La grande confusione pugliese e il doppio scenario di D’Alema
Sul fatto che quello che sta accadendo in Puglia alla luce del sole (o meglio in penombra) sia sempre accaduto nel segreto delle segreterie di partito, anche di quel Pci in cui la parola “corrente” era una bestemmia, non ci sono dubbi. Ma lo sgretolarsi di ogni decenza formale nell’operato dei partiti a cui si è assistito nell’ultimo mese potrebbe produrre un disamore per la politica forse senza ritorno. L’Udc non aveva mai fatto mistero di voler scegliere la propria coalizione in base alle possibilità di vittoria. I vendoliani non hanno più problemi ad ammettere che la strategia del martirio sia unicamente volta a rinforzare quanto più possibile il partito del governatore.
Conservare la Regione sembra essere al di fuori degli interessi dell’entourage di Vendola ed egli stesso, se ne avesse avuto realmente la volontà politica, avrebbe avuto in mano una grande mossa per sparigliare le carte: entrare nel Pd. Il Pd ha dimostrato che l’unica reale causa delle proprie decisioni è la subalternità a D’Alema, la Poli Bortone ha espressamente detto di essere disposta a rinunciare al professato meridionalismo in cambio della candidatura per il centrodestra ed Emiliano, con decine di dichiarazioni e manovre tra loro contraddittorie e indecifrabili, si è rivelato del tutto privo della statura politica necessaria a gestire il caos del Pd.
Quello che sorprende è che il Pdl si sia rivelato incapace di approfittare della disorganizzazione degli avversari per iniziare una campagna elettorale che poteva essere vinta in partenza: il puntiglio di Fitto impedisce la candidatura della Poli Bortone, le mezze tacche locali impediscono una candidatura di prestigio come quella del magistrato Stefano Dambruoso, uomo privo di precedenti politici, e il Pdl si orienta verso il consigliere regionale Antonio Distaso (il cui unico elemento sul curriculum è l’essere figlio di un ex presidente di Regione, proprio come fu per Fitto).
Chi ha in mano la partita, in definitiva? Massimo D’Alema: vista l’impossibilità di una corsa a due, rimangono in piedi la corsa a quattro (Poli Bortone – candidato Pdl – candidato Pd, cioè Boccia, sempre che Emiliano non gli stia preparando uno sgambetto per la prossima assemblea – Vendola) e la corsa a tre (Pdl – Poli Bortone + Udc – Pd con Vendola). Nel primo caso D’Alema riterrà l’alleanza con l’Udc indispensabile all’accordo nazionale, e vincerà la coalizione a cui le ali toglieranno meno voti. Nel secondo scenario, D’Alema raggiungerà un accordo tale da consentirgli, salvando l’alleanza a livello nazionale, di “prestare” l’Udc alla Poli, avviando la sinistra verso una probabile vittoria. Il primo scenario sarebbe il trionfo delle nomenclature locali; D’Alema, invece, vincerebbe in ogni caso.


D’Alema ha sempre ragione! PS l’ho già sentita da qualche parte questa…