Noi ventenni e la politica ridotta a eterno scambio di insulti
Noi ventenni non andavamo in sezione, noi non seguivamo i comizi, non leggevamo saggi o giornali di partito e non ci preoccupavamo di chi stava sopra di noi e ci governava. Non ricordiamo i nostri presidenti e sappiamo poco di quegli anni di lotta politica che hanno segnato la storia prima di noi. E quando abbiamo compiuto la maggiore età non abbiamo pensato di poter finalmente esprimere la nostra idea e lottare per il paese a partire dal voto che avremmo espresso, ma spesso abbiamo sostenuto che fosse inutile farlo. Eppure negli ultimi mesi la politica ha animato le masse più che mai: sul web è addirittura nata una manifestazione di piazza, e le bacheche di facebook vengono inondate dalla creazione di migliaia di gruppi pro questo, contro quello…
Improvvisamente si è risvegliata una generazione che ha una voglia matta di esprimersi, di farsi ascoltare, di manifestare. In ogni discussione c’è sempre qualcuno pronto a cogliere il minimo spunto per elencarti quanti reati ha commesso il nostro premier o quanti errori ha fatto la sinistra. E poi farcire la digressione con quelle parole tanto forti da dare significato a tutto: fascismo, comunismo, libertà…
In questa fase della storia italiana in cui ogni equilibrio è precario e la confusione ha avuto il sopravvento, è quasi impossibile per i giovani di oggi trovare uno schieramento in cui riconoscersi. E allora basta che un solo individuo riesca a urlare più forte, a usare parole più incisive per uscire dal coro, e il gioco è fatto. La grande massa ti segue, che sia per osannare o per colpevolizzare, e tutto diventa corrente di pensiero, movimento, lotta.
L’estrema dimostrazione si è avuta proprio in questi giorni, dopo l’aggressione a Berlusconi. Eppure, anche in quest’occasione non ci siamo fermati un attimo a riflettere sulla gravità di quanto accaduto, a chiederci come sia stato possibile arrivare a questi estremi e come si potrebbe trovare un nuovo equilibrio. Ci siamo lasciati invece trascinare dall’eterno dibattito, abbiamo aspettato che arrivasse ‘la dichiarazione’ del personaggio di turno per farlo diventare il nuovo mito dell’opposizione o il demone della moralità. Ma è questa la vera politica? E’ seguendo la prima bandiera che capita, criticando senza fare proposte, trascorrendo le giornate riportando dichiarazioni e piacendosi a vicenda che cambieremo il nostro paese?
Forse gli anni in cui siamo cresciuti ci hanno dato la spensieratezza dell’adolescenza che i nostri genitori avevano perso, ma crescere in questo clima ovattato e protetto ci ha privato della coscienza e della capacità di analisi per capire davvero cosa succede intorno a noi. Abbiamo tra le mani il potere della comunicazione, abbiamo tutti gli strumenti possibili meno uno, fondamentale: la capacità di destreggiarci con coscienza in questo marasma di dichiarazioni e scegliere la strada che più riteniamo giusta, non semplicemente quella più percorsa.


Totalmente d’accordo
Un consiglio Valentina: non cercare di “destreggiarti con coscienza nel marasma di dichiarazioni”, ignora le dichiarazioni, servono solo a confonderti le idee: analizza i fatti, attieniti ai fatti, cerca di trovare un senso in quello che vedi. Ti potrà capitare di scoprire, confrontandoti poi, che non sei stata l’unica a vedere quello che hai visto.
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Io non credo che il problema vero e proprio sia la mancanza di coscienza o l’incapacità di noi giovani ventenni di interpretare il mondo. Penso invece che la nostra generazione, pur avendo come “arma micidiale” la comunicazione, sia parte integrante di un mondo che non funziona. La comunicazione la sfruttiamo eccome, male, anzi malissimo.
Mi vine in mente la parte finale del monologo di Shylock ne “Il mercante di Venezia” : <>.
In questa frase c’è tutto il senso. Fin dalla nascita vediamo un mondo fatto di gente che ci governa unilateralmente, abbiamo visto stragi e massacri, leggi create ad hoc per l’ulteriore soddisfacimento dei bisogni di chi sta al potere, uno Stato che sta in un equilibrio così precario che suscita solo pena.
A noi giovani ci chiamano svogliati, amorali, individui privi di valori. Forse per certi aspetti lo siamo, ma per altri non siamo che l’immagine speculare di qualcuno che è venuto al mondo prima di noi.
Capita solo ai ventenni italiani, quelli stranieri che conosco ne sanno quanto me che ho 44 anni.
Il problema vero infatti è che siamo il paese più ignorante del blocco occidentale, con il 40% della popolazione che non ha mai letto un libro, i tre quotidiani più letti sono gazzetta/tuttosport/stadio, (e vendono venti volte corriere della sera e repubblica messi insieme).
Trovare un titolo di questi “gruppi di falsi attivi” che non abbia errori di grammatica patetici è rarissimo. Si sprecano gli “Un’altro”, scritti magari da un laureato.
Ecco, la classe intellettuale. Ma quale? Laureati che non sanno l’italiano, in misura del 33%, ma secondo me abbassano le cifre per non allarmare la popolazione, io conosco molti neolaureati che non sanno ancora con sicurezza cos’è il futuro anteriore, o quando è il caso di usare condizionale e quando il congiuntivo.
Che questi stiano girando a vuoto facendo cazzate inutili è un must. Non vedo come potrebbe essere altrimenti. In 1984 di Orwell andrebbe letta subito (sono 20 paginette, cazzo) l’appendice sulla neolingua; spiega come un linguaggio povero non sia in grado di creare pensiero complesso, e quindi impedisca qualsiasi ribellione ai neoignoranti, risparandoli alle condizioni del Medioevo (i ricchi colti e i poveri così ignoranti da non riuscire ad immaginare l’ipotesi di una rivoluzione).
Berlusconi lo sa bene, come lo sanno Putin e prima ancora il vecchio Mao, che ridusse infatti gli ideogrammi proprio per pauperizzare il linguaggio (ma ufficialmente disse che era per “democratizzarlo, semplificarlo” proprio come diceva anche il Grande Fratello in 1984).
In Italia sta succedendo alla grande. Quando tuitti i gruppi facebook saranno titolati “Sicome che noi siamo cueli ke anno capito come che sucede che sono sucesse delle robbe ke si siamo inaccorti” o “Io no vado più ha lo stadio se magari non compravano Ihbalimohvic da rinuovo su l’inter” ce l’avrete veramente in culo. Ma TANTO.
Soluzioni? L’italia aveva il 90% di analfabeti quando venne unificata dal massone Garibaldi, e ora che è governata dal massone Gelli ha un 95% di finti non-analfabeti, che in realtà sanno scrivere, ma a cazzo, e sanno leggere, ma non capiscono.
Sono furbi: non cambia nulla ma la gente crede di essere evoluta e progredita.
Saluti da Wellington, posto fortunatamente ben lontano dall’Unione delle Banche Europee.
Vi prego non generalizziamo. Ha ragione Hox, ne ha Eloisette e ancora di più Nunzio Barrilà, ma vi prego di non fare di tutta l’erba un fascio.
Ho 22 anni e forse di politica non ne so nulla, ma credo di essere a conoscenza di tante altre cose (grammatica compresa). La mia “ignoranza” in campo politico nasce dalla repulsione che quest’ultima mi genera.
L’episodio “Berlusconi” è l’ennesimo campanello d’allarme di una società devastata. Si può “odiare” una persona per le proprie idee politiche, ma l’uso della violenza mai!!!
No Violenza, altro che “No Berlusconi day”!!!
Smettiamola, coetanei e non, di dare importanza a chi neanche ammiriamo. Organizzare un “No Berlusconi Day” è come bestemmiare senza credere nell’esistenza di Dio. Una cosa da stupidi, senza senso.