La festa di Formiche: più overage che à la page
Festa annuale del ‘magazzino di cultura politica’ Formiche. Ci siamo abituati come al panettone, al cinepanettone, alla cartata, una sorta di anti-anti-vigilia, un must che da anni consente a politici e giornalisti romani di farsi gli auguri. In modo un po’ sempre uguale. Udc style.
Organizzazione: voto 7. Sull’organizzazione nulla da eccepire, la formula è la stessa da sempre. Palazzo Ferrajoli in pompa magna, hostess e guardaroba impeccabili, inviti e recall inappuntabili. Si è accolti dall’inizio alla fine della festa con cortesia e non ci si sente mai soli. Ma galleggiamo, perché tutto è preciso ma nulla stupisce. Unica nota differente rispetto agli altri anni il tipo di fiore regalato alle signore, mentre agli ometti nulla. Sulla creatività si potrebbe osare qualcosa di più, si potrebbe inventare.
Cibo: voto 7 +. Il principale pregio della festa di Formiche è l’assenza pressoché totale di fila ai buffet, complice la disposizione di un tavolo per sala e l’arrivo scaglionato degli ospiti, dalle 20 in poi. Nota di merito per le elastiche mozzarelle di bufala e per il crudo al coltello, simpatici gli anelli di pasta con ragù e ricotta. Pollice verso invece per quei pezzetti di frittate, soufflé ed altri oggetti non identificati. Democristianissima cena, precisina, c’è di tutto un po’ ma senza un’identità.
Parterre: voto 5 +. C’era una volta il tripudio di politici vip, ad oggi ce lo sogniamo, basti pensare che D’Onofrio la fa da padrone. Il cinque “più” va ad un parterre in prevalenza di amici rispetto ai personaggi noti, più overage che à la page. Il sornione Paolo Messa fa sentire gli ospiti una famiglia intorno alle sue Formiche, ma non c’è traccia di quel graffiante progetto che ambiva ad essere un vero progetto politico. Ora le Formiche, ed anche la festa di Natale, vivono di qualche rendita e di un lavoro preciso, briciola su briciola.
Voto all’innovazione: N.P.


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a Napoli, un giorno si e l’altro pure, si fa la festa delle Cicale…gli invitati sono amici e parenti.Dal mese di febbraio prossimo cambierà nome e si intitolerà Gli ultimi giorni di Pompei.
conoscevo gli amici di frontpage perchè vantavano di essere “volponi”. non pensavo si riferissero a quelle di esopo che faticano ad arrivare all’uva.
solidarnosc!
L’amico Paolo che cerca di avere sempre quell’aria laboriosa e impegnata mi ha dato l’impressione di essere un po’ un bluff. Peccato per la rivista che ha una sede prestigiosa e un vestito gradevole.