Panna e P38… ma non tutti gli Anni 70 sono da buttare
Brutto affare davvero: il premier è stato ferito al volto. Qualcuno si è indignato, qualcuno si è preoccupato, e qualcuno – non siamo ipocriti, uno così lo conosciamo tutti – ne ha ridacchiato, più o meno nascostamente, soddisfatto. Panico. Giampaolo Pansa si aspetta le bombe da un momento all’altro, La Russa e Maroni avrebbero voluto (estensione del pacchetto sicurezza?) dare una bella stretta a cortei e manifestazioni con l’introduzione del reato di turbativa, e tutto l’arco parlamentare si dice preoccupato dal ritorno di un clima da Anni 70 (tra la conferenza di Copenaghen, il maltempo, e i “brigatisti virtuali che amano Tartaglia”, direi che “clima” è la parola del mese).
E se il clima da Anni 70 non fosse poi così nocivo? Era tutto spranghe e P38? Forse l’Italia era anche un paese che guardava avanti, curioso, vitale: tanta musica, le radio, Schifano, il teatro di ricerca tra ciofeche e capolavori, le prime televisioni private… E la politica, quella vera, era viva. Clima. Geograficamente è lo spazio fra l’Equatore e i poli attraverso i paralleli: un’inclinazione estesa. Estesa, appunto. E’ fatto di grandi e piccole variazioni, un clima. Poi, spesso accade che una nota violenta ne uccida una più flebile: imprevisti della storia.
A proposito di violenza Anni 70: la panna. Dopo le pistole, la più grande iattura del decennio. Copre, offusca, nasconde, impasta, confonde. Come lei, nulla (forse, per rimanere in tema, i Servizi…). Ci sono persone che come me ancora si domandano cosa spingesse i ristoranti a proposte tanto azzardate: tortellini con la panna, tagliatelle panna e prosciutto, filetti al pepe verde affogati in mari di bianco latte… Forse, ma proprio forse, si possono salvare – con pochi accorgimenti – le pennette panna e salmone. La vodka no però, quella la togliamo.
Avevo comprato un salmone affumicato vero. Quello selvatico, mi pare di ricordare fosse scozzese. Feci un po’ di prove. Andava alla grande sia con il timo che con l’erba cipollina. Da lì, un’idea folle: rifare le pennette panna e salmone. Tagliato il salmone a listarelle, lo faccio marinare un’oretta con del timo e della scorza d limone, poi stufo mezzo scalogno con un goccio di brodo vegetale, unisco un paio di dl di panna da cucina, faccio andare 4/5 minuti a fuoco moderato e aggiungo il salmone. Spengo.
Ti dirò… niente a che vedere con quella porcheria d’antan! Bastava solo rielaborare un po’, addolcire le note violente, meglio: integrarle. E forse, se non avessimo offuscato, nascosto, insabbiato le note più violente di quel decennio, avremmo elaborato e integrato anche i nostri Anni 70.


Articolista di panna montata!
P2 , P38 e P Scalfari (come dice sempre Marco Pannella): sono passati trent’anni e non è cambiato proprio nulla (sic)…adesso aggiungiamo ci pure P Panna….
A me le pennette panna e salmone sono sempre piaciute…ora provo a fare queste!
Per quando riguarda gli anni 70, direi chè c’erano più musicisti che non terroristi…e forse non si stava così male