Perché non possiamo non dirci craxiani. Bersani vada ad Hammamet
Lo speciale della Storia siamo noi su Craxi, in onda ieri sera su RaiDue, ci è sembrato molto bello e molto triste. Minoli ha offerto un esempio di buon giornalismo: un racconto sobrio, a tratti persino scarno, con i diversi punti di vista ben rappresentati dai protagonisti di allora, che ci ha risparmiato agiografie, condanne, giudizi faziosi e sommari. Non era semplice affrontare con equilibrio e senza reticenze questa pagina sofferta della recente storia italiana. Minoli c’è riuscito. Complimenti.
Come sempre, le immagini ci hanno detto più di mille parole. E, almeno in noi, hanno provocato una grande tristezza. Le lunghe pause di Craxi, il ghigno di Di Pietro, l’insostenibile leggerezza politicante dei vecchi dirigenti del Psi, la banale autoreferenzialità di Occhetto, le orribili monetine, lo stillicidio degli annunci nei Tg degli avvisi di garanzia, degli arresti, delle morti… Ma abbiamo anche rivisto gli anni ’80, un’Italia che cresceva, una battaglia politica nobile e aspra dentro la sinistra per affermare nuove idee. E abbiamo osservato con una certa amarezza che tutte, ma proprio tutte le cose che diceva Craxi, prendendosi ogni volta gli insulti del Pci, erano giuste ed erano vere, e lo sono ancora oggi. L’Italia del dopo-Tangentopoli ha archiviato troppo in fretta il passato, e di contro ha lasciato sul campo tossine, odi, risentimenti. E un desolato senso di sconfitta.
Si può fare qualcosa per rimediare, per evitare che le ombre si trascinino senza riposo e senza tregua? Un Paese che rimuove la sua storia non ha futuro. E tantomeno ha futuro una sinistra che rimuove il leader che forse più di ogni altro nell’ultimo trentennio ne ha segnato – con le luci e le ombre del caso – la storia reale e l’innovazione culturale e politica. E’ sufficiente un briciolo di onestà intellettuale per riconoscere non soltanto che Craxi era senza dubbio un uomo di sinistra, ma, ancor più, che non esiste una sinistra riformista e liberale diversa da quella inventata in Italia da Craxi. Siamo tutti craxiani.
Per questo vorremmo che Pierluigi Bersani andasse ad Hammamet a celebrare il decennale della morte del leader socialista. Sarebbe giusto, intelligente, lungimirante. Indicherebbe con un forte gesto simbolico la volontà di riflettere seriamente, onestamente, politicamente su un periodo essenziale della storia del Paese e della sinistra. Sarebbe il gesto di un leader.



Per madcap: proprio ieri sera ho sentito, nello speciale del tg 1 dedicato a Craxi, l’intervento del ministro Sacconi in merito al famigerato debito pubblico degli anni 80′.
In sintesi, secondo lui, l’aumento spropositato del debito pubblico trova la sua origine nelle politiche economiche degli anni 70′ (compromesso storico).
In realtà Craxi al governo cercò di rimediare alla situazione anche con l’adozione di nuove regole (voto palese anzichè segreto) relative ai procedimenti parlamentari di approvazione delle finanziarie.
Gradirei un Tuo commento al riguardo.
Per Enrico, forse troppo giovane per sapere che a governare non c’erano i comunisti, bensì il famigerato Caf: Craxi, Andreotti e Forlani. Il problema di voi craxiani è che vi vergognate troppo e vorreste dare la colpa agli altri dei vostri errori e della vostra impresantabilità politica, non per niente siete schierati, per la maggior parte, con la Destra.
Per chiudere questo capitolo: io posso dirmi tranquillamente non craxiano……..
Siamo tutti contenti per Te.
Per Enrico: Beh, Sacconi non è certo il commentatore più disinteressato a riguardo, visto che all’epoca era sottosegretario all’economia del PSI (insieme a Brunetta, se non ricordo male). L’intervista non l’ho vista, ma cercherò di rispondere. Sinceramente non capisco cosa centri il compromesso storico col debito pubblico: si riferiva al fatto che all’epoca lo Stato era troppo indulgente con i sindacati? Beh, il patto sulla scala mobile, tanto per dirne una, è stato siglato nel 1984, eppure il debito è continuato a salire enormemente negli anni seguenti.
Forse Sacconi intendeva questo: visto che il partito comunista era estraneo da qualsiasi responsabilità di governo (a livello statale), i suoi esponenti potevano permettersi di promettere qualsiasi cosa al proprio elettorato; questo spingeva gli avversari del PCI (compresi i socialisti) a rincarare la dose e a fare promesse ancora più improponibili e populiste per non perdere voti. (Se non voleva dire neanche questo, sinceramente non so a cosa si riferisse Sacconi).
Per il resto, mi limito a ricordare che «il famigerato debito pubblico» (che ogni anno ci costa 80 miliardi di euro di soli interessi) in dodici anni – dal 1980 al 1992 – passò dal 60% al 120%. Come è chiaro il compromesso storico non centra: la questione è più complessa (e anche un po’ noiosa), ma cercherò di spiegarmi. Dunque, l’andamento del debito dipende da varie condizioni: una delle più importanti è che il tasso d’interesse reale sia minore del tasso di crescita del Pil. Ora, mentre negli anni ’60 e ’70 questa condizione è sempre stata rispettata, negli anni ’80 la situazione è drasticamente cambiata: la continua svalutazione della lira favoriva le esportazioni delle nostre aziende, ma non faceva altro che alzare oltremodo i tassi d’interesse. La crescita del Pil non poteva così più compensare l’aumento dei tassi d’interesse. A questo punto solo un consistente avanzo pubblico (cioè conti pubblici sani ed in regola) avrebbe potuto bloccare la crescita del debito; ma questa politica, come è noto, non venne attuata dall’allora classe politica interessata più a non perdere voti che a risanare i conti: pensate soltanto all’aumento dei costi delle opere pubbliche dovuto alle tangenti!
Ps: Personalmente sono favorevole all’adozione del voto palese, perché penso che un elettore debba sapere come si comportano gli eletti che ha mandato in Parlamento. All’epoca, venne introdotto allo scopo velocizzare i tempi di approvazione delle leggi, assicurando una maggiore influenza del Governo sul Parlamento. Il voto segreto, dunque, fa in modo che le finanziarie vengano approvate più velocemente, ma nulla dice sul contenuto: l’importante è quello che si scrive in finanziaria, non il tempo che ci si mette a scriverla!
Negli anni 70, così en passant, si approva la riforma sanitaria e si concedono le pensioni di anzianità (con il consenso del Pci, che non viveva sulla Luna ma condizionava ogni scelta; compresi i vertici dei servizi piduisti, di cui in seguito dichiarò di ignorare l’appartenenza alla Loggia).
Cosa ci sarebbe di così malvagio nel costruire un sistema sanitario nazionale e nel concedere le pensioni di anzianità? Certo, ci sono stati degli abusi in questo senso, ma non è certo questo il motivo “strutturale” della crescita del debito: un sistema pensionistico, comporta una maggiore spesa pubblica, ma viene compensato da maggiori consumi e da maggiori investimenti: in pratica la persona ha denaro in più nelle tasche che può investire e consumare. Ne consegue una crescita più equilibrata del Pil. Quello che ho cercato di dire è che la politica di sperpero e di finana allegra non è cominciata certo con Craxi, ma molto prima (se vuoi ci posso mettere anche le responsabilità del PCI). Soltanto che fino alla fine degli anni ‘70 la crescita del Pil e i bassi tassi d’interesse hanno fatto in modo che il debito rimanesse su livelli accettabili. Negli anni ‘80 questa situazione si è fatta insostenibile (perché la crescita è rallentata o comunque è stata più bassa della crescita dei tassi d’interesse). Occorreva dunque correre ai ripari (cosa che non è stata fatta), attraverso una finanza pubblica rigorosa e la privatizzazione di alcune aziende pubbliche, come le partecipazioni statali (ricordo bene l’atteggiamento di Craxi al momento della vendita della SME). Più di questo non so dirti, il PCI ha avuto certo le sue colpe, ma sostenere che i guai della prima repubblica sono stati causati, tutti in blocco, da un partito che – certo ha influenzato alcune politiche – ma che è sempre stato all’opposizione, sinceramente mi sembra eccessivo.
PS. Cos’è quella storia della P2? Ma non era un’organizzazione anti-comunista? Dico la verità non ne so niente…
L’on. Pecchioli, da oppositore, passava tutti i giorni nello studio di Andreotti per concordare le nomine dei generali (fra gli altri Santovito). Quasi tutti risultarono piduisti. Alla P2 faceva riferimento Tassan Din, che godeva dei buoni rapporti con Adalberto Minucci responsabile stampa del Pci. E questo perché gli consentiva di rafforzare l’influenza del Pci sul cdr del Corriere. Fatti accaduti, mai smentiti. Al pari dell’accordo di non aggressione tra Corriere e Repubblica-Espresso trovato a Castiglion Fibocchi.
Questo commento ha l’unico scopo di mantenere sulla prima pagina di FP nella rubrica “i più commentati” il nome di Bettino Craxi.