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Amanda Knox e il processo all’italiana

E alla fine che cosa pensate affascini di più in questa settimana la grande stampa anglosassone, quando si rivolge all’Italia? Non l’Afghanistan e il contributo di truppe, liquidato come una questione di cifre. Non l’ultimo litigio Fini-Berlusconi, considerato uno dei tanti fremiti della politica nostrana. Tiene banco invece l’atteso verdetto per il caso Meredith, la vittima dell’omicidio a sfondo sessuale commesso un anno fa negli ambienti universitari.

La stampa americana, adesso Newsweek in testa, dopo il tiro di protezione del New York Times con il titolo “Un’innocente all’estero”, difende Amanda Fox, la vitalissima ragazza di Seattle che con i suoi comportamenti offre il fianco all’azione dei suoi avversari processuali.  Questi testimoni e pubblici accusatori italiani appaiono spietati e contraddittori: “Viene descritta come ‘fredda’ se non mostra abbastanza emozioni.  ‘Bizzarra’ invece se ne mostra troppe”, nota Newsweek.

Addirittura il Pm ha creato una simulazione animata della Knox per vedere come erano stati inferti i colpi alla studentessa britannica Meredith Kercher.  Quello che è un ausilio computerizzato per ricostruire la dinamica di un delitto, diventa una sorta di videogame invasivo. E infine anche il governo italiano ci si mette, informando i genitori della Knox di essere sotto investigazione per aver accusato davani ad un giornale britannico la polizia italiana di aver picchiato la figlia. Una tattica della polizia perugina per negare le accuse e confortare l’opinione pubblica italiana della correttezza del proprio operato.

Il britannico Globe and Mail è più equilibrato, ma non rinuncia a sottolineare che gli italiani, affascinati dalle accuse di droga, sesso e violenza omicida, considerano, secondo un sondaggio, la Knox una personalità più importante di Carlà Bruni. “Quel che rende il caso differente è l’accusa di un crimine sessuale commesso da una donna contro un’altra donna, cosa rara”, conclude Barbie Latza Nadeau, la giornalista che segue il processo per Newsweek. E avrebbe potuto aggiungere che ancor più raro diventa il caso perché si svolge in Italia, paese dove i magistrati possono essere accusati di mancare di fair play e tacciati di seguire troppo attentamente gli umori dell’opinione pubblica.

5 commenti a “Amanda Knox e il processo all’italiana”

  1. andrea lucangeli scrive:

    Premetto che per alcuni anni sono stato “operatore del sistema giustizia” e quindi conosco bene certi “metodi” della “controparte” (polizia,carabinieri,PM) per “ammorbidire” le persone….- Detto ciò, i giornali ed i network americani hanno ragione da vendere: il nostro sistema di giustizia penale è (rispetto al loro) medievale.- 1) ti sottopongono ad interrogatori senza difensore (con la scusa che non sei ancora imputato ma solo teste o persona informata sui fatti) e poi quelle dichiarazioni “estorte” magnificamente diventano parte del’accusa 2) ti fanno fare mesi e mesi di carcerazione preventiva (da innocente, è bene ricordarlo) 3) ti portano in aula in ceppi come i peggiori delinquenti (e, ricordiamolo, sei ancora innocente….), 4) chicca finale accusa e collegio giudicante fanno parte della stessa “casta dei magistrati”, si danno del “tu” e vanno a cena assieme…..Può bastare per dare ragione agli amici americani?

  2. maurizio giorgio scrive:

    stampa e tv americane hanno seguito molto il processo di perugia. un po’ perche’ stimolate dai genitori della knox.
    e un po’ perche’ da sempre seguono i processi degli americani all’estero e quasi sempre con la riserva mentale che all’estero sono rimasti tutti al medioevo.
    nel caso di perugia, naturalmente hanno trovato molti appigli.
    comunque, e lo dico partendo da un giudizio personale molto negativo sulla giustizia in italia, vediamo di non farci trattare da mentecatti da chi non ha poi tutti questi requisiti di superiorita’.
    da chi usa la macchina della verita’ (?), da chi considera il profiling psicologico allo stesso livello delle prove oggettive e da chi applica ancora la pena di morte.

  3. Soon in agitation scrive:

    Vabbe’, due sole domande: avete mai visto al cinema un solo “legal thriller” italiano? Vi siete mai chiesti il perche’?

  4. maurizio giorgio scrive:

    x soon in agitation : perche’ la dottoressa matone e’ troppo poco gnocca.

  5. andrea lucangeli scrive:

    Processo di Perugia: come volevasi dimostare…..i due capri espiatori sono stati condannati (c’era forse qualche dubbio?).- Niente movente, niente arma del delitto, niente testimoni, niente prove, un processo costruito sul nulla tanto per far vedere che lo Stato (azzo!) c’è ed è efficiente nel trovare i colpevoli ed attribuire le colpe! I due PM hanno dovuto fare i salti mortali per reggere in piedi uno sgangherato castello accusatorio.- Ma, naturalmente, dopo un anno di processo mediatico (costato una valanga di soldi) chi tra i Giudici Popolari se la sarebbe sentita di dire: “scusate ma avete sbagliato tutto, le indagini fanno acqua da tutte le parti e questi due non li possiamo proprio condannare”‘? La sentenza (in base alla mia esperienza)verrà sicuramente riformata in Appello ed ai due verrà tolto ancora qualche annetto di carcere….- Ma la domanda resta: è stata fornita la prova inconfutabile della loro colpevolezza? Risposta: NO.- Ed allora che fine ha fatto il principio “in dubio pro reo”? In Italia con questi Giudici-giustizieri non vale, purtroppo…..

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