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Il giustizialismo è anche un business (e ha intossicato l’Italia)

Sedici anni fa una folla di militanti del Pds spacciati per “la gente” si radunò davanti al Raphael per tirare monetine a Craxi. Rispetto ad allora che cosa c’è di nuovo nei fatti di Milano? Mi verrebbe da dire: il tentativo di girarla a farsa. L’ignobile aggressione ebbe una certa tragica epicità. Ora si cerca di buttarla sul ridere. E tuttavia il filo del percorso tra questi due fatti induce ad una domanda: non ci stiamo, per caso, incattivendo? Non c’è qualcosa, nello spirito pubblico degli “italiani”, che si è incanaglito, imbarbarito e fatto più cinico?

Benedetto Croce metteva in guardia dai tentativi di tipizzare i popoli e di enuclearne pretesi “caratteri”. Contava, per lui, la storia dei popoli, non una loro pretesa identità culturale. La storiografia marxista (da Gramsci a Procacci) riscoprirà, invece, il “carattere” come una cifra ideale che, in fasi storiche diverse, si mostra e dà un’immagine coerente di un popolo, dei suoi comportamenti e delle sue opinioni. E allora: c’è oggi un “carattere” evidente degli italiani?

Da 15 anni il tema che ci intrica e ci appassiona è il tintinnio delle manette e l’attesa (per fortuna, perennemente insoddisfatta) del grande “processo”, del lavacro che inchioderà il potente mafioso e lo ridurrà in catene. Il “processo” giudiziario domina la satira (quella stampata e quella recitata in tv) ed è diventato l’ossessione dei palinsesti e dei conduttori di talk show: c’è chi riproduce in tv “giornate in pretura” e processi veri; c’è chi ne inscena di finti nei propri studi agli imputati che vorrebbe alla sbarra.

Il “giustizialismo” non è soltanto diventato (in Italia) una piattaforma di partito, un dato identitario, una assicurazione di fortuna e di carriera poltica, ma alimenta un’industria “culturale”: quella imperniata attorno a gruppi editoriali che non si accontentano di un’anglosassone funzione di “critica del potere”, ma rivendicano un ruolo di “partito”;  quella di quotidiani (e ne fioccano di nuovi ogni giorno) che fanno a gara a chi si avvicina di più ad un “mattinale” di questura; quella di case editrici (ma anche di produzioni cinematografiche) che impongono una lettura della storia italiana degli ultimi vent’anni ridotta alla sola cifra del “complotto”, ad un’unica trama tessuta dagli stessi onnipotenti e onnipresenti burattinai: la P2, la mafia, Berlusconi e il Vaticano.

C’è qualcosa, in questa deriva di oltre un ventennio, che ha intossicato l’opinione pubblica e ingrigito il rapporto tra gli italiani e la politica? Io credo di sì. Il vero segno negativo della storia della Seconda repubblica rischia di essere il tratto culturale imposto, in questi vent’anni, dall’egemonia del giustizialismo. E che ha condotto ad un’involuzione dello spirito pubblico. Non sarà facile uscirne. Non sarà facile tornare ad un paese “normale”. Anzitutto perché non sarà facile smontare il business editoriale e mediatico che si è autoalimentato nella rappresentazione “complottarda”  della storia italiana di questi anni. E che sta incattivendo gli italiani e rendendo più mediocri e rozze le loro aspettative politiche.

Una soluzione? Inviterei a rileggere qualche passo di Giacomo Leopardi. Uno in particolare: quello in cui egli lamenta, come tratto endemico di debolezza del costume nazionale, “l’assenza di conversazione” indotta dall’attitudine alla “vita all’aperto”, che va “a scapito dell’accudimento di una vita interiore, della fatica di costruirsi un io di profondità e non di facciata, della conversazione come elemento di confronto con l’altrui interiorità”. Non è un po’ così oggi? Non è, forse, la disabitudine al dialogo, la demonizzazione dell’avversario, il timore del reciproco riconoscimento il prodotto avvelenato dell’industria culturale “giustizialista” che ci sta incattivendo? Al punto che, come ha scritto qualcuno, “se è bello essere italiano, un po’ meno lo è farlo, per nulla subirlo”?

17 commenti a “Il giustizialismo è anche un business (e ha intossicato l’Italia)”

  1. silvio scrive:

    grandioso!!!
    queste si che sono analisi che rivelano cultura e pensiero originale comunque la si pensi

  2. estremo55 scrive:

    Bello.Il network giustizialista ha utilizzato al meglio il circuito di soldi, media e potere. Un sistema multimodale e multimediale tipico dell’era digitale. Di pietro, Travaglio, Beppe Grillo, Santoro, l’Anm utilizzano l’integrazione tra rete, social networks, media tradizionali, editoria etc, con costanza ed intelligenza da anni. Hanno capito o intuito che il potere (e dunque i soldi) stanno là. Le migliaia di persone che li seguono non si scandalizzano certo, ma collaborano; creano parte dei contenuti e comprano prodotti e servizi riversandoli tra di loro, creando un senso comune assai più vasto degli schieramenti politici cui appartengono. E’ l’epoca digitale, è il potere dei networks. Tra i riformisti, tra i garantisti invece prevale tuttora l’analogico, la separazione, il primato della politica: prima pensare, accordarsi tra politici e economisti (delle stesse università , ma di diverse confessioni) su complesse politiche economiche e sociali, e poi spiegarle. Salvo trovare proprio lì le resistenze peggiori e dunque farle fallire. La comunicazione è considerata aggiuntiva e dunque residuale, una cosa da creativi, mentre è il luogo del potere spesso immediato. Dalla bocciofila o dalle fondazioni invece non irradia alcun network, e nessun business (nel senso del valore aggiunto) è possibile perchè nessuno prende senso da lì, perchè non è lì lo scontro. In fondo lo aveva capito Berlusconi con la TV, l’unico leader dell’era della informazione ancorchè parzialmente analogica. Da lì si deve ripartire, dai nuovi luoghi del potere, cambiando tutto.

  3. silvio scrive:

    ennesima bestialità dei magistrati milanesi: l’arresto di prosperini
    al di là dell’accusa, alquanto contorta, chiunque lavori nella comunicazione sa benissimo che le cifre indicate come gonfiate sono del tutto plausibili e normali rispetto al tipo di lavoro e al committente
    probabilmente prosperini è stato colpito trasverslmente per le sue opinioni non cattocomuniste in tema di immigrazione
    abbasso la procura di milano

  4. rosario scrive:

    ….. e che business…….. giornali, settimanali, trasmissioni televisive tutti i santi giorni……. tutti che giudicano tutti….. sospetto su chiunque.
    tutto ciò autorizza Silvio a bollare come ennesima bestialità l’arresto di Prosperini…….. cosa a potuto verificare Silvio del predetto arresto?……. e se Prosperini fosse veramente colpevole?. certo che se Prosperini risultasse poi estraneo ai fatti contestatigli come la mettiamo con la magistratura milanese? …..bisognerà aspettare……ma quanto?

  5. silvio scrive:

    se l’accusa si basa solo sulle tariffe gonfiate – e del resto questo è quanto hanno fatto venire fuori gli stessi magistrati- ti assicuro che quelle indicate sono del tutto plausibili nel mercato della comunicazione, e certamente non tra le più alte.
    se poi c’è dell’altro non lo so ma di fatto per giustificare il provvedimento sono state indicate quelle cifre.

  6. dr duke scrive:

    Quoto retico. E grazie per lo spiraglio di saggezza. Un po’ di aria fresca, ci voleva.
    No, non sarà facile ritornare ad un paese normale. Sono d’accordo con retico, troppi interessi ruotano intorno al tintinnare delle manette. Ma non solo interessi economici. Molti ambienti a “vocazione giustizialista” si stanno giocando la propria sopravvivenza. Ed il totem del complotto rimane ormai la loro ultima sicurezza.
    Non è una cosa di oggi.
    Lo spettacolo truculento del processo al potente ha sempre affascinato tutti i popoli. Ha in se un qualcosa di eccitante. E’ il prolungamento delle singole volontà degli incapaci che permette in un sol colpo di fare godere lo spettatore e di vendicarlo, senza costringerlo a dichiararsi. E’ stupendo, io vedo in catene l’uomo potente e, siccome potente, nemico di un pavido incapace come me (l’italia ne è piena; la maggioranza direi). Lo vedo piegato davanti una gogna che io contribuisco ad alimentare ogni giorno: ne compro i giornali, ne guardo i programmi tv. Sono l’orgoglioso soldato dell’esercito che smuove i palinsesti; con il mio bavoso voyeurismo firmo un mandato di azione ai media planner, che si muovono di conseguenza, puntando sul truculento, sul giustizialismo, sugli approfondimenti dei sicuri complotti.
    Oggi però c’è qualcosa in più. Ed è la parte più drammatica. Oggi non c’è più solo il popolo che subisce (e sempre subirà, perché si fa comprare con il “favore” di ricevere in tempi normali un passaporto, dando il voto al suo “benefattore” invece di indignarsi come si fa in tutta l’Europa sopra al Ticino).
    Oggi, alla compagnia cantante, si unisce l’intellighenzia, la parte più avanzata della società.
    Dopo essersi scannati per decenni sulla bontà delle loro irriducibili verità, dopo aver visto il crollo dei loro credo, ma soprattutto, dopo aver snobbato poi subito ed infine insultato il fenomeno Berlusconi, bene dopo tutto questo, alla tribù intellettuale nostrana non è rimasto che arroccarsi sul divano. Accucciarsi nel calduccio dei propri salotti. Questo lo hanno sempre fatto, direte voi. Si ma questa volta nei salotti non parlano più: guardano gaudenti la gogna mediatica. Non c’è niente di meglio: vivi il senso dell’appartenenza, c’è qualcuno che fa il lavoro sporco per te (qualche magistrato che mette in galera un signore perché conduce una vita moralmente discutibile lo trovi sempre) e poi, scusate, ti sistema una volta per tutte quel cafone, passato immune alle tue teorie, ai tuoi commenti, alle tue sentenze. Fa niente se eletto da 12 milioni di italiani, perchè sicuramente sono quelli del salotto di sotto. Quelli che non leggono, non sanno le cose di mondo…quelli che si fanno stregare dalla televisione:-)

  7. donatella bartolini scrive:

    L’antipolitica moralista-giustizialista, ha trovato i suoi leaders soprattutto in magistrati, giornalisti, uomini di spettacolo . Travaglio, Santoro, Mauro e company non fanno più giornalismo, ma attivano un meccanismo di delazione, con l’alibi di difendere la magistratura dall’assalto di Berlusconi. Il rapporto malato tra giustizia e politica travolge governi, imbarbarisce la politica, rovina persone e distrugge partiti.
    L’eliminazione politica per via giudiziaria – anche prima della discesa in campo di Berlusconi – è sempre stata respinta nelle dichiarazioni ufficiali, ma auspicata nelle combutte private ed anche fortemente attesa alla vigilia delle scadenze elettorali. Quel miscuglio di ferocia forcaiola e moralistica, che va sotto il nome di dipietrismo, può essere un contributo culturale entro il quale si riconosce una democrazia? Io credo di no. Se continueremo da un lato a vedere nell’Associazione Nazionale Magistrati la guida dell’azione legislativa e, dall’altro, la gogna del nemico nelle sue varie espressioni politiche, giornalistiche e televisive come elemento di legittima rivalsa, lo spazio per una politica alta e nobile si ridurrà sempre più, fino a lasciarci in balia degli aspri, dei rozzi, dei barbari, appunto.

  8. Torquemada scrive:

    Tana per Fabrizio!

    ti sei eleganentemente camuffato.. i miei complimenti al compagno Cicchitto.. tutti pronti al rogo finale !?

  9. Luigi Rintallo scrive:

    Per capire la mentalità del perfetto giustizialista occorre riferirsi al campione Travaglio. In molti si sono soffermati – per contestare o per concordare – sulla sua frase relativa al diritto di “odiare” il personaggio politico avverso. Ma in realtà è la seconda parte della frase quella rivelatrice: “odiare non è mica reato”, ha concluso Travaglio. Ecco è tutto lì il baratro che lo separa da quelli come me. Per lui conta solo il codice. Se fosse vissuto al tempo del fascismo, non avrebbe avuto problemi a discriminare gli ebrei. Non era mica reato.

  10. donatella tramontano scrive:

    Stamattina il mio think positive non funziona.Le sue parole in parte aiutano a capire che cosa ci sta succedendo. La relazion perversa tra comportamenti collettivi ed individuali. Ma sono spaventata che, in maniera assolutamente bipartisan, chi ha un’idea diversa diventi per ciò stesso un nemico da abbattere; che l’unica scelta possibile sia lo scontro, il confronto non è più un’opzione proponibile; che l’energia spesa nel tentativo di trovare soluzioni ai problemi, che sono molti e complessi, sia infinitesimale rispetto a quella impiegata a trovare il colpo mortale che finalmente distrugga il nemico; che l’unico odore che si riconosce è quello del sangue. Se continuiamo così, siamo destinati a perdere tutti e se qualcuno si illude di vincere si troverà circondato da macerie e rovine e non ci sarà più nulla. E la consapevolezza che i danni che stiamo provocando avranno conseguenze paventose su chi verrà dopo di noi è una condanna senza appello.

  11. Polìscor scrive:

    Complimenti per il post, veramente da incorniciare. Mi permetto di rilanciare. :-)

  12. Alexander scrive:

    Sarà come dice Retico, però ogni tanto vederci chiaro in qualche cosa, avere una risposta, addirittura magari sapere “la verità” sarebbe una gran bella cosa.
    Non è che tutta sta voglia di giustizialismo viene da lì ? da questa sensazione di casta intoccabile ed inviolabile che è la nostra classe politica a destra e sinistra di sopra di sotto e pure di lato ?

  13. Luigi Rintallo scrive:

    @ Alexander – Non è che tutto questo giustizialismo è la più straordinaria forma di depistaggio, organizzata dai veri responsabili dei misteri che non siedono certo in Parlamento?

  14. lello scrive:

    ma sempre meglio difendere la legalità che andare a braccetto con i mafiosi e ladri…o no?

  15. Alexander scrive:

    @Luigi Rintallo – Certo può essere , sta di fatto che i “potenti” si lamentano continuamente di essere attaccati ed accusati , sta di fatto che alcuni li “difendono” in tutti i modi e demonizzano il “giustizialismo” ma io continuo ad avere la spiacevolissima sensazione che in Parlamento siedano persone che hanno conti in sospeso con la legge e con la loro coscienza (se ce l’hanno).,,,
    In altri paesi ciò non avviene perchè chi ricopre certe cariche non esita a mettersi da parte se anche solo minimamente sospettato di qualcosa.
    Ci sarebbe bisogno da parte di chi sta lassù esempi positivi non della ricerca continua del “complottista” e della “intoccabilità”

  16. andrea lucangeli scrive:

    Complimenti a Retico: post da 5 stelle! Non sarei riuscito a descrivere con parole più pertinenti lo strazio del “giustizialismo” italiota…..

  17. Luigi Rintallo scrive:

    @ Alexander – In altri paesi non ci sono pm che dichiarano a priori “io quello lo sfascio”, né che hanno pallini fissi o che sposano teoremi da cui non si separano nemmeno quando la realtà li smentisce. Negli altri paesi nessuno viene “minimamente sospettato”, ma piuttosto accusato con prove. Negli altri paesi ci si dimette perché si riconosce di aver commesso un reato (vedi Kohl), non per le chiacchiere da bar.

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