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Libertà di stampa è non prendere neppure un euro dallo Stato

Nel 2008 il governo italiano ha stanziato complessivamente 414 milioni di euro per aiuti di vario tipo all’editoria: contributi diretti e indiretti, come le agevolazioni postali e la teletrasmissione all’estero, sostegni alle agenzie di stampa e alle imprese radiotelevisive politiche, aiuti alle cooperative e agli enti morali. Centinaia di testate, molte delle quali non hanno mai visto un’edicola, vivono così.

Ora Tremonti, con un emendamento alla Finanziaria, ha imposto un drastico taglio delle risorse e, soprattutto, l’abolizione del “diritto soggettivo” al contributo, cioè dello strumento giuridico con cui un editore può chiedere alla banca di anticipargli il fondo pubblico a lui destinato. Il sindacato dei giornalisti è sceso sul piede di guerra preannunciando centinaia di disoccupati (se capita agli operai e agli ingegneri, perché non dovrebbe capitare ai giornalisti?), la grande stampa (che prende altri soldi pubblici sotto forma di contributi per la carta) s’è affrettata a solidarizzare, e da più parti si sta gridando alla libertà di stampa in pericolo.

La verità è un’altra: la libertà di stampa è in pericolo quando dipende da una sovvenzione statale. E una testata è libera quando non ha altri padroni che i propri lettori: è la forza sul mercato che attrae gli inserzionisti, genera nuove risorse, produce profitti, e dunque garantisce indipendenza. Il resto è parassitismo, casta, controllo clientelare dell’informazione. O qualcuno pensa davvero che le idee più brillanti e i contenuti più pregiati vadano sovvenzionati con i soldi dei cittadini, perché i cittadini, da soli, comprano soltanto giornali stupidi?

Nel mercato dell’informazione, come in ogni mercato, lo Stato non può e non deve intervenire direttamente. Può fissare delle regole, e garantire che vengano rispettate: ma non può stabilire chi abbia diritto a finanziamenti pubblici e chi no. Perché fino a poco tempo fa due parlamentari potevano chiedere un contributo, e un presidente di Regione no? Perché un giornale politico ha diritto ai soldi, e uno enogastronomico no? Perché un giornale di carta sì e un giornale on line no?

La libertà d’informazione non c’entra niente: quei soldi all’editoria sono soldi rubati allo sviluppo del Paese e donati alle clientele parassitarie del ceto politico di maggioranza e di opposizione. Il governo farebbe non bene ma benissimo a destinare quelle risorse alla banda larga. Poi, con una manciata di euro, chi vuole può farsi il suo bel giornale on line pieno di idee brillanti, senza gravare sull’erario e senza neppure abbattere un albero.

contributi erogati nel 2008:
http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2007/stampa.html

7 commenti a “Libertà di stampa è non prendere neppure un euro dallo Stato”

  1. Tiziana scrive:

    D’accordo

  2. John Doe scrive:

    Visto l’autorevole autore…..replico citando uno dei miei filosofi di riferimento: Catalano. È molto meglio essere giovani, ricchi, sani e famosi che vecchi, poveri, malati e sconosciuti. Ora che ce lo siamo detto e siamo daccordo su tutto, chi ci dovrebbe mettere mano, quale schieramento dovrebbe operare la magia? Questo non lo fa, quello non l’ha fatto…. :-)

  3. Walter scrive:

    Finalmente una parola chiara. Sarebbe interessante far conoscere alla gente l’elenco dei giornali sovvenzionati e probabilmente saranno in molti a cambiare idea.

  4. filippo gazzaneo scrive:

    liberali…liberisti…con tutti…tranne che con uno…bella coerenza…liberisti rovesciati…forti con i deboli…deboli con i forti…

  5. John Doe scrive:

    @ Walter: non ci sono solo i giornali di carta, ma anche radio e televisioni. È tutto pubblico ed è una lettura istruttiva. Ecco i contributi, dal sito della presidenza del consiglio:
    http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_index.html

  6. jazzman scrive:

    infine …….era ora che qualcuno aiutasse i giornali ad essere liberi

  7. [...] Libertà di stampa è non prendere neppure un euro dallo Stato – The Frontpage Nel 2008 il governo italiano ha stanziato complessivamente 414 milioni di euro per aiuti di vario tipo all’editoria: contributi diretti e indiretti, come le agevolazioni postali e la teletrasmissione all’estero, sostegni alle agenzie di stampa e alle imprese radiotelevisive politiche, aiuti alle cooperative e agli enti morali. Centinaia di testate, molte delle quali non hanno mai visto un’edicola, vivono così. (tags: Stampa Editoria Contributi_statali) 0 persone hanno dato il like a questo post. Mi piace  [...]

  8. Michel scrive:

    “O qualcuno pensa davvero che le idee più brillanti e i contenuti più pregiati vadano sovvenzionati con i soldi dei cittadini, perché i cittadini, da soli, comprano soltanto giornali stupidi?”

    Eccomi. Le vendite dei giornali del gruppo Cairo, o uno sguardo alle riviste lette su qualsiasi treno (Eurostar compresi) lo possono confermare. In linea di principio sarei felice che testate di grande livello ce la facessero da sole, ma non sarebbe così. Rimodulare e razionalizzare i finanziamenti (ai giornali e al cinema) ok, ma abolirli ci lascerebbe schiavi dell’unica logicache domina ormai, quella dell’audience a discapito della qualità. Come se non vedessimo già abbastanza chiappe al vento.

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