Letizia, che voleva essere la Thatcher
In via San Pietro all’Orto, pieno centro di Milano, arriva un’Audi grigio metallizzata. Scendono tre uomini con auricolare. Visi tesi, mosse veloci. Accerchiano la vettura, poi si apre la portiera posteriore ed ecco che una scarpina tacco medio in camoscio, una calza velata color carne e infine una donna, altissima, dai perfetti capelli ramati, appaiono per poi sparire nel giro di pochi secondi sotto un portico laterale. E’ Letizia Moratti che va a trovare il marito Giammarco negli uffici della società Saras.
È sorridente, saluta i bambini e i passanti che la riconoscono. Assomiglia a Margareth Thatcher nella pettinatura, nel portamento, nel piglio fattivo, ma per gran parte dei milanesi è il peggior sindaco che la città abbia mai avuto. È come se Letizia avesse il tocco di re Mida al contrario. Prende in mano la questione delle polveri sottili di una Milano sepolta dai veleni. Non è colpa sua se nasce manager con il pallino del profitto. Fatto sta che la sua mente operativa congegna un sistema perfetto per fare soldi. Si chiama ecopass ed è la tassa che permette di inquinare con la propria vettura previo pagamento. Tutti pagano, quindi tutti inquinano. Le casse del Comune ambrosiano godono mentre i polmoni schiantano.
Poi si prende la briga di soffiare l’Expo a Smirne riuscendo nell’impresa. Cinque secondi di gioia pura a cui seguono diciotto mesi di dolore acuto per tutti. Tremonti le fa i dispetti bloccandole ogni operazione. Letizia vuole accanto per affrontare l’impresa un uomo di sua totale fiducia, lo charmant Paolo Glisenti. Ecco che Lega, Formigoni, Tremonti e anche un po’ il premier, la solita banda di maschilisti, le distruggono i sogni di comando sfilandole tutte le pedine, con il colpo finale di Lucio Stanca al posto del bel Paolo.
Eppure lei ce la mette tutta per essere la prima della classe. È una donna che non teme nulla, con una resistenza fisica paragonabile a quella di Silvio Berlusconi: di lei la figlia Gilda disse di averla vista lavorare anche un giorno intero senza mai fermarsi, neppure per un bicchiere d’acqua. Si occupa di sociale: i fine settimana sono dedicati alla comunità di san Patrignano. È sobria, rigida, seria, ma il suo intento di assomigliare alla Lady di ferro inglese sta fallendo per varie cause di cui forse non è la sola responsabile.
Resta un fatto: Margareth Thatcher era figlia di un bottegaio e conosceva i problemi dell’Inghilterra dagli strati più umili del popolo; Letizia, nata Arnaboldi Brichetto, famiglia genovese di broker, non ha mai assaggiato il duro pasto della working class. Da ragazza si è fidanzata con uno degli uomini più doviziosi d’Italia, pur continuando nella sua professione, ma alla fine quello che le manca per essere un politico credibile e non una plutocrate prestata alla politica è quel senso delle cose che rende comprensibile e condivisibile ai cittadini una strategia e un piano per una città come la metropoli ambrosiana.
Una volta che tutti i rom saranno sgombrati, i graffitari arrestati e i senza tetto espulsi dal centro, viene da chiedere se Letizia avrà il tempo per affrontare i problemi reali di Milano chiedendo magari a chi l’ha votata un’altra chance. In realtà, lei si sente già proiettata nello scenario confuso del post-Berlusconi, con il sogno di conquistare palazzo Chigi. Ma Roma non è Smirne, e la guerra sarà durissima.


Guardate che è Natale, non Carnevale. Della Moratti va inoltre ricordata l’esperienza da Ministro dell’Istruzione: non un gran che, sebbene vi sia una riforma che porti il suo nome. E questo perché si lasciò infinocchiare dai soliti “esperti” e produsse alla fine un provvedimento che si limitava a fotografare il reale, senza nessun nerbo innovativo. La tanto bistrattata Gelmini in un anno ha dimostrato di essere assai più concreta.
…quasi…quasi…mi ristà simpatica…
@ Filippo – che misoneista! buon natale.
Ufficio accuratezza reloaded: Margaret, non Margareth.
Letizia Arnaboldi Brichetto Moratti (e già una con un nome così mi sta antipatica “a prescindere” – come direbbe Totò..) vuole essere amata dai milanesi, proprio come Silvio.- E proprio come Silvio non si capacita dell’esistenza di persone che la detestano….- L’Ecopass è una trovata succhiasoldi immonda e pure razzista perchè 1) se sei ricco ed hai il macchinone nuovo di pacca Euro5 ” e vivi in centro “prego si accomodi pure gratis” invece se 2) sei uno sfigato con l’auto di 6 anni Euro3 e vivi in periferia (o vieni da fuori Milano) allora sei uno straccione e devi pagare…-Il mondo al contrario: i poveri che pagano per i ricchi….- E, da leghista veneto, non mi capacito come un tale provvedimento non sia stato osteggiato dai leghisti milanesi di Palazzo Marino.- La Lega Nord Padania dovrebbe stare col Sig.Brambilla e non con la Sig.ra Arnaboldi Brichetto Moratti Mazzanti VienDalMare…..
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I leghisti che non sono contenti della Moratti…esiste un Dio