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Patto democratico o sfida per le riforme?

In linea di massima non accadrà nulla. La proposta di un “patto democratico” tra Pdl, Pd e Udc lanciata ieri sera dall’ufficio di presidenza del Pdl ha un evidente sapore tattico, e il richiamo così esplicito ad evitare “le scorciatoie giudiziarie” non può che ricevere una risposta, magari educata, ma altrettanto di maniera da parte del Pd. Non può cominciare così, la stagione del dialogo e delle riforme.

Intanto perché, invece dello stucchevole rimpallo delle responsabilità sul “clima” (sembra la parodia di Copenhagen…), bisognerebbe partire dai famosi contenuti. Nuovo clima per fare che cosa? Riforme, evidentemente; e condivise, si immagina. Quali riforme? Giustizia, riequilibrio dei poteri e dei meccanismi di garanzia, funzionamento del Parlamento, leggi elettorali? Oppure si pensa di isolare il tema Berlusconi, magari con una leggina-ina-ina dedicata esplicitamente a lui, come fa balenare oggi D’Alema sul Corriere?

Se il problema è soltanto quello di far contento Berlusconi, evitandogli qualche intoppo giudiziario, bene: si faccia (o si faccia fare) la leggina ad personam, e si continui allegramente tutti con le urla e gli insulti. Il clima non migliorerà, e tanto meno migliorerà il Paese.

Se invece si vuole parlare del sistema politico italiano, dei suoi ritardi e delle sue inadempienze, allora bisogna lanciare una sfida per le riforme assai più che un patto democratico. E la sfida va lanciata, a gran voce e solennemente, dall’opposizione, non dal governo. Perché è il Pd ad aver bisogno come il pane di un quadro condiviso di regole, di un sistema che funzioni senza continue scosse e traumi (e senza derive populiste, direbbe sempre D’Alema). E serve a tutti, e prima di tutto alla democrazia italiana, che una grande forza politica si mostri appassionata al futuro del paese, non ai piccoli interessi di bottega, e si impegni su quel fronte con determinata convinzione. Tra l’altro, è questo il modo migliore, a sinistra, per sciogliere finalmente il nodo delle alleanze e (ri)costruire un’identità riformista definita. E per assegnare al Pd il ruolo che compete ad un grande partito nazionale.

2 commenti a “Patto democratico o sfida per le riforme?”

  1. rosario scrive:

    Certo, molto meglio accordarsi sulle riforme da fare, giustizia – parlamento – pesi e contrappesi istituzionali – leggi elettorali, senza pensare, o meglio, accantonando i processi a Berlusconi.
    In questo clima, anche se si dovesse arrivare al processo, metà degli elettori penserebbe e sosterrebbe comunque l’innocenza del Cavaliere, anche eventualmente contro l’evidenza; un eventuale processo post legislatura verrebbe
    seguito con maggiore imparzialità…… e forse condotto con maggiore imparzialità…… e con risultanze sicuramente meglio accettate.

  2. Luigi Rintallo scrive:

    Per questo c’era il lodo Alfano, ma i signori della Consulta hanno detto che non andava bene. Eppure con il lodo Alfano, si sospendeva la prescrizione mentre ora forse questa scatterà e non si potrà soddisfare né imputato né accusatori. Che geni!

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