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Metriquadri calpestabili/8: It’s her party

“Allora s’è fatto tardi…”
“Sì, effettivamente…”
“Paola, gradisci un altro po’ di torta?”
“Sì, grazie. Anche se fa schifo, sappiatelo, ci tengo a precisarlo per la coerenza che mi contraddistingue.”
“Eh, certo.”
“Tieniti abbondante con le dosi. Il mio spirito di sacrificio mi impone di non lasciarvi con troppa torta, potreste fare indigestione e ammalarvi.”
“Ecco, prego.”
“No, Dario, da te non la voglio.”

“Pierluigi, dagliela tu.”
“Ecco, Paola, tieni.”
“Non l’ha toccata Ignazio, vero?”
“Assolutamente no. Non l’abbiamo neanche invitato.”
“Pensavo che fosse invitato in automatico.”
“Diciamo di sì, ma poi si fa che non gli si dice la data, così lui non la sa e non si presenta. Lui e i suoi maglioncini.”
“I suoi maglioncini sono l’indice del degrado morale di questa festa. Quand’è stato l’ultima volta che vi siete pentiti?”
“Pentiti di cosa?”
“Pentiti, così, in generale.”
“… cinque minuti fa…”
“Shhh, Pierluigi, buono, cuccia.”
“Dovreste fare più penitenza. Questa festa è troppo rumorosa, e casa vostra è brutta, arredata male e comunque se mettete di nuovo Emma a fare la deejay io non vengo più.”
“Ma davvero.”
“Eh sì. Sappiatelo.”
“Però, s’è proprio fatta ‘na certa, eh?”
“Ah, Debby, eccoti. Eh sì.”
“Paola, ma sei ancora qui? Non hai sonno?”
“Certo che ho sonno! Ma il mio spirito di sacrificio mi impone di restare sveglia finché questa festa non sarà finita!”
“Ma è finita, Paola. Sono andati via tutti. Tutti. Ce n’è anche una a casa di Francesco molto più figa. Stanno tutti seduti e passa il Vescovo a controllare che non abbiano messo il rum nel Cuba Libre.”
“State cercando di mandarmi via? Sono io che ho avuto l’idea di questa festa!”
“Veramente ce l’hanno avuta Walter e Romano.”
“Dove sarebbero senza di me, Walter e Romano? Da nessuna parte. Anzi, li vedete voi?”
“… no.”
“Ecco, capite che questa festa non può continuare denza di me?”
“Certo… certo… è che… come dire… si crolla dal sonno. Cioè, se ti vuoi fermare ancora un po’… però…”
“No, penso che andrò via fra poco, a meno che non mandiate via Emma subito. Ho voglia di ascoltare un po’ di canti gregoriani, sono stufa di questa musica del demonio che mette lei.”
“Paola, abbi pazienza, ma è impossibile far ballare la gente, se non c’è Emma. Non a questo giro.”
“La gente non deve ballare, la gente deve pentirsi! Prendetemi il cappotto.”
“Pronto! Ecco!”
“… anzi, vi voglio dire ancora una cosa. Metti pure giù il cappotto, Dario. Vi voglio dire che voi avete molto, molto bisogno di essere guidati e sorretti, e se me ne vado io voi perderete l’anima. Questa festa potrebbe diventare la vecchia baraonda di un tempo, piena di gente che vuole cambiare il mondo. Cambiare il mondo è peccato, e voi lo dovete capire, quindi io resto. Siete contenti?”
“Una cifra.”
“Lo sapevo. Datemi ancora un po’ di quella torta schifosa.”

2 commenti a “Metriquadri calpestabili/8: It’s her party”

  1. [...] Vai a vedere articolo: Metriquadri calpestabili/8: It’s her party [...]

  2. baz scrive:

    ok; chiaro il significato

    [però non fa ridere]

  3. Nicola scrive:

    a me ha fatto ridere un casino :D

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