Vita, morte ed eredità della Bicamerale
Dunque, la Bicamerale. Viene costituita con legge costituzionale a fine gennaio del 1997. Dieci giorni più tardi D’Alema, all’epoca segretario del Pds, ne assume la presidenza. Lo votano la sinistra, quelli di Forza Italia e l’ala centrista del Polo. Fanno 52 voti su 70 disponibili. I lavori procedono a ritmo regolare, né troppo di fretta né a passo di lumaca. Parecchie sedute vengono dedicate alla discussione generale.
L’organizzazione del lavoro prevede quattro sotto-comitati. Devono occuparsi della forma di Stato, con relatore il senatore D’Onofrio, della forma di Governo, relatore Cesare Salvi, del Parlamento e delle fonti normative, relatrice la senatrice Dentamaro e il suo collega Natale D’Amico per la partecipazione dell’Italia all’UE, e del sistema delle garanzie dove, a sorpresa, viene indicato relatore Marco Boato. Vanno menzionati i tre vice-presidenti (Leopoldo Elia, Giuseppe Tatarella e Giuliano Urbani). Mentre quattro sono, ovviamente, i presidenti dei comitati (i tre vice della commissione ai quali si aggiunge Ersilia Salvato, all’epoca vice-presidente del Senato).
In sintesi, su un totale di dieci esponenti coinvolti negli incarichi apicali del progetto, due risultano deceduti, sette non siedono più in parlamento mentre uno soltanto mantiene, nonostante tutto, un ruolo politico attivo: Massimo D’Alema. Sia detto a memoria futura, e solo per gusto della cronaca.
La Bicamerale, come noto, aveva ricevuto un mandato preciso e vincolante: la riscrittura della seconda parte della Costituzione, quella ordinamentale. E ciò fu quanto essa realizzò. Con alcuni momenti topici. A partire dalla seduta del 4 giugno 1997 quando, dopo alterne alleanze, la commissione in seduta plenaria adottò il testo base sul semipresidenzialismo, bocciando il premierato grazie a un’improvvisa e imprevista sortita della Lega nella sala della Regina. Molto più nota, ma estranea al contesto parlamentare, la cena (o patto) della crostata, consumata in casa di Gianni Letta il 18 giugno dello stesso anno e che produsse un accordo di massima per una legge elettorale a doppio turno.
Nel frattempo la commissione aveva lavorato seriamente. Per dire, solo attraverso le audizioni, si erano interpellati sul merito della riforma i rappresentanti di Confindustria, Confapi, Unioncamere. I professori Giovanni Sartori ed Enzo Cheli. I delegati della Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, CNA, Coldiretti, CIA, Copagri, Confagricoltura, della Lega nazionale delle cooperative e mutue e della Confcooperative, i rappresentanti del Forum permanente del terzo settore, della Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità e quelli dell’Azione cattolica. E ancora, il vicepresidente del Csm, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione, il presidente del Consiglio di Stato, il presidente e il procuratore generale della Corte dei conti, il procuratore generale militare presso la Corte di cassazione, il presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, l’avvocato generale dello Stato e il presidente del Consiglio nazionale forense. I vertici dell’Associazione nazionale magistrati, dell’Organismo unitario dell’Avvocatura italiana, dell’Unione nazionale delle Camere civili e dell’Unione Camere penali. Così, tanto per la precisione.
E veniamo al congedo. Il primo febbraio 1998, Silvio Berlusconi con una piroetta delle sue si converte al proporzionale e al premierato. Insomma, detta le premesse per far saltare il banco di una riforma faticosamente incollata. Il banco salterà poi con effetto definitivo a fine maggio e lo strappo verrà certificato il 9 giugno quando Luciano Violante, in qualità di presidente della Camera, trasmetterà all’Aula il comunicato del presidente D’Alema: la “Commissione ha preso atto del venire meno delle condizioni politiche per la prosecuzione della discussione”. Finisce lì. E noi siamo ancora qui.


Interessante rinfrescatina di memoria
Ora, Dalema che cerca di fare il ventriloquo della segreteria nazionale è la ciliegina su quest anno cosi disastroso per il PD. Il Nostro prima la spara grossa, facendo il paio con quanto detto al corriere da Letta (ricordate? difendersi al e dal processo), poi si corregge, lasciando al Lotar di turno di ribadire il concetto. E sì che Baffino di trattattive con Berlusconi se ne intende … hai fatto bene a ricordare la bicamerale. Che punti alla bifiguradimerda?
Quando ci si esercita con la memoria, non bisogna farlo lasciando squarci paurosi. Il primo e più evidente riguarda l’intervento, tanto solenne quanto costituzionalmente improprio, di Oscar Luigi Scalfaro. Disse che finché c’era lui non si sarebbe posto mano ad alcun intervento riguardante l’ordine giudiziario (per cui bozza Boato, nel cestino). E ancora va ricordato il lavorio ai fianchi di Fini. Buon ultimo il Berlusconi citato nell’articolo.