Umbria, buona la prima. Anzi no
E la seconda? Forse neppure quella. E’ andata in scena ieri pomeriggio a Perugia l’assemblea regionale del Pd. Più Ionesco che Miller. Con i personaggi distratti dall’inseguimento di loro verità più che dalla snella relazione del segretario Lamberto Bottini. La “road map” di fine anno, condivisa dalle varie anime del partito, scricchiola sotto i colpi mormorati dai graduati di tutti gli schieramenti.
Sabato prossimo si replica – nel mezzo l’incontro tra Bottini e Bersani – con il dibattito sulla bozza del programma, ieri scalzato, oltre che dal disinteresse generale, dalle partite di Champions league. Il 31 dicembre la presentazione delle candidature (col botto?) e il 24 gennaio le eventuali primarie (che tutti giudicano un dramma). Le variabili in gioco sono ancora tante. I rumors gli stessi. I nodi quelli conosciuti.
C’è la questione della deroga al terzo mandato di Maria Rita Lorenzetti (la presidente è in silenzio come il bersaniano ex sindaco di Perugia Renato Locchi). C’è l’endorsement romano di Veltroni per il senatore Mauro Agostini (che però divide gli stessi franceschiniani). C’è l’incognita sul reale obiettivo dell’onorevole Giampiero Bocci (correre al prossimo giro d’accordo con la presidente? oppure con Agostini in cambio di posizioni di peso in giunta?). E c’è il posizionamento degli assessori in uscita (Liviantoni, Rosi, Riommi).
Il brusio della sala veicola poi altri (soliti) nomi: Catiuscia Marini (ormai nell’olimpo della segreteria bersaniana), la vicepresidente del Pd Marina Sereni (ieri vero “trottolino” della platea) e Gianluca Rossi (la cui maglia rosso fuoco rivela la predisposizione alla battaglia). Presto non si reciterà più a soggetto. E se con l’Epifania arrivasse Epifani?


In verità chi tace (la Lorenzetti) ha più possibilità di vincere, non fosse altro che per il fatto che l’Umbria ha uno dei governi più graditi alla cittadinanza in Italia . Ma come accade ai Piddini non par vero di assumere la emozione e il rischio di perdere almeno in una delle regioni rosse così si dividono…E’ vero la Lorenzetti è al terzo mandato e il ricambio è un valore soprattutto se si sono inanellate sconfitte come in Campania. Ma nelle aziende un AD si cambia se ha fatto male o se c’è uno che può far meglio…Ora il “prudentissimo” Chairman della bocciofila, eletto nel segno della stabiltà e prudenza dovrebbe decidere nell’interesse della corporate, come ha già fatto per Toscana e Emilia Romagna…perchè traccheggia ? O no?