari futuri, in ogni caso, sarà soprattutto la parabola di Berlusconi. Se la legislatura avrà un nuovo governo, è probabile che in quel governo anche l’Udc dirà la sua e gli schemi cambiaranno. Se il Cavaliere dovesse, nonostante le tempeste, arrivare in porto e magari nel 2013 candidarsi alla presidenza della Repubblica, allora per l’Udc di Casini l’ipotesi di un’alleanza col Pd diventerebbe più concreta. E magari con Bersani candidato a Palazzo Chigi, Casini potrebbe realisticamente puntare al Quirinale.

2 commenti a “Il “piccolo Centro” di Casini guarda a destra”

  1. maurizio giorgio scrive:

    che casini guardi a destra non c’e’ dubbio: e’ li’ che c’e il malloppo dei voti. e’ anche favorito dalla strategia suicida di fini che si e’ messo a fare il casini con 5 anni di ritardo.
    casini ha gia’ la sua autonomia e puo’ permettersi di fare il generoso con berlusconi . in piu’ si e’ liberato di follini e tabacci, totalmente invisi all’elettore centro-destra.
    ma dovra’ comunque fare i conti con gli altri pretendenti alla eredita’ del pdl, che ci sono anche se nessuno ne parla.
    quindi alle regionali dovra’ giocare con molto giudizio.
    se si sposta troppo a sinistra corre il rischio di vedersi cancellato dal testamento.

  2. andrea lucangeli scrive:

    questa porcheria di politica stile vecchia DC Casini se la può pure tenere per sè….- Berlusconi è buono ma non fesso: prima di riprendersi questa banda di mercenari senza bandiera (ed interessati solo alle poltrone) dovranno cadere molte teste nell’UDC ed i reduci dovranno giurare fedeltà al nuovo signore…..
    E c’è pure da tener presente che l’elettorato PDL ne ha le scatole piene di questi voltagabbana arrivisti e spudorati….- E non è detto che non ci sia una rivolta nelle fila di ex Forza Italia che sono arcistufi di vedersi presi a calci negli stinchi da questi traditori…..(AN, UDC etc. etc.)

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