Il Bersani del “Corriere” e la leadership di “Repubblica”
“Mandarlo a casa (Berlusconi, ndr) senza alcuna complicità gregaria” (Repubblica) o “Raccogliere la sfida delle riforme” (Corriere della Sera)? Anche oggi i due principali quotidiani hanno continuato la loro battaglia sulla pelle del povero Pier Luigi Bersani. Qual è la verità sulle reali intenzioni del neoleader democrat? Quella che gli attribuisce il quotidiano romano o quella riportata dal giornale milanese? Ci fosse ancora Veltroni tutto si risolverebbe con un “ma anche”.
Il punto è che c’è Bersani e la linea del Pd viene comunque rappresentata ambiguamente. Il duello di carta va avanti dalla settimana scorsa e il Riformista lo ha riassunto con un titolo efficace qualche giorno fa : “Il tiro al Bersani”. Insomma la Repubblica di Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari, e aggiungiamoci pure Giuseppe D’Avanzo, s’intesta una presunta strategia dura e oltranzista del nuovo segretario del Pd, sancita dopo l’assicurazione arrivata da un’omelia infrasettimanale del Fondatore: “Io sono amico di Bersani e so che non darà alcun salvacondotto al premier. E l’unico luogo del confronto è il Parlamento”. Al contrario, il quotidiano di Ferruccio de Bortoli, esultante per la scelta bersaniana di non tingersi di viola il 5 dicembre scorso, ribatte: “Bersani non cambia linea: Vogliamo le riforme”.
Ovviamente tutto questo non fa altro che aumentare il senso di frustrazione di elettori e simpatizzanti del Pd. Qual è la linea? Secondo fonti informate la questione va vista da una prospettiva diversa: e cioè il peso sempre più crescente del giornale-partito Repubblica nell’opinione pubblica di sinistra. Chiariamoci: è sempre stato così da decenni, dai tempi di Craxi e De Mita (e Berlinguer). Ma dai sexgate del Cavaliere in poi si è verificato un salto di qualità: da un ruolo riconosciuto di kingmaker a una leadership vera e propria.
Non a caso, è come se Mauro si muovesse a prescindere dalla posizione del Pd. La strategia degli appelli e delle manifestazioni porta in questa direzione e mobilita un lettorato che in maggioranza vota per il Pd. Un dilemma di non poco conto per Bersani, prima umiliato dall’endorsement di Repubblica pro-Franceschini alle primarie, e poi costretto a incassare la patria potestà di Scalfari (“Io sono amico di Bersani…”) e di Mauro, che oggi ha scritto: “L’avventurismo subalterno del concerto giornalistico italiano aveva cercato per settimane di dissimulare la vera posta in gioco, nascondendo i mezzi e gli obiettivi del Cavaliere, fingendo che la repubblica fosse di fronte ad un passaggio ordinario e straordinario, tentando addirittura di imprigionare il partito democratico nella ragnatela di una complicità gregaria a cui Bersani non ha mai nemmeno pensato”.
Fin troppo evidente il riferimento di Mauro al Corriere, quotidiano capofila dell’”avventurismo subalterno del concerto giornalistico italiano”, che ieri ha fornito una versione diversa del Bersani-pensiero sull’offensiva picconatrice del Berlusconi con le palle: “Bisogna raccogliere la sfida delle riforme perché il giudizio di Dio sulla sua persona lo ha sempre premiato”. Su questo il Corriere ha ragione: il Pd teme le elezioni anticipate qualora la crisi precipitasse. A meno che dalle parti di Repubblica non si giunga ad alzare l’asticella, scommettendo che il Quirinale farà di tutto per scongiurare le urne a marzo 2010, magari con un governo di salvezza nazionale. Tutto è possibile. In ogni caso, i dubbi sulla vera natura di Bersani rimangono. Chi è il nuovo segretario del Pd? Quello di Repubblica o quello del Corriere?


Ma davvero Repubblica è un kingmaker della sinistra? E puta caso il Berlusca regala qualche miliardata a De Benedetti, così come fece Ciampi con Omnitel, continuerà a svolgere la stessa funzione di oggi? L’house organ di un finanziere può pretendere di svolgere un ruolo politico puro? Se Bersani cominciasse a picchiare duro, chi dice che Repubblica non finirebbe alle corde?
Sottoscrivo l’intervento ed aggiungo che oggi tutti fanno politica, tranne gli addetti ai lavori. Tutti disegnano linee politiche tranne quelli che devono farlo.
E se vi informaste direttamente dalla viva voce di Bersani per sapere che il segretario del pd non è quello di Repubblica, e neppure quello del Corriere?
In quanto alla “umiliazione” subita da Bersani “dall’endorsement di Repubblica pro-Franceschini alle primarie” diciamo che si è preso una certa rivincita e anche con gli interessi.
E se il tanto vituperato maanchismo fosse l’unica chance di un partito riformista stretto tra il berlusconismo imperante e la responsabilità di un paese sempre in bilico? Oppure tra una cultura post democristiana entrista ed il gruppettarismo sinistrese ormai nuclearizzato in mille pulviscoli? Leggi sotto la voce “Lombardo”.
E poi è Silvio che accelera. Persino Casini è stato costretto a fare un endorsement di Di Pietro…
La querelle tra Corriere e Repubblica c’entra poco. C’è da chiedersi come mai non c’è più un editorialista del Corriere che non esprima su ogni episodio una chiamata di correo per il Pd (ad eccezione di Stella) che questo sia stato guidato da Veltroni o Bersani. Imbarazzante la giustificazione di Berlusca all’indomani del nuovo editto: è uno sfogo (Massimo Franco per l’occasione mandato in prima pagina). Superato – ovviamente – dai fatti. Un neo moderatismo che schiaccia il Corriere più su Feltri che su Mauro. Che Scalfari avesse ragione?