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Perché non possiamo non dirci craxiani. Bersani vada ad Hammamet

Lo speciale della Storia siamo noi su Craxi, in onda ieri sera su RaiDue, ci è sembrato molto bello e molto triste. Minoli ha offerto un esempio di buon giornalismo: un racconto sobrio, a tratti persino scarno, con i diversi punti di vista ben rappresentati dai protagonisti di allora, che ci ha risparmiato agiografie, condanne, giudizi faziosi e sommari. Non era semplice affrontare con equilibrio e senza reticenze questa pagina sofferta della recente storia italiana. Minoli c’è riuscito. Complimenti.

Come sempre, le immagini ci hanno detto più di mille parole. E, almeno in noi, hanno provocato una grande tristezza. Le lunghe pause di Craxi, il ghigno di Di Pietro, l’insostenibile leggerezza politicante dei vecchi dirigenti del Psi, la banale autoreferenzialità di Occhetto, le orribili monetine, lo stillicidio degli annunci nei Tg degli avvisi di garanzia, degli arresti, delle morti… Ma abbiamo anche rivisto gli anni ’80, un’Italia che cresceva, una battaglia politica nobile e aspra dentro la sinistra per affermare nuove idee. E abbiamo osservato con una certa amarezza che tutte, ma proprio tutte le cose che diceva Craxi, prendendosi ogni volta gli insulti del Pci, erano giuste ed erano vere, e lo sono ancora oggi. L’Italia del dopo-Tangentopoli ha archiviato troppo in fretta il passato, e di contro ha lasciato sul campo tossine, odi, risentimenti. E un desolato senso di sconfitta.

Si può fare qualcosa per rimediare, per evitare che le ombre si trascinino senza riposo e senza tregua? Un Paese che rimuove la sua storia non ha futuro. E tantomeno ha futuro una sinistra che rimuove il leader che forse più di ogni altro nell’ultimo trentennio ne ha segnato – con le luci e le ombre del caso – la storia reale e l’innovazione culturale e politica. E’ sufficiente un briciolo di onestà intellettuale per riconoscere non soltanto che Craxi era senza dubbio un uomo di sinistra, ma, ancor più, che non esiste una sinistra riformista e liberale diversa da quella inventata in Italia da Craxi. Siamo tutti craxiani.

Per questo vorremmo che Pierluigi Bersani andasse ad Hammamet a celebrare il decennale della morte del leader socialista. Sarebbe giusto, intelligente, lungimirante. Indicherebbe con un forte gesto simbolico la volontà di riflettere seriamente, onestamente, politicamente su un periodo essenziale della storia del Paese e della sinistra. Sarebbe il gesto di un leader.

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57 commenti a “Perché non possiamo non dirci craxiani. Bersani vada ad Hammamet”

  1. astrosio scrive:

    se ho letto bene fra le righe, togliere craxi di mezzo e’ stato come togliere una pietra di volta, ed e’ crollato tutto. quindi l’innovazione della sinistra, la bolina che craxi stava cercando di imprimere alla navigazione, e’ stata di colpo interrotta. lasciando un desolante panorama di scompiglio e nostalgia. e’ una visione molto suggestiva. soprattutto se si guarda al presente. non so quanto la condivida, ne’ voglio scavare nel profondo del mio io per scorgervi la mia verita’ personale. rimane, da un punto di vista retorico, un argomento forte. perche’ aderisce a, si incastra perfettamente con, la situazione attuale. a mio superficialissimo modo di vedere, comunque, bersani purtroppo sembra troppo legato (anche lui) a una sorta di nostalgia ideologica, ma anche estetica, per poter rappresentare veramente qualcosa di nuovo. le sue prime esternazioni da leader erano in puro politichese. e la cosa mi ha fatto rabbrividire. ecco.

  2. LUCIO scrive:

    Se questo e’ il tuo pensiero, mi vergogno per te !!!???

  3. Fabrizio Gritti scrive:

    Credo che questo articolo di TFP sia eccessivo. Ero piccolo ai tempi di Tangentopoli e quindi nn ho impressioni dirette ma ho cercato molte notizie su Craxi e su quel periodo.
    Come la vedo?
    Per me il giustizialismo è sbagliato nel metodo e non nego gli evidenti punti di contatto tra politica e magistratura, che sono sbagliati in tutti i sensi li si voglia vedere e che snaturano i rispettivi ruoli.

    E mi sta bene anche una sua riabilitazione nell’anniversario della morte ( cosa che cmq , per tradizione e cultura, in Italia si fa ad ogni anniversario di morte di personaggio pubblico)

    Ma non riesco ancora a cogliere i lati politici della grandezza di Craxi, mi informo e chiedo a molte campane ma non mi è sembrato lo statista che definite e la sua Italia non era meno peggio di quella che sto vivendo io, almeno da quel che ho potuto capire.

    Onore ai meriti di craxi, disprezzo per i suoi demeriti,va bene. Ma andiamo avanti, è possibile dirsi non craxisti io credo :)

  4. matar scrive:

    Io sono un semplice. Sarà per questo che non posso dirmi craxiano?

  5. [...] la provocazione odierna lanciata da the Front Page, dopo il documentario de La Storia siamo Noi dedicato alla figura di Bettino Craxi. [...]

  6. Luigi Rintallo scrive:

    Non ero piccolo ai tempi di mani pulite, ma so con certezza una cosa: l’inchiesta e il clima creati non mi convinsero affatto da subito (e per fortuna ciò è testimoniato per iscritto). Non ho dovuto aspettare per capire che quel moralismo era solo di facciata e preparava cose peggiori di tutto quello che avevamo vissuto. Davvero non so se sia il caso oggi di dirsi craxiani. Craxi è morto e le esigenze di oggi sono ben diverse da quelle di vent’anni fa.

  7. Luca Baldini scrive:

    A mio avviso, come non è giusto cancellare un pezzo di passato non è giusto dissotterrarlo senza considerare i piani di lettura attuale.
    Non è vero, secondo me, che come ho letto nel pezzo, che la puntata di ieri de “La storia siamo noi” è stata sobria ed equilibrata, proprio per quel che si afferma sullo stesso pezzo, ovvero le immagini dicono più delle parole.
    Infatti la chiusura della puntata mostrava come LO STATO -post mortem di Craxi- si affrettasse a riabilitarlo concedendogli i funerali di Stato (per bocca di Massimo D’Alema) subito dopo aver mostrato quando LO STATO -pre mortem- si accaniva sul Craxi Malato dicendo che se Craxi fosse tornato in Italia per curarsi sarebbe stato messo agli arresti ospedalieri, per bocca di Francesco Saverio Borrelli questa volta. Secondo me unificare D’Alema e il suo ruolo istituzionale, e Borrelli e il suo ruolo istituzionale, sotto un unico soggetto definito “Lo Stato” è scorretto e dimostra un chiara intenzione di raccontare un sopruso ai danni di Craxi; non voglio entrare in merito a questo, anche perché ho l’onestà intellettuale per affermare che molto probabilmente la persona subì molto, ma ritengo che questo sia uno dei rovesci della medaglia di ricoprire grandi incarichi pubblici, e come afferma lo stesso Borrelli è importante pretendere la responsabilità delle persone.
    Quello che credo è che per capire a fondo Tangentopoli non ci si può affidare alle immagini, o ai sentimenti che queste scatenano, ci si deve affidare ai fatti, e alle prove che gli inquirenti portarono ai giudici.
    Discutere poi dell’apporto politico di Bettino Craxi alla Nazione è un altro discorso. Il grande merito di Craxi fu quello di aver capito prima degli altri cos’erano gli anni ’80, seppe interpretare i cambiamenti sociali, economici, del paese prima degli altri. Uno dei grandi demeriti fu l’enorme debito pubblico che lasciò, tenendo comunque conto dell’inflazione straordinariamente alta di quel periodo.
    Concludo riallacciandomi a ciò che ho scritto all’inizio, una cosa che mi ha colpito molto della puntata di Ieri è stato come Craxi nelle sue affermazioni sembrasse un “Berlusconi Molto Soft” sicuramente molto più modesto di B, molto più educato, e anche più politico e meno venditore (erano anche altri tempi), ma è possibile in lui ritrovare quell’autoritarismo accentratore giustificato con il decisionismo che fu appunto ribattezzato Craxismo, non si puo’ quindi dissotterrare un pezzo di storia, trascurando le sue implicazioni con il presente, con il fatto che gli eredi più diretti di craxi siano alleati di B. e che quindi una sua riabilitazione, anche solo politica andrebbe vista attraverso il piano di lettura di B. “Craxi aveva ragione, quindi fu un complotto della magistratura”! Lo so, forse è triste, ma non si più non considerare le superficiali e strumentali conclusioni a cui giungerebbe il presente.

  8. baffetto scrive:

    Sono di sinistra non sono riformista e non sono assolutamente craxiano, sono un cittadino onesto io.

  9. [...] Fonte Articolo: Perché non possiamo non dirci craxiani. Bersani vada ad Hammamet [...]

  10. loremaf scrive:

    Casomai sullo stesso volo con la Polverini e Fini: volo Alitalia di stato Milano-Roma-Hammamet: magnifico.

    Apprezzerei di più onestamente qualche dichiarazione su Del Turco, questa sarebbe una bella occasione per ristabilire un pò di serietà.

    il resto…………..lo lascerei sul banco

  11. maurizio giorgio scrive:

    sono d’accordo con tfp.
    e se bersani avesse veramente l’ambizione di diventare il leader della sinistra italiana farebbe benissimo a cominciare proprio dalla tomba di craxi.
    l’onesta’ e’ la capacita’ di capire e la volonta’ di cambiare.

  12. Biagio Marzo scrive:

    Siamo tutti craxiani. Io sono stato della prima ora e non mi pento. Craxi, con le sue luci e ombre, era, sciascianamente, un uomo, anzi un gigante di fronte a questi quaquaraquà imboscati nel Parlamento, per una legge elettorale bulgara in mano ad una oligarchia.
    E’ vero che Craxi era un decisionista e il Psi con lui era di cifra leadestica, ma era uno che rispettava la democrazia interna e le decisioni prese dai gruppi dirigenti.
    Ultimamente ho pubblicato: “L’ombra di Tatò tra Craxi e Berlinguer” e ho potuto leggere gli appunti del braccio destro di Berlinguer, il quale gettava, in ogni occasione, palate di “merda” su Craxi e i socialisti. Berlinguer non era sereno nei confronti di Craxi, in quale non era uno stinco di santo, ma non poteva non usare, machiavellicamente, mezzi leciti e illeciti per combattere il Pci, sempre pronto per allearsi con la Dc – leggasi Udc. D’Alema copia malamente Berlinguer e Togliatti, ma i tempi sono cambiati, per questo perderà sonoramente-. E, comunque,Craxi non voleva che il Psi fosse il vaso di coccio tra vasi di ferro – Dc e Pci-.

  13. alexsk8er scrive:

    Craxi ha le stesse caratteristiche di Berlusconi, cioe’ e’ stato un leader carismatico con visione lucida del futuro, ed e’ stato travolto dagli eventi perche’ in Italia un uomo cosi’ non riesce ad operare, per la viscosita’ della politica, per la resistenza delle corporazioni, perche’ chi opera erra (chi non commette errori, tranne quelli che non fanno nulla?), perche’ c’e’ ideologia nei giudici, che tendono a concentrare ossessivamente la loro attenzione sui personaggi piu’ in vista, proprio per mettersi in vista loro stessi, e costruirsi una carriera politica post professionale.

  14. filippo gazzaneo scrive:

    bersani vada a rosarno…

  15. GHIGNO DI TACCO scrive:

    Con glia articoli su Craxi state mantenendo fede all’impegno preso (nel simpatico video di presentazione del sito) di fare “qualcosa dalla parte della politica”.
    Complimenti ed auguri da parte di uno, all’epoca, troppo giovane per dirsi craxiano ed, oggi, tanto riformista e amante della “Politica” da considerarsi craxiano.

  16. Antonio Chelli scrive:

    Complimenti per la qualità del sito e del blog che ho scoperto solo oggi. Nel merito: Craxi appartiene alla storia di questo Paese e saranno necessari ancora anni prima di avere giudizi equilibrati. La sua politica, e quella del PSI di allora di cui facevo parte invece no. Dovrebbero ancora essere oggetto di riflessione. Se pensate che Craxi abbia perso per la magistratura sbagliate. Il potere finanziario, che aveva ed ha legami con gli Stati Uniti allora come oggi, è stato il vero artefice della sua sconfitta. La politica verso il nord Africa e la Palestina che lui faceva metteva in crisi un sistema di alleanze. Il PCI non se ne accorse, pensò di approfittarne per distruggere un leader scomodo e ne è rimasto travolto anche lui. Restano molte cose importanti di quel periodo, alcune conosciute altre meno. Diamo tempo al tempo.

  17. Giacomo scrive:

    La cosa paradossale è che, fatta eccezione per pochissimi, gli uomini e le donne del variegato mondo ex PCI ancora oggi non si rendono conto, o fanno finta, che la disfatta giudiziaria della DC e del PSI ha aperto la strada al populismo e alla demagogia peronista berlusconiana e al cupo giustizialismo al sapor di manette dipietresco.
    Alle ultime elezioni della famigerata prima Repubblica PSI e PDS insieme avevano circa il 30% dei consensi a cui si sarebbero potuti aggiungere i voti socialdemocratici, repubblicani, radicali, etc in modo da creare in Italia una grande forza riformista.
    Il PCI nella sua miopia e nella speranza di trarne vantaggio ha regalato milioni di voti socialisti e non solo a Berlusconi e ha condannato la sinistra italiana alla minorità.
    E ora l’Italia unico tra i paesi europei si balocca tra partiti democratici che in Europa nessuno conosce e popoli della libertà che con il partito popolare europeo sempre meno hanno a che fare.
    Bersani dovrebbe avere il coraggio di andare in Tunisia e dire forte e chiaro che Craxi è stato un grande leader della sinistra italiana e come tale viene onorato e ricordato.

  18. marcello scrive:

    Che tristezza il vostro elogio del ladrocinio. La pietà per l’uomo è una cosa, ma esaltare come di sinistra Craxi significa che fino a oggi in poche decine di milioni non abbiamo capito cosa sia (stata?) la sinistra. Di sinistra era Enrico Berlinguer. Un consiglio: negli anni ’70 Berlinguer scrisse un libriccino sull’austerità, leggetene qualche paginetta ogni sera, non sarebbe tempo perduto. Ricordatevi della Milano da bere e di tutte quelle fregnacce e poi soprattutto ricordatevi chi era il miglio amico di Berlusconi. Hasta la vista

  19. Giacomo scrive:

    Le sue parole caro Marcello sono la dimostrazione dell’arretratezza culturale e politica, e mi permetta anche di una certa “ignoranza” di una parte del popolo della sinistra.
    Le ricordo che al “ladro” Bettino Massimo D’Alema ho offerto i funerali di stato, Piero Fassino lo ha inserito nel pantheon del Pd, e Walter Veltroni in un intervista del luglio scorso ne ha tessuto le lodi come leader politico.
    Sono abbastanza sicuro che Giorgio Napolitano abbia giudizi analoghi a riguardo e in ogni modo mi sembra si appresti a ricevere in Quirinale la Fondazione Craxi in occasione del prossimo anniversario della morte di Bettino Craxi in Tunisia.
    Eppoi vi chiedete perchè gli italiani non vi votano e preferiscono Berlusconi………povera Italia e povera Sinistra.

  20. loremaf scrive:

    Giacomo potresti candidare alle prossime elezioni, così potremo pesare il peso elettorale di tanta sicurezza.
    capolista mi raccomando Biagio Marzo che una volta preferiva sostiutire il pci per allearsi la dc ora l’alleanza con an per fare un gran bel partito riformista come il PSI che faceva parte del PSE ora forse del PPE insieme a UDC e UDEUR, buona fortuna!

  21. GHIGNO DI TACCO scrive:

    Sottoscrivo pienamente quanto detto da Giacomo.
    Con questa gente la sinistra non va da nessuna parte.

  22. Giacomo scrive:

    Caro loremaf io ho fatto un ragionamento politico che si può condividere o non condividere, ma tu invece hai solo sciorinato una serie di nonsense uno dopo l’altro ripetendo una sequela di parole prive di senso.
    Due cose da puntualizzare:
    che la sinistra non vinca lo dicono i fatti e penso che le prossime elezioni lo confermeranno, me ne dispiace, penso che Bersani ed altri stiano facendo il possibile, ma ……..la vedo dura.

    ti comunico che il 19 gennaio la fondazione Craxi (quel bandito latitante ladro e anche mafioso che non guasta) amico personale tra i tanti di Allende, Felipe Gonzales, Brandt e Arafat, quest’ultimo presente ai suoi funerali, sarà ricevuta dal Presidente Napolitano.
    Fattene una ragione!!!

  23. madcap scrive:

    Spero questo sia un pezzo satirico, vero? Ah, ho sempre apprezzato la comicità grottesca!

  24. marcello scrive:

    Caro Giacomo, proprio il fatto che uno come Uolter abbia fatto l’elogio di Craxi mi conferme nelle mie idee. Craxi se è mai stato di sinistra, ad un certo se lo deve esser scordato, forse frequentando l’amico suo Silvio. A proposito, lo dico soprattutto ai craxiani della seconda ora, ad aprire le porte e i portoni agli affaristi della stregua di Berlusconi e Ligresti è stato Bettino. Quindi, Giacomo, mi faccia la cortesia di non offendere e di leggere qualche Bignami di Storia, vedrà che questa infatuazione craxiana le passa. Ancora ai socialisti: se vi siete buttati tra le braccia di Silviuccio non è certo colpa del Pci, ma di una naturale propensione al leaderismo sguaiato e truffaldino.

  25. Giacomo scrive:

    Non c’è niente da fare con voi è tempo perso siete incorregibili.
    Vi saluto e buone sconfitte prossime venture.
    Mi dispiace solo per Bersani e le altre persone serie del PD che devono ogni giorno avere a che fare con il nulla politico che rappresentate
    In ogni modo ci sarà sempre qualche girotondo, popolo viola, che vi farà sentire importanti per qualche minuto.

  26. marcello scrive:

    Promemoria per Rondolino & Velardi
    “Dopo essere stato l’uomo politico più popolare d’Italia Craxi scoprì di non avere l’appoggio incondizionato neppure del Psi. Il suo nepotismo arrogante e corrotto nelle sfere del governo locale milanese, la sua opposizione alle riforme costituzionali, il suo atteggiamento autoritario: tutto questo scatenò la reazione popolare”. Denis Mack Smith

  27. marcello scrive:

    A Giacomo,
    io capisco che stare con una compagnia di giro come quella piduista Berlusconi & Cicchitto non è proprio quanto di meglio si possa volere dalla vita. Ma un rimedio c’è, lei forse non ci aveva pensato ma un rimedio c’è: non li voti.

  28. madcap scrive:

    Ma davvero non riesco a capire la nostalgia per un periodo in cui l’economia italiana è stata portata al collasso (debito e spesa pubblica), per un personaggio morto in latitanza, condannato a 10 anni di reclusione (qui non centra niente il moralismo, ci sono dei reati penali) e, soprattutto, per colui che ha distrutto il Partito Socialista Italiano…voglio dire, dove sta lo statista in tutto ciò?

    PS: vorrei poi ricordare che quello che Craxi, che viene continuamente ricordato come colui che ha impresso una svolta storica alla sinistra italiana, al sud governava a livello locale con la DC, mentre al Nord governava con i comunisti (vedi le “giunte rosse” di Milano e Torino). Beh, se questa la chiami svolta…

  29. Giacomo scrive:

    Caro Marcello io non li voto ma siete Voi che li fate vincere con il vostro atteggiamento girotondino e dipietresco, siete purtroppo il problema di Bersani e di molti altri.
    Non vi chiedete però come mai l’Italia dei Valori in tanti anni non abbia mai fatto un congresso, quello va bene.
    Eppoi una strada a Craxi no, ma decine di strade a Togliatti e Stalin (Stalingrado) vanno bene.
    Complimenti

  30. Giacomo scrive:

    Per fortuna la Sinistra italiana anche quella ex PCI ha ancora tanti uomini che usano l’intelligenza in modo critico e non hanno portato il cervello all’ammasso.
    Grazie Velardi e Rondolino le persone di Sinistra, socialiste liberali, radicali e liberal democratiche sono con Voi !!!.

  31. Vittorio scrive:

    …..“si può dare anche atto a Craxi che in questo processo non è risultato né che abbia sollecitato contributi al suo partito né che ne abbia ricevuti a sue mani. Ma queste circostanze – che forse potrebbero avere un qualche valore da un punto di vista, per così dire, estetico – nulla significano ai fini dell’accertamento della responsabilità penale”.
    Queste tre righe della motivazione della sentenza della Cassazione che ha condannato Bettino Craxi dovrebbero far riflettere, prima di chiamare uno statista ladro o latitante, di come il clima politico degli anni di tangentopoli abbia trasformato la responsabilità politica di un leader (che va giudicata dagli elettori) in responsabilità penale (in un paese in cui la responsabilità penale, secondo la costituzione, é personale). Ciò detto non sono stato e non sono un craxiano, ma stimavo e continuerò a stimare la levatura del leader politico neanche lontanamente paragonabile a quella dell’attuale classe dirigente.
    Il problema di una certa sinistra che non riesce a discostarsi dal clima di quegli anni é legato, a mio giudizio, dall’inesistenza di leaders che siano in grado di battere Berlusconi dal punto di vista delle idee, costruendo un progetto che evidenzi le carenze dell’attuale governo divenendo, allo stesso tempo, propositivo.
    Questo vuoto lascia, a chi “odia” Berlusconi , l’unica alternativa del dipietrismo, storicamente anticraxiano ed antiberlusconiano, perché guidato da sempre dalla furia ceca di cancellare la classe dirigente in carica raccogliendo le frustrazioni di chi necessita di “giustificare” i propri fallimenti con la politica di chi governa.
    Ciò detto, se da un lato la crescita di una sinistra riformista deve necessariamente passare per una rivisitazione degli anni di tangentopoli obiettiva e serenamente critica (come ha cercato di fare la trasmissione di Minoli), dall’altro deve accettare di discostarsi da chi, accecato dall’odio antiberlusconiano, rafforza un reazionario come Di Pietro con il quale politicamente non condivide altro che il medesimo nemico.

  32. Giacomo scrive:

    Complimenti Vittorio !!
    Argomentazione perfetta.

  33. poa scrive:

    d’accordo, bersani vada ad hammamet.
    e qui siamo ai gesti politico-simbolici.
    ma soprattutto -e questa sarebbe “visione politica”-rompa l’alleanza con un populista autoritario come di pietro (uno che, il giorno dell’assoluzione di mannino dopo DICIASSETTE anni di processo, tuona contro il processo “breve” e l’inappellabilità).
    è questo lo scandalo della sinistra: allearsi con quanto c’è di peggio nel parlamento italiano.

  34. loremaf scrive:

    Caro Giacomo
    personalmente ho fatto politica quando avevo i calzoni corti, ora che si sono un pò allungati cerco di fare bene il mio lavoro, ragionamenti politici li lascio agli altri più capaci, sperando che in giro ve ne siano tanti, purtroppo devo constatare che visto quello che passa il convento, non credo che la classe politica di questi anni sia migliore di quella dei mirabili anni ottanta.
    Personalmente non ho alcun rancore verso i dirigenti del PSI di allora, anzi mi spiace per i socialisti che ho conosciuto ed apprezzato.
    Sono stato alunno di due gran brave persone: Giuliano Vassalli e Gino Giugni, ho appeso tanto, non li ho ringraziati mai abbastanza, ma questi erano altra cosa rispetto ai nani e alle ballerine, la loro coerenza potrebbe essere di esempio ai tanti, come li vogliamo chiamare, nuova classe dirigente di questi anni, scegli tu da qualche capogruppo a qualche ministro, le cui gesta davvero lasciano esterefatti, in un partito con gli ex di An e nel PPE, vedi un pò tu.
    Il Craxi degli anni ottanta non avrebbe mai votato o appoggiato una Polverini e/o Alemanno, o se preferisci Cota e/o Formentini.
    “Allende, Felipe Gonzales, Brandt e Arafat, erano suoi amici, bene, lo erano anche di Berlinger, il quale aveva anche qualche pessima frequentazione come il segretario del Partito comunista della DDR, come pure il nostro, l’elenco sarebbe sconveniente e lungo.
    Il ruolo e la statura del politico craxi la lascerei agli storici, il quali sapranno valutare meriti e demeriti.
    Invece i piccoli craxiani non li ricorderà alcuno storico, anzi si dirà di loro che una volta defunto non seppero fare altro che accasarsi diversamente dai democratici tedeschi, i quali dopo Khol, non abbandonarono il vascello , anzi !
    Ai posteri l’ardua sentenza, a noi la mediocrità di questi giorni.
    Buone cose .

  35. Luigi Rintallo scrive:

    @ Madcap – va bene ubriacarsi per Di Pietro, ma non bisogna esagerare. I processi subiti da Craxi oggi risulterebbero tutti incostituzionali (per la violazione sistematica del “giusto processo”). Di magistrati che selezionano i “ladrocini” da perseguire non sappiamo che farcene: vedi il Di Pietro che si ferma – parole sue – davanti al portone di Botteghe Oscure.

  36. Enrico scrive:

    Sempre con questa storia del debito pubblico.
    A parte il fatto che dal 92′ è continuato a crescere in modo smisurato; c’è una differenza con gli anni 80′.
    Quelli furono anni in cui c’era una economia reale che galoppava ed in cui il paese – la popolazione si è arricchita.
    Ricordo tantissimi operai con famiglia monoreddito che sono stati in grado di costruirsi una casa (l’Italia è il paese con la più alta percentuale di proprietari di casa al mondo) e di far studiare i loro figli (diventati dottori).
    Oggi ci indebitiamo, non per metterci nelle mani un patrimonio (casa)o per investire sul futuro (far studiare i figli) ma per sopravvivere.
    Coplimenti a tutti coloro che hanno invocato ed applaudito la c.d. seconda repubblica senza capire dove si stava andando e, soprattutto, distruggendo definitivamente la Politica.

  37. Marcello scrive:

    Mi piacerebbe, fuori dalle battute e dalla visceralità che comunque la “questione Craxi” continua a scatenare, che si ragionasse sul fatto che una società, specie come la nostra, in perenne transizione verso un altrove ancora da venire, ha bisogno di regole e di rispetto per esse così come di fatti, cose concrete (cioè riforme). Se partiamo da qui vediamo che un certo modo di fare politica-spettacolo, cioè tanto fumo e poco o niente arrosto, è cominciato proprio con il “craxismo”, con le pacchiane e nostalgiche coreografie pansechiane, che erano solo autocelebrazione di un potente che aveva messo in scacco la Dc, con la quale continuava comunque a sgovernare, e tenere sulla corda il Pci. Craxi non mai voluto l’unità della sinistra, era troppo innamorato di se stesso (a chi ha memoria ricordo la famosa intervista con Minoli, quella in cui il giornalista rimase inginocchiato davanti al lider maximo per tutto il tempo).
    Quali sono state le grandi novità che Bettino ha introdotto nel nostro sistema politico bloccato e clientelare? Ma ricordate Di Donato, Giusi La Ganga (un destino nel nome), questi erano i nani e le ballerine a cui lui si affidava.
    Ma è di questo che si ha nostalgia?

  38. Enrico scrive:

    Caro Marcello guarda che per troppo tempo la presentabilità di un personaggio politico è stata decisa da personaggi che, sulla base di una presunta superiorità morale e senza farsi un’esame di coscienza, rilasciavano patenti a destra e a manca.
    Tanto per capirci ti faccio degli esempi.
    Oggi nell’immagginario collettivo dei più Craxi è un ladro ed i vari La Ganga ecc. dei nani, solo perchè nella vulgata dell’epoca, scientificamente costruita attraverso i mezzi di informazione, furono descritti in questo modo.
    Ancora conservo i numeri dell’Espresso di quegli anni con le copertine dedicate a Craxi od i giornali nei quali la sua foto veniva accostata a quella di Pacciani e di Riina.
    Per contro, in modo chirurgico, venivano risparmiati altri personaggi che erano funzionali ad un certo disegno politico.
    Chissà perchè i vari De Mita, Mastella, Mancino, Scalfaro, ecc.(responsabili della ricostruzione post – terremoto in Irpinia) sono stati accettati, con ruoli di grande responsabilità, anche nella c.d. seconda repubblica.
    Che cosa ha fatto la differenza tra Craxi e De Mita o tra Mancino e La Ganga se non la feroce campagna di stampa scatenata da un gruppo di potere negli anni 90 ?

  39. Marcello scrive:

    Caro Enrico, sono d’accordo con te sul fatto che personaggi quali De Mita e gli altri che hai nominato non abbiano “pagato” mediaticamente e non solo, come dovevano. Ricordo ancora il patto tra De Mita e Scalfari, ho la memoria lunga, non credere. Solo una cosa: Craxi non è vittima di nessuno se non della sua smania di grandezza e potere. E quello che uno come me non gli può perdonare è di avere gettato nel fango la bandiera del socialismo, la bandiera che ha campeggiato nella lotta per la conquista della terra in molti centri del sud e nella lotta per una vita migliore e più giusta. Lui i contadini e i gli operai li vedeva solo nel quadro di Pellizza da Volpedo. Ricordo ancora un congresso socialista calabrese in cui un vecchio compagno socialista parlava di lavoro e sfruttamento (Anni ’80) e pochi posti più in là l’on. Saverio Zavettieri ridere sfottente.

  40. Giacomo scrive:

    Caro loremaf sono d’accordo con te Craxi ha avuto, a mio avviso, tanti meriti e va ricordato come un grande leader della Sinistra ma anche alcune responsabilità, una certa spregiudicatezza, ed anche un carattere difficile che non lo rendeva simpatico.
    Eppoi l’errore del CAF e gli ultimi anni di governo molto orientati al potere, con il progetto politico un pò perso per strada.
    Si è vero la tragedia del PSI sono stati i tanti craxini, che con il PSI non avevano spesso nulla a che fare e che sono saliti sul carro di quello che in quel momento sembrava essere il vincitore.
    Un’organizzazione un pò anarchica del partito e forse anche una certa connivenza (in fondo portavano voti) hanno fatto il resto e le cose sono sfuggite di mano.
    Ma solo l’ipocrisia di alcuni può negare il fatto che la prima repubblica funzionava così, i partiti, le sezioni, i giornali, le campagne elettorali, i dipendenti, costavano tanto e sempre di più e il finanziamento illegale era la strada praticata da tutti ma proprio tutti.
    Ma solo alcuni hanno pagato.
    Ti ricordo che Oscar Luigi Scalfaro era stato ministro degli interni nel governo Craxi, lui è finito presidente della Repubblica, altri in modo peggiore.

  41. madcap scrive:

    Per Luigi: Prima di tutto, da persona che non ha mai votato Di Pietro (non è detto che non succeda in futuro), non vedo perché qualcuno che parla citando sentenze passate in giudicato debba essere definito giustizialista (e quindi dipietrista): i giustizialisti sono quelli che appena arrestato uno, inveiscono perché vogliono linciarlo senza processo, non quelli che parlando dopo la Cassazione. Inoltre, il fatto di criticare la Prima repubblica non significa affatto incensare ciò che è venuto subito dopo: bisogna soltanto rendersi conto che in quel sistema di corruzione Craxi non faceva certo la parte della piccola fiammiferaia. Per quanto riguarda il “giusto processo”, qui ci si dimentica che la norma venne introdotta nel 1999 proprio perché la legge che modificava l’art 513 del codice di procedura penale, (che allungava i termini di molti processi, facendoli finire dritti in prescrizione) era stata giudicata incostituzionale dalla Corte costituzionale: si è così deciso di inserire una norma incostituzionale dentro la Costituzione (proprio come si sta cercando di fare ora per il Lodo Alfano). Per quanto riguarda l’inchiesta Mani Pulite, ricordo che all’epoca venne inquisito l’intero vertice del PCI milanese, con gli arresti di Soave e Li Calzi, oltre ai processi a Marcello Stefanini e Primo Greganti. Il sistema di corruzione coinvolgeva tutti i partiti (e quindi i loro esponenti), e ha le sue origini nel sistema bloccato della prima repubblica: se proprio si vuole parlare di responsabilità politica (e non penale), ovviamente una responsabilità maggiore (certo non esclusiva) l’hanno avuta i partiti che stavano in maggioranza.

  42. madcap scrive:

    Per Enrico: Se oggi stiamo sopravvivendo e non galoppando è proprio per la gentile eredità lasciataci dalla prima repubblica, da quei giganti che come unico strumento di politica economia avevano la svalutazione della lira. Nel 1992, a fronte della probabile bancarotta dello Stato, i ministri Amato e Ciampi furono costretti a mettere in piedi due leggi finanziarie simili a cure da cavallo, con alcuni simpatici provvedimenti come il prelievo forzoso di 100 mila miliardi di lire sui nostri conti correnti bancari. Questo è il risultato di un Paese che per anni ha vissuto molto al disopra delle proprie possibilità, e di un governo che manteneva il proprio consenso solo con un sistema clientelare che migliorava certo il livello di vita dei “clienti”, ma che allo stesso tempo faceva salire alle stelle la spesa pubblica e i conti dello Stato. Immagina una famiglia in cui il padre, impiegato, promette alla moglie una casa al mare, al figlio una moto e alla figlia un appartamento in centro. Beh, per un periodo (gli anni ‘80) la famiglia starà bene, ma alla fine del mese (1992) la famiglia dovrà pagare lo scotto. Per quanto riguarda l’andamento del debito pubblico non è vero che nella seconda repubblica è continuato a salire, anche perché altrimenti in Europa non ci avrebbero mai fatto entrare. Nei corso del primo e del secondo governo Prodi è sceso, a volte anche sensibilmente (almeno quello…)

    (scusate se mi sono dilungato oltremodo, ma l’argomento – l’avrete capito – mi sta a cuore)

  43. Enrico scrive:

    Per madcap: non sono un esperto di economia ma non riesco a capire perchè fino agli anni 80′ tutte le generazioni post guerra sono riuscite a comprare casa nonostante i tassi di interesse delle banche al 20/25 % e le generazioni successive, con tassi di interesse al 5 %, no.
    Un’altra cosa: nel 92′, per risanare il debito, lo stato ha messo in vendita i beni di famiglia (privatizzazioni); quell’operazione fù un grande regalo fatto ad alcuni imprenditori che, approfittando della debolezza e della delegittimazione della politica, hanno ottenuto molto in cambio di poco.
    Veniamo ad oggi dopo che sono trascorsi 20 anni: la mia generazione non sa dove andare, ha perso la speranza nel futuro, è apatica, impaurita e cerca faticosamente di sopravvivere vagando senza meta.
    Se è vero, come dici, che ci sono responsabilità che vengono da lontano, Ti chiedo: quanto tempo dovrà passare prima di poter dare un giudizio sulle responsabilità di questa classe dirigente ?

  44. Marcello scrive:

    L’ex ministro delle Discoteche, De Michelis, è comparso in tv (Tg5, naturalmente) per dire che Craxi fu fatto fuori dai due partiti al governo negli Anni ’80, Dc e Pci, che non volevano le riforme auspicate dal Lider maximo. In puro stile berlusconiano, Bettino viene fatto passare per un martire lungimirante, che le orde popolar-cafone hanno voluto togliere di mezzo. E’ questa la chiave di lettura per la pacificazione?
    Subito dopo De Michelis è intervenuto Enrico Manca a dire che Bettino lanciò la stagione delle riforme nel 1979 e che purtroppo ancora le aspettiamo. Ma cosa avrà voluto dire? Certo che le aspettiamo ancora: il Psi di Craxi di tutto si occupò meno che di riforme.

  45. madcap scrive:

    Per Enrico: Allora, come ho già detto, «il fatto di criticare la Prima repubblica non significa affatto incensare ciò che è venuto subito dopo»: non è vero che Berlusconi e Rutelli siano da preferire a Craxi e De Michelis, ma ciò non vuol dire che sia vero il contrario. Quello che voglio dirvi, è che non vedo dal mio punto di vista tutta questa differenza (che invece voi notate) tra la fine della seconda repubblica e questi ultimi 15 anni. Non mi sembra che la mia conclusione sia così fuori dal mondo: Craxi era parte di un sistema di corruzione di cui negli anni 80 facevano parte tutti i maggiori partiti della Prima Repubblica. Una volta scoperto, il massimo che si possa dire in sua difesa è “non era l’unico” oppure “il sistema non l’ha creato lui”. Ma da qui a dedicargli una strada o una piazza ce ne corre, non trovate?
    In politica economica, l’unica differenza (non da poco) rispetto al passato è che oggi l’Europa ci costringe ad essere corretti nella tenuta dei conti, mentre prima vigeva un clima di irresponsabilità assoluta: chi stava al governo sapeva di non poter andare all’opposizione – il famoso fattore K – e così non poteva neanche pagare per gli errori commessi. La politica economica italiana si basava interamente sulla spirale «svalutazione della lira-inflazione-altra svalutazione» (è proprio per questa politica che i tassi d’interesse delle banche erano così alti, tra l’altro, ma per entrare in Europa uno dei parametri di Maastricht del 1992 ci aveva imposto la riduzione drastica del tasso d’inflazione e così sono scesi pure i tassi d’interesse).
    Nel 1992 a fronte dello sfacelo dell’economia (i ministeri non erano neanche sicuri di pagare gli stipendi agli impiegati) si è dovuto mettere insieme una serie di opere di privatizzazione, oltre che di dismissione di proprietà pubbliche. In questa situazione è chiaro che gli imprenditori fanno affari d’oro, e possono permettersi di fare gli sciacalli: con uno Stato al collasso e con un disperato bisogno di entrate, è chiaro che i privati hanno il coltello dalla parte del manico quando trattano con lo Stato. Per quanto riguarda la situazione della tua e della mia generazione, beh, dare la colpa esclusivamente alla dabbenaggine dell’attuale classe politica non è certo la soluzione: è un dato di fatto che, per la prima volta, i giovani di oggi sono sicuri di non poter migliore la loro situazione rispetto a quella dei loro genitori, ma questa è una situazione che ha colpito molti paesi occidentali. Le cause sono molteplici: l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della popolazione attiva, la precarizzazione del mondo del lavoro, la fine delle ideologie e quindi il venire meno di “un progetto più grande”, ecc.

  46. Luigi Rintallo scrive:

    Non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Di riforme il Psi non cianciava, ma faceva. Il ministro delle discoteche, come ora è ricordato, era quello che andava a Bagnoli e affrontava di persone gli operai abituati a decenni di assistenzialismo e assenteismo. La grande riforma lanciata da Craxi indicava come oggetto di intervento riformatore gli stessi argomenti che ancora oggi, a oltre trent’anni di distanza, si cerca timidamente di risolvere con la bozza Violante. Perché come al solito la sinistra targata ex Pci viaggia con venti-trent’anni di ritardo rispetto alle esigenze del Paese. Infine, che il Pci e i suoi dirigenti l’abbiano fatta franca rispetto ai finanziamenti irregolari è un dato di fatto ed è inutile rifarsi ai suoi “indagati”, se non si tiene conto del modo diverso in cui i media li hanno descritti e del fatto che – come dichiarato da Di Pietro – i magistrati si sono fermati davanti a quel portone da cui passò la valigetta piena di milioni di Gardini. Per non trascurare il fatto che i sigilli messi agli uffici di Botteghe Oscure furono violati nella notte… e altro ancora che chi ha memoria conosce benissimo, sebbene finga di aver dimenticato.

  47. Marcello scrive:

    Ci vogliono fatti, fatti, cose concrete, non teoremi. Il Pci era composto da gente che si spaccava la schiena, così come una parte del glorioso Partito socialista, quello che non si asservì ai padroni della Finanza e dell’Industria assistita di Stato. Compagni che non andavano in discoteca con le escort, ma si guadagnavano il pane sudandoselo.

  48. Luigi Rintallo scrive:

    Si è visto chi frequentavano i dirigenti post-comunisti: Profumo, Passera, Bazoli … i banchieri in fila per votare Prodi… Caro Marcello, ci hanno ingannati per anni. I dirigenti socialisti erano piccoli borghesi, forse sgomitanti, ma qualche idea in testa per cambiare ce l’avevano. Gli altri rincorrevano solo l’alleanza con turiboli e poteri forti.

  49. Claudio scrive:

    In questo dibattito ci sta anche questo punto di vista. Vedi:

    Craxi, Berlusconi e il fallimento della politica in Italia
    http://www.thefrontpage.it/?p=3224

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