Il Veneto guarda all’Europa e dimentica Roma
Nel febbraio del 2005 il presidente veneto Galan rilasciava un comunicato con cui si annunciava la costituzione di una banca dati di esperti regionali, realizzata in collaborazione con Veneto Innovazione e l’ufficio della Regione a Bruxelles, allo scopo di “fare attività di lobbying in Europa a favore del Veneto sfruttando i ‘cervelli’ più qualificati della nostra regione”. In questo senso più di qualcosa si è fatto: il Veneto vanta insieme forse al Piemonte il maggior numero di prodotti tipici riconosciuti con certificazione europea. Le sinergie sviluppatesi tra l’autoctono ministro Zaia, Veneto Agricoltura e l’apporto di diversi attori individuali ha permesso il raggiungimento di alcuni indiscutibili risultati, ma ha lasciato scoperti altri punti cardinali.
L’irrisolta questione del “popolo delle quote latte” è stata interpretata come una falla nel sistema rappresentativo veneto, i cui responsabili sono stati additati nei direttivi provinciali e regionali dei sindacati agricoli, giudicati “corrotti” dal “potere statalista” e non più capaci di rispondere ai bisogni degli associati.
Una situazione analoga si era venuta a creare in relazione alla gestione del passante di Mestre da parte di CAV (Concessioni autostradali Veneto), società partecipata da Regione Veneto e ANAS, nata sul principio del “federalismo infrastrutturale”, allo scopo di trattenere sul territorio i proventi della gestione di infrastrutture. A questa soluzione sono stati contrapposti gli emendamenti presentati dal sen. Malan (Pdl), in osservanza della normativa europea che vieta l’identità di concedente e concessionario per le pubbliche infrastrutture. Dietro la questione, che non più di due mesi fa ha riempito le cronache, pare esservi AISCAT, il consorzio che lega le grandi società di gestione (Autostrade per l’Italia), i principali gruppi costruttori e ANAS.
E’ sicuramente avendo in mente questa recente vicenda che si spiegano le parole del governatore in pectore Zaia, che il 28 dicembre dichiarava: “La campagna (elettorale) è cominciata […] e l’esperienza di ministro mi da una marcia in più. Conosco gli angoli della struttura amministrativa dello Stato e so cosa la Regione può fare”. Il riferimento sul da farsi è all’attività di lobbying parlamentare.
Son passati quattro anni da quando Galan aveva parlato di lobbying veneta in Europa e alcuni frutti sono maturati. Le parole del ministro Zaia sembrano così voler dare una risposta ai timori nei confronti di una “lobby romana” – contro cui ha puntato il dito in più occasioni lo stesso Galan (leggi passante di Mestre) – i cui interessi sono percepiti come antitetici a quelli territoriali.


Il Veneto – sin dall’unità d’Italia – è sempre stato clamorosamente sotto-rappresentato nei Palazzai romani.- Se escludiamo la figura di Mariano Rumor (che però prima di sentirsi veneto si sentiva….democristiano….) e di pochi altri (Toni Bisaglia) il Veneto non è mai stato in grado di esprimere una classe dirigente politica all’altezza del suo reale peso economico.- Con l’avvento dei giovani e rampanti amministratori della Lega questa situazioni sta finalmente mutando: il peso economico del Veneto diviene finalmente anche peso politico.- Ben venga quindi una sana attività di lobbying che ponga finalmente anche presso i “sordi” , stantii ed immobili Palazzi romani le sacrosante istanze di un Veneto produttivo, attivo, “veloce” e pienamente mitteleuropeo.-
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