Il colore viola di Walter Veltroni
Walter Veltroni ha ritrovato la parola e, concluse le presentazioni del suo romanzo, è riuscito a partecipare all’assemblea della minoranza del Pd in corso a Cortona per denunciare con sdegno la sola ipotesi che il presidente del Consiglio democraticamente eletto concluda il suo mandato, magari nel frattempo aiutando la discussione e l’approvazione di qualche riforma condivisa. “Se ne vedono di tutti i colori”, scuote il capo Veltroni, che questa volta per sopravvivere sembra aver scelto il viola.
Quando diventò segretario del Pd, la prima cosa politicamente rilevante che fece Veltroni fu farsi ricevere da Silvio Berlusconi. Non per parlare di televisione o di calcio, ma di riforme condivise. Fu un buon inizio: talmente buono che la stampa ultrà cominciò a parlare di “Veltrusconi”. Poi le cose andarono come andarono, Berlusconi tornò ad essere il diavolo e la “vocazione maggioritaria” promessa da Veltroni si ridusse ad un’alleanza con Di Pietro e ad un tenue 33% sbandierato come vittoria epocale.
Oggi che il Pd è tornato ad essere, con Bersani segretario, un partito riformista di centrosinistra, è nelle cose la ripresa del cammino interrotto della Bicamerale. Non per caso proprio in questi giorni gli eredi dell’altro grande filone riformista del Novecento, i socialisti, hanno lanciato la proposta di un’Assemblea costituente. Da questo punto di vista, l’aggressione al presidente del Consiglio ha soltanto accelerato i tempi, mostrando anche ai più distratti, in tutta la sua drammaticità, il nocciolo della questione: senza un quadro condiviso di regole la guerra civile fredda di questi quindici anni si fa tiepida, e potrebbe diventare bollente. È l’esito auspicato da Nanni Moretti nel Caimano, e da quel variegato fronte giustizialista che va da Travaglio a Repubblica, da Beppe Grillo a Di Pietro al “popolo viola”, da Veltroni a Franceschini.
Oggi Franceschini – che dopo aver perso un congresso al quale aveva promesso di non partecipare è il capogruppo alla Camera, vale a dire il numero due politico del partito – ha sostenuto contro D’Alema che “non bisogna cercare il terreno più facile per fare delle intese perchè così si rischia di spaccare i presupposti e i convincimenti che hanno dato vita al Pd”. La minaccia di scissione è ridicola, ma il ragionamento politico è inquietante: non cercare il terreno più facile per fare delle intese significa abrogare la politica e tornare allo stato di natura (o alla rivoluzione).
La sinistra italiana non è nuova a divisioni di questo tipo. Al contrario, la sua storia è costellata dallo scontro fra massimalisti e riformisti. Oggi siamo di nuovo a questo crocevia. La maggioranza riformista uscita dal congresso e dalle primarie ha la forza politica, il consenso e gli strumenti per vincere con decisione e chiarezza la battaglia che si è aperta, e per consegnare all’Italia una sinistra finalmente matura e pronta a governare.


speriamo
Condivido tutto e nettamente, fuorchè le seguenti parole: “gli eredi dell’altro grande filone riformista del Novecento, i socialisti”: parole che implicano che i comunisti fossero anch’essi un grande filone riformista. E’ questa è proprio difficile da digerire, no?
Ma non dico questo per puro revanchismo craxiano (chi se ne frega?). Il fatto è che, ancora oggi, ad un’area riformista di sinistra mancano importanti pezzi (di elettorato e di storia) e si tratta proprio, guarda caso, dei socialisti. I quali invece sono al governo con il Cav e sono pure ottimi ministri. Conclusione: il Pd è questa la strada che deve fare, deve recuperare quell’area di opinione, di uomini e anche di classe dirigente che spesso viene dal socialismo italiano, ovvero dall’unica tradizione passabilmente riformista del Novecento italiano. E va da sè che qualunque attitudine o soltanto furbata filogiustizialista o filoazionista o filorepubblichina (alla bindi-veltroni-franceschini) è fatta apposta per riaprire vecchie ferite e per tenere lontani i compagni che non sbagliavano
I politici, in genere, sono tali perchè, tra le altre cose, riescono a vedere più lontano di altri.
Chissa mai perchè, però, pur vedendo lontano, non riescono mai a capire quando è il momento di “ritirarsi” a godere la “sudata?” pensione parlamentare.
Veltroni è ormai famoso per scegliere la cavalcatura azzoppata. Il problema è che porta verso il burrone non solo l’ex segretario, ma pure il Paese. Occorre accelerare i tempi, non preoccupandosi delle accuse di inciucio.
Mi sa che il terreno facile sia quello calpestato da sempre da Franceschini.
Liscio come l’olio, adatto ai trolley.
I suoi discorsi sono assolutamente sovrapponibili a quelli di Di Pietro nella parte degli epiteti al cavaliere…e mi sembra anche nell’altra.,pescando così nell’elettorato facile dell”abbasso te”. Facile è attaccarsi al tram.Difficile potrebbe essere sganciarsi prima che si arrivi al deposito.
E Casini di che colore è ?
Bianco, bianco-verde o bianco-rosso ?
“Non svendiamo il Nord alla Lega, non accettiamo la decapitazione di Galan e del prefetto di Venezia. Chi guida il Paese non può amplificare le tensioni. Non può essere grancassa delle paure, della pancia che è anche dei nostri elettori. La Lega interpreta questo stato d’animo che c’è. La sinistra non capisce, perché contesta il presupposto che invece c’è”.
Intanto in Lombardia si profila un accordo UDC-PDL-Lega con buona pace di Tabacci, eletto nelle liste UDC, con l’approvazione di di Casini e Buttiglione.
Dimenticavo il colore di Casini è quello della bandiera italiana, la quale sventola, come tutti i drappi in ogni direzione e con qualsiasi vento.
Paragonare queste baruffe allo scontro riformisti-massimalisti di un tempo mi sembra improprio, o perlomeno un eccesso di generosità nei confronti dei contemporanei. Dietro lo scontro di un tempo c’era un progetto di società diverso. Oggi, per come la vedo io, direi che questi difendono rendite di posizione e neanche per il paese ma solo per se stessi.
E’ urgente rendersi conto che questo è l’ultimo treno. O Bersani e D’Alema riusciranno nell’impresa, oppure assisteremo alla definitiva scomparsa di una sinistra presentabile. Basta concessioni agli estremisti e ai giustizialisti, basta con questi dirigenti del Pd che partecipano ad isterie collettive come il “No B day” et similia.
Veltroni è stato trattato talmente male dal suo partito, che qualunque cosa faccia o dica, non riuscirà a mettersi in pari.
Dall’altra parte hanno un capetto e sono tutti per lui. Nel loro becerume danno un segnale di compattezza.
Da questa parte non si fa che vedere lotte tra galli. E sono pure poco variopinti.
una volta la catagoria politica di egemonia era prerogativa della sinistra…quando d’alema cita togliatti (dimenticando l’amnistia) non ricorda che quel compromesso era funzionale a un concetto progressivo di egemonia culturale sociale politica…l’egemonia ora è esclusiva di b. (basta leggere i post che vedono isterie collettive e non l’isteria antidemocratica antiliberale di b….quel vergogna ripetuto tre volte ad una piazza calda è il segnale più evidente di mancanza di misura e di serenità…chiuque ha esperienze di comizi sa quali sono le regole semplici da tenere in una piazza…certamente il contrario di quello che è avvenuto il giorno di santa lucia…a piazza duomo)…ora, questo accordo è funzionale a quale idea nostra della società che sia diversa dissimile da quella di b.? non ne vedo…le regole non sono strumenti astratti ma sono collegati a contesti politici…rafforzare l’esecutivo, indebolire gli strumenti di controllo (liberali senza liberalesimo…von hayek…non sarà comunista anche lui?), senza risolvere il conflitto d’interesse, significa ratificare l’inizio della post-democrazia…ma allora, diamine, perchè chiamarci “democratici”?
mi sembrava di avere capito che il congresso l’ha vinto bersani.
veltroni puo’ dire quel che vuole. aveva detto anche che sarebbe andato in africa , tra l’altro.
e comunque se ne e’ andato da solo.
mettere franceschini come capogruppo e’ stato un errore, o comunque una scelta non molto ispirata. aveva appena perso il congresso, era meglio se saltava almeno un giro.
quindi bersani cambi il passo, come aveva promesso, e alle elezioni si vedra’ chi riesce a portare piu’ voti a sinistra: i riformisti o i massimalisti (che mi sembra una definizione troppo buona , perche’ in realta’ sono solo giustizialisti).
e d’alema , che ha parlato della funzione educatrice dei politici, faccia il suo mestiere ed usi la sua autorita’.
che c’e', e ancora in maggioranza dentro la sinistra, nonostante la campagna, indegna, anche contro di lui, dei giustizialisti.
D’accordo con Maurizio Giorgio. Aggiungo solo, rivolto a Filippo Gazzaneo, che il suo consiglio ricorda tanto i pedagoghi permissivi che tanto male hanno fatto alle famiglie, consentendo ai bambini capricciosi di diventare dei “torturatori” delle giornate in casa.
Ma come tenue 33%! e chi avrebbe potuto ottenere un risultato migliore dopo i disastri del governo Prodi? Fab.Ron. capisco che Veltroni non ti è mai stato simpatico ma almeno potresti concedergli l’onore delle armi.
Una parte del centrosinistra di fare politica proprio non ha la voglia e la vocazione. Meglio la scorciatoia giudiziaria, meglio ”impiccare” il nemico in piazza, che invece fare diventare questo Paese come tutti gli altri. Meglio l’invettiva e poi starsene al calduccio in qualche salottino, no Veltroni? Ma,a proposito, non doveva andarsene in Africa? Lo dico e lo ripeto è un fasullo.
Come ha scritto Carlo Galli sul Pd di Bersani si concentrano molte attese e molte aspettative e il fatto che Veltroni lo attacca significa che comincia a fare bene.
Tra un partito ad “invocazione maggioritaria” come era quello di veltroni ed un partito ad “aspirazione maggioritaria” come vorrebbe (e nessuno può dire se riuscirà) essere quello di d’alema passa la stessa differenza che c’è tra il rivoluzionario ed il riformista. Il rivoluzionario non ha l’onere della prova. Può gaudentemente declinare la sua esistenza e la sua azione all’ombra di una chimera. La rivoluzione, by definition, non la raggiungerà mai. O almeno in italia. Per fare una rivoluzione ti serve un terreno fertile che ti risponda. Se 12 milioni su 50 sono impegnati a vedere “Amici”, cosa fai? Parti con la rivoluzione all’alba per non sforare in prima serata? Quindi al rivoluzionario ad invocazione maggioritaria lunga vita alle speculazioni, alle elaborazioni e…perché no al cazzeggio autodistruttivo.
Tutta un’altra musica per il riformista ad aspirazione maggioritaria. Questo poveraccio deve confrontarsi con la situazione data. Molto spesso ereditata dal rivoluzionario di cui sopra:-) E siccome oggi è domenica e qui in famiglia stanno attrezzando una tavolata, non mi sembra fair intristirmi con la missione del riformista ad aspirazione maggioritaria. Per i bisticci WalMax c’è tempo fino a domani.
“le regole non sono strumenti astratti ma sono collegati a contesti politici” (gazzaneo).
delle due l’una: o è un’ovvietà storicistica, o è l’idea leninista-maoista della democrazia sostanziale
I migliori alleati di Berlusconi fino ad ora, a mio giudizio, sono stati Uolter e Bertinotti, gente che a parole sollevava il mondo e intanto frequentava i salottini vespasiani. Loro, di fare politica, quella cioè che ti costringe a fare i conti con la realtà, e non i propri sogni, non vogliono neanche sentirne l’odore.
Ma uno come Veltroni che ci faceva nel Pci? Stare a contatto con la gente che lavorava e sperava in una vita migliore, non lo infastidiva?
scalfari di rep ha deciso di dedicare la sua omelia domenicale al pd e a d’alema.
per contrastarlo, of course.
bene questo e’ il segno che il partito ha cominciato a muoversi nella giusta direzione.
penso che anche noi, dopo 20 anni, abbiamo finalmente capito che scalfari di politica non capisce nulla.
avanti, popolo.
Un Augurio a Bersani per un 2010 che lo/ci liberi dai vecchi e nuovi Veltroni, D’Alema e caminetti vari
Quando noi al nord sentiamo parlare di Veltroni ci facciamo sempre delle grasse risate.- Ma il “buonista” non doveva mollare tutto ed andare in Africa a sfamare i bisognosi? Cosa cavolo ci stanno ancora a fare le sue auguste chiappe appoggiate sulle comode poltrone romane? Mi viene il dubbio che per Waltere sia più comodo dire “armiamoci e ….partite (per l’Africa)”.- Un personaggio del genere che credibilità può ancora avere? Mia nonna mi diceva: “tasi sempre che te ghe rason” (taci sempre che allora hai ragione).- Cosa diavolo è venuto in mente a Waltere di annunciare “urbi et orbi” che si sarebbe ritirato dalla politica attiva per andare nel Terzo Mondo? Se poi non lo fai è ovvio che ti sei sputtanato a vita…..
questa visione di Berlusconi presidente della Repubblica e d’alema presidente del consiglio continua a farmi rabbrividire, come anche quella speculare che si era brevemente prospettata due anni fa.
@ david – preferibile quella di Scalfaro-Dini? Oppure di Napolitano-Draghi? Oppure di Fini-Casini?
@david @luigi rintallo Gentilini Presidente della Repubblica, Calderoli Presiente del Consiglio e….Borghezio Ministro degli Interni (Maroni è troppo “soft”…).- Scherzo, naturalmente…
che vi devo dire.
mi ricordo uno scritto del solito Travaglio, di un anno fa circa, che finiva dicendo: “se tutto va bene, Veltroni perde le elezioni europee e il PD se lo prendono D’Alema e Latorre.
Passate Parola”. ma che c’aveva la palla de vetro?