La grande tentazione: un complotto di B. per guadagnare popolarità

Anziché i 486 fotogrammi del filmato girato con una cinepresa 8mm da Abraham Zapruder sulla Dealey Plaza di Dallas, Texas, il giorno che uccisero JFK, per l’aggressione a Berlusconi abbiamo svariate decine di riprese professionali e amatoriali, oltre ad un numero imprecisato di fotografie. Ora che l’emozione si sta diradando, è tempo per le analisi, per i retroscena, per i perché e i percome. E per i complotti, naturalmente. O qualcuno pensa seriamente che il paese di piazza Fontana e di Ustica, di Moro e della P2, di Mitrokhin e della mafia sia capace di starsene tranquillo e bersi ingenuamente la versione dello “squilibrato”?

Qualche ultrà berlusconiano ha già provato a sostenere la tesi del complotto, e ora si aggrapperà alla nuova testimonianza secondo cui Tartaglia avrebbe avuto la statuetta da un complice. Ma è uno scenario davvero poco credibile, e la destra non andrà oltre la teoria insidiosa dei mandanti politici.

A sinistra, invece, dove il complotto è di casa almeno dai tempi dell’Hotel Lux, si va accumulando molto materiale. Gli antiberlusconiani veri, quelli a cui nessuno la dà a bere, avevano accolto con malcelata soddisfazione un’altra testimonianza, secondo cui due fratelli avrebbero dato l’allarme poco prima che Tartaglia scagliasse la sua statuetta: perché la polizia non ha fatto nulla? Che diamine, non ha fatto nulla perché l’assalto a Berlusconi era stato pianificato.

Eccolo dunque squadernato, il complotto berlusconiano: che sarebbe dunque il nostro incendio del Reichstag, e più o meno si concluderebbe come da copione del Caimano. Gli indizi non mancano: come può aver fallito una scorta così esperta e fedele com’è quella del presidente del Consiglio, formata in gran parte da ex dipendenti poi passati ai Servizi? C’è poi una ripresa dell’attentatore che agita il modellino due o tre volte prima di lanciarlo: possibile che nessuno se ne sia accorto? E perché Berlusconi, ferito e sanguinante, è uscito dalla macchina ed è salito sul predellino anziché correre via a sirene spiegate? Non ci si comporta così in presenza di un vero attentato! E infine: come mai Bonaiuti racconta che Berlusconi se l’aspettava? e se è così, perché il premier ha voluto comunque incontrare la folla?

Il risultato dell’operazione-Reichstag è evidente: Berlusconi risale trionfalmente nei sondaggi, l’opposizione è ancor più schiacciata nell’angolo, costretta a solidarizzare e contemporaneamente accusata di essere il mandante morale e politico del vile attentato, Fini rientra nei ranghi con la coda tra le gambe, Casini sta ancora urlando contro quel collaboratore che gli ha suggerito di lanciare proprio l’altro giorno un nuovo CLN anti-B., Spatuzza è definitivamente archiviato e persino la Finanziaria non sarà più un problema. Che sono due denti rotti per un risultato del genere?

Ci sarebbe da riflettere a lungo: tanto sull’amore per i complotti che acceca un pezzo di sinistra quanto, soprattutto, sull’odio come categoria politica oggi dominante. Per il momento, basterà osservare che tutte le conseguenze positive (per Berlusconi) dell’aggressione a Berlusconi si sarebbero verificate in ogni caso, anche senza statuetta. E così anche il complotto, prima che un’aberrazione, diventa l’ennesimo alibi per giustificare l’ennesima sconfitta.

13 commenti a “La grande tentazione: un complotto di B. per guadagnare popolarità”

  1. Gaetano scrive:

    “Odio come categoria politica oggi dominante”. L’odio non è una categoria politica, è un sentimento personale che non c’entra nulla con la politica. Ci sono persone squilibrate nel mondo, ed è per questo che gli uomini politici, le rockstar e gli attori sono protetti da guardie del corpo. Poi non ho sentito nessuno che abbia un minimo ruolo politico in partiti di opposizione democratica gridare al complotto. Lei come giornalista dovrebbe essere più preciso, portare notizie non sensazioni. E poi, mi scusi, scrivere di “ennesima sconfitta” per la sinistra in casi come questo, non mi sembra opportuno. Perché la sconfitta è della democrazia.

  2. [...] Anche qui si invita a riflettere a lungo: tanto sull’amore per i complotti che acceca un pezzo di sinistra quanto, soprattutto, sull’odio come categoria politica oggi dominante. La grande tentazione: un complotto di B. per guadagnare popolarità. [...]

  3. rosario scrive:

    concordo. non ho sentito uomini politici gridare al complotto.
    chi eventualmente gridasse al complotto sarebbe lui da incasellare, secondo me, nella categoria degli psicolabili.

  4. maurizio giorgio scrive:

    lasciamo stare il complotto e facciamo un po’ di docu-fiction:
    il babbo, la mamma e il fratello sono pd. lui, visto che e’ anche psicolabile accertato, e’ un appassionato dipietrino.(la sinistra sognata da veltroni !)
    non e’ difficile immaginarli in casa dopo cena a guardare santoro e a indegnarsi per la d’addario e spatuzza.
    il babbo, la mamma se ne vanno a letto, che c’hanno anche i loro cazzi a cui pensare.
    lui, invece che adooora travaglio, si gira nel letto esaltato e indignato. anche perche’ la dottoressa gli ha smesso le pilloline.
    next, visto l’arrivo in citta’ del caimano, il tartaglino psicolabile, raccoglie un po’ di soprammobili , e si dirige in piazza del duomo ad aspettarlo al varco. con 5/6 ore di anticipo.
    (dice il babbo che si doveva vedere con un’amica: sperando in un miracolo forse il babbo ci ha creduto davvero.)
    comunque raggiunta la piazza con tanto anticipo, il tartaglino, per ingannare il tempo si mette a guardare le bancarelle. e visto che era gia’ confuso su quale soprammobile usare ( non ne aveva forse gia’ portati 3, vista l’indecisione?) cambia programma e decide di comprare il mini duomo. magari per non fare arrabiare la mamma che ai suoi soprammobili ci tiene.
    il resto e’ cosa nota.
    messo in salvo dalla scorta gli scappa un : nessuno io sono nessuno.
    forse un ricordo omerico dai tempi delle medie. (ma anche una preziosa testimonianza che nelle famiglie di sinistra la cultura, classica, resiste.)
    poi si pente, naturalmente. alla vista di spataro. (suo idolo in tv, ma dal vivo e’ un’altra cosa)
    e scrive anche la letterina: non si mai , visto il perdono al lanciatore di treppiedi , va a finire che il caimano lo prende in simpatia e lo manda al grande fratello o se non altro gli da una busta con dei soldi. e la farfalla ? : ehmm ? no, mi sa proprio di no.
    finalmente si addormenta.

  5. FR scrive:

    come volevasi dimostrare:

    “L’aggressione a Berlusconi è una montatura”:
    http://aceontheriver.splinder.com/post/21879844/L%27aggressione+a+Berlusconi+è+

    “Berlusconi: aggressione vera o tutta una montatura?”
    http://eretici.blogspot.com/2009/12/berlusconi-aggressione-vera-o-tutta-una.html

  6. eloisette scrive:

    Sinossi

    E se i sondaggi fossero tutti taroccati?
    Pensiero stupendo.

  7. nikander scrive:

    è fin troppo palese che sia una montatura, così palese che se la sono bevuta (quasi) tutti.

  8. poa scrive:

    Ma c’è anche, simmetrica al modello paranoide, la lettura mitobiografica. Prendete Oblomov, uno dei tanti blogger della sinistra visionaria (www.decidiamoinsieme.it). Più che commentare l’aggressione del Duomo, Oblomov consapevolmente sacralizza il Nemico. Ne esalta “la straordinaria capacità” di sfruttare ogni circostanza. L’altra sera, spiega, “il Cavaliere trova la forza di uscire dall’automobile e salire sul predellino per cercare gli occhi dell’attentatore e così facendo espone il suo corpo – il Corpo del Capo – che questa volta non è più corpo della seduzione o moneta-corpo o corpo-progetto, ma si mostra nell’inedita versione di Corpo-del-martirio”. Insomma, “nelle sue mani – hegelianamente – ogni negativo diventa sempre positivo”.
    Il che non è soltanto un tremendo delirio controfattuale, perchè trasforma il Berlusconi di Milano –colpito, sanguinante, stravolto, smarrito, terrorizzato, vitreo- in una sorta di invincibile Araba Fenice. Quel che lascia ancor più allibiti è che il discorso vada a parare in una disperata autoflagellazione. Se Lui (con la elle maiuscola) è il Mito, noi invece (con la enne minuscola, noi di sinistra) “non siamo minimamente in grado di reagire, restiamo inebetiti a guardare e a subire gli avvenimenti, stupiti e incantati da tanta maestria”. Dio protegga Bersani da un simile sfibrato, capillare, estremo irrazionalismo, perchè è più disarmante perfino delle teorie del complotto.

  9. Luigi Rintallo scrive:

    Nessun politico d’opposizione ha parlato di complotto. Ma nemmeno ha mandato a quel paese o ridicolizzato chi, diciamo così nell’area, l’ha fatto. E’ un bel giochino quello per cui si fanno pervenire alla “base” una miriade di cavolate. La “base” se ne convince e poi, quando si arriva al dunque, il “vertice” proclama: ma noi non abbiamo mai detto queste cose! Davvero bravi… Qui si deve essere decisi: tagliare ogni rapporto insano è diventato per il Pd un imperativo categorico se vuole avere un ruolo da protagonista.

  10. Mirella scrive:

    L’odio come categoria politica appartiene a pieno diritto alla destra razionaria: odio razziale, odio religioso, odio di casta; che altro sono il nazismo e il fascismo se non odio fatto politica?
    A sinistra c’era la categoria del conflitto di classe, che è tutt’altra cosa. Ma non c’è più :-(

  11. maurizio giorgio scrive:

    visto che giulietti e’ all’ estero ci ha pensato vattimo a mettere il sigillo sul complotto.

  12. Lucio scrive:

    L’odio appartiene a tutti gli esseri umani che provano sentimenti: ragionamenti sull’odio come categoria politica possono solo discutere sull’opacità o meno dell’odio. Mi sembra invece strano questo modo di ragionare sui fatti definendo ogni volta un vincitore ed un vinto e curandosi molto poco di ciò che realmente è accaduto e delle brutture che sono uscite successivamente, molto più vigliacche del lancio della statuina. Mi riferisco ovviamente agli attacchi infami e pretestuosi rivolti ad una certa area politica alla quale la modernità ha aggiunto Di Pietro e i grillini: è proprio vero che la gente non conosce i fatti di Piazza Fontana (situata 50 metri più in là), ma che aspettate un altro Pinelli ed altri 40 anni di processi per ammettere la coscienza sporca di uno Stato che ha sempre cercato di superare le difficoltà non affrontandole e trovando degli agnelli sacrificali da dare in pasto al “pubblico”? Durante questo ennesimo attacco alla società civile formata da cittadini sia pragmatici sia schierati (io sto in questa seconda categoria) il grande partito della sinistra, oggi chiamato PD, ha deciso nuovamente di stare coi salotti e contro la piazza. Per la serie: non impareranno mai….

  13. John Doe scrive:

    Beh ok, però poi non ci lamentiamo se si parla di censurare la rete….
    Delle 2 l’una, o si considera attendibile se non addirittura autorevole ogni cazzata scritta in ogni blog, e allora è giusto pretendere una presa di distanza dai politici, come suggerito da Luigi Rintallo.
    Oppure, come più modestamente faccio io, cerco di conservarmi il diritto di delirare sul mio spazio e su quello di chi mi ospita, dicendo cazzate a gogo e non pretendendo però alcuna attendibilità. Sbaglio di molto?

  14. Paolo Animato scrive:

    Leggo: «L’odio come categoria politica appartiene a pieno diritto alla destra reazionaria: odio razziale, odio religioso, odio di casta; che altro sono il nazismo e il fascismo se non odio fatto politica?». Certo, ma la cosa era anche condivisa e praticata da gente come Stalin e Pol Pot e relativo sèguito.
    Sarebbe anche interessare rilevare che, con maggiore pertinenza ai giorni nostri, c’è anche l’odio verso una determinata singola persona e non una classe di persone o un partito. Di questo vediamo, andando a ritroso, una bella fila di persone, considerati non avversari politici bensì «nemici da abbattere, a tutti i costi»: Craxi (alias Becchino CrAZZO) e poi segretari delle formazioni del Pentapartito, primi ministri e presidenti della Repubblica, come Andreotti (molto poco espansivo con i parenti e gli amici ma amante del petting con un boss mafioso), Cossiga (anzi KoSSiga, in quanto ritenuto nazista), Leone (insigne giurista costretto da una scintillante giornalista dei salotti milanesi – la stessa dell’anatema contro il commissario Calabresi, poi accoppato – con la decisiva sponda del segretario del Pci, alle dimissioni dal Quirinale per il coinvolgimento inesistente in un brutto scandalo di tangenti), su su fino a De Gasperi, con la sola eccezione di un leader irpino caro alla lobby debenedettiana in quanto possibile grimaldello cattocomunista e anticraxiano.
    Poi, se ci vogliamo pure soffermare sulla genesi del concetto dell’avversario politico trasformato nel Nemico numero Uno, che è il Male Assoluto, il Cancro del Popolo da abbattere, arriviamo alla III Internazionale (comunista): cfr. la fine dell’ebreo comunista ma – purtroppo per la sua salute – non stalinista, Lev Trockij.

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