Il lobo frontale, le competenze sociali e la disinibizione. Lo strano caso del signor B.
Il cervello umano si può dividere, un po’ come il Parlamento, in una parte destra e una sinistra, con ruoli distinti ma complementari. E se predomina solo la parte destra o solo la parte sinistra, si manifestano un numero considerevole di segni e sintomi. Alcuni evidenti a tutti, altri ovvi solo agli esperti. Ancora un’analogia con la politica.
Un aforisma della medicina moderna statunitense insegna che si vede solo ciò che si conosce; ma, ancora più pertinente per la politica, nel settore degli archi si sentono le viole solo se cerchi di sentirle. In altre parole, è sempre una questione di attenzione. Già Geremia ci ammoniva infatti: «Abbiamo occhi e non vediamo» (Ger 5,21).
Oltre alla suddivisione destra-sinistra, politica per definizione, esiste una suddivisione antero-posteriore. Questa divisione funzionale dell’encefalo prevede che le parti anteriori siano esecutive, che si occupino della motivazione, della strategia e della pianificazione. Le parti posteriori invece sono elaboratori di informazioni. Sofisticate strutture della corteccia cerebrale chiamate aree sensoriali ed associative, si occupano di decifrare l’informazione dal mondo esterno e, attraverso meccanismi complessi, paragonandole alle esperienze precedenti, rimandano il percepito alle aree anteriori per modificare la strategia, per decidere, per scegliere.
L’entusiasmo davanti e la saggezza dietro. E’ interessante notare come le stesse aree frontali, strategiche e politiche, e così importanti per la sopravvivenza e la supremazia sociale, siano anche fondamentali per inibire l’impulsività, per placare l’irrequietezza, per frenare la lingua. E frenare la lingua è importante. Giacomo, per citare ancora il passato remoto, ammoniva i suoi contemporanei: «Se non tieni la lingua sotto controllo, il tuo servizio non ha alcun valore» (Giacomo 1,16). D’altronde, ne uccide più la lingua della spada.
Eppure la lingua è necessaria per comunicare. La lingua, un muscolo potentissimo ed eclettico, è polifunzionale, come tutti sappiamo. La lingua assaggia, bacia, parla, offende. Complici la laringe, le labbra, le guance e la mandibola, la lingua parla. A volte dice la verità, a volte mente. A volte inganna e a volte, come con i dolcificanti, è ingannata. La lingua è verbale. Ma, come la linguaccia ci dimostra, è non verbale, è gestuale, simbolica. Come le corna comunica.
E la comunicazione è persuasione. Ma prima di persuadere gli altri dobbiamo persuadere noi stessi. Dobbiamo credere in noi. Dobbiamo essere convinti del nostro punto di vista per essere convincenti. Per vincere, come nei migliori film dobbiamo solo seminare il dubbio: “E se avesse ragione?” Come si fa a credere in sé stessi? Come si fa a dimostrare agli altri la nostra forza?
Come si fa ad incantare? ad ammaliare? a stregare? E’ la sua autostima ipertrofica? Forse, ma c’è anche una storia personale degna di nota. Mitomane? Improbabile. Un megalomane clinico? Inverosimile, dato ciò che ha costruito. Un uomo del suo tempo, tutto capelli, botulino ed extreme makeover ricorrenti. E se Berlusconi fosse uno di noi? Certamente conosce noi molto bene. E’ questo il suo segreto. Come il segreto di tutti i cartomanti. Sa cosa vogliamo sentirci dire. Sa che siamo in difficoltà. Come canta il pitone nella canzone del Libro della Giungla: “Trust in me, just in me! Shut your eyes and trust in me…”
(La somiglianza è impressionante…)
E’ l’affabulatore per definizione. E il suo entusiasmo è, evidentemente, convincente.
Infatti è stato eletto. Non aveva carri armati per convincere. Solo un sorriso “accattivante” e uno charme tutto suo, ma che, come i biscotti Gentilini, la nutella o il contratto a tempo indeterminato, ha promesso la felicità. “Fidatevi di me!” E’ stato un ordine. E gli italiani hanno risposto. Ma solo gli italiani. Perché Silvio Berlusconi, prima di tutto, è un italiano. Il suo entusiasmo, il suo botulino, la sua arguzia, le sue facezie, la sua peninsulare gestualità sono, ahinoi, fin troppo familiari.
E’ un macho, un uomo in cui tutti si possono identificare. E’ un uomo che tutti possono invidiare, comprendere. E se tutti sapessero che i due interventi di chirurgia plastica maschile più frequenti in Italia sono le protesi dei polpacci (!!) e la liposuzione della zona inguinale per ottenere un allungamento del pene, forse non ci si stupirebbe più di tanto del suo successo. D’altra parte, oggi, un po’ di botulino, come un tempo un decotto di cicuta, non lo si può negare a nessuno.




E se il successo di B. derivasse dalla mediocrità degli oppositori?