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Campania, il Pdl sceglie Caldoro (e il Pd cerca l’Udc)

Per Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania, fino ad oggi calzavano a pennello le parole della premiata ditta Mogol-Battisti («dovendo scegliere e studiare le mie mosse / sono all’impasse»). Ma stamane, quando ha varcato il portone di Palazzo Grazioli per un faccia a faccia con Silvio Berlusconi, il sottosegretario all’Economia ha capito che doveva mollare l’osso e dare il via libera alla definizione d’un candidato Pdl alla presidenza della Regione Campania. Poco tempo a disposizione per affondare la corazzata Bassolino e recuperare il rapporto coi centristi, con il rischio di veder sfumare, dopo tanto lavoro ai fianchi, una vittoria epocale in Campania: così Berlusconi ha motivato la necessità di non far passare altro tempo.

Detto, fatto. Quando Cosentino – la cui candidatura è sfumata a causa dei suoi guai giudiziari – è uscito dal quartier generale del premier ha finalmente pronunciato il nome di Stefano Caldoro. Domani i vertici campani del Pdl indicheranno il suo nome che sarà ufficializzato la prossima settimana dall’ufficio di presidenza nazionale, ma per l’ex ministro socialista, classe 1960, è di fatto giunta l’investitura tanto attesa. Un semaforo verde che sarebbe dovuto arrivare ieri dai vertici romani ma che Berlusconi ha preferito rimandare ad oggi, legandolo ad un vis-à-vis con l’indispensabile Cosentino. Sarà lui, infatti, a dover guidare Caldoro in un terreno che da quindici anni è dominio di Antonio Bassolino e Ciriaco De Mita.

Sul fronte del centrosinistra, più che al nome dell’aspirante successore di Bassolino, si pensa alla corazzata che dovrà blindarlo. Don Antonio si sente più libero e combattivo: sparito (almeno per ora) lo spettro dei veltroniani, ridimensionati gli attriti interni, ora dice che vuole «fare la sua parte». ‘O presidente ha già parlato chiaro coi suoi: niente primarie. Nè di coalizione, nè del solo Partito democratico; nè indicative nè confermative. Servono solo a litigare, perdere voti e allontanare la componente centrista.

Tra i possibili candidati c’è Ennio Cascetta, assessore regionale ai Trasporti, che un poco ci crede. Negli ultimi giorni lo si vede ovunque: convegni, manifestazioni politiche, in tv. Perfino allo stadio, seduto dietro al presidente del Calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis. Ma il nome di Cascetta, si mormora a Palazzo Santa Lucia, è uscito troppo in fretta e «già puzza di bruciato». Del resto, non è certo quella l’indicazione capace di consentire un accordo con l’Udc demitiano. Raimondo Pasquino e Guido Trombetti, rispettivamente rettori dell’Università di Salerno e di quella di Napoli, sono invece due identikit che i giornalisti politici locali tengono sempre sul desktop del computer: da anni vengono candidati ad ogni elezione in Campania. Stavolta però potrebbe essere quella giusta. In particolare per Pasquino, il nome magico cui l’uomo di Nusco potrebbe dire sì.

In cambio cosa avrebbe Bassolino? In caso di vittoria, piazzare un suo fedelissimo alla vicepresidenza (Cascetta) e incassare assessorati “di peso” (Bilancio, Agricoltura, Trasporti). Certo, in caso di vittoria. Ma Bassolino da un paio di mesi va ripetendo una litania, forse nella speranza che diventi slogan del ritrovato orgoglio dei suoi aficionados: «Con me, in Campania, Berlusconi non si è mai tolto lo sfizio di vincere una sola volta».

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