Piemonte/Chiamparino “salvatore della patria” affondato sul nascere
Alla fine è arrivato il salvatore della patria. Almeno tale viene considerato il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che in questi giorni ha ricevuto la “proposta indecente” dal segretario regionale del Pd piemontese Gianfranco Morgando: di fronte alla possibile prospettiva di vedere un bicolore azzurro-verde in tutto il nord Italia, una candidatura del primo cittadino sabaudo come capolista alle regionali a fare da locomotiva per tutta la coalizione e confermare così la presidente uscente Mercedes Bresso. Ma, come Omero insegna, la tela di Penelope viene tessuta di giorno e disfatta di notte. E di farsi salvare sono in molti a non volerne sapere. Così in meno di 24 ore la candidatura del “Chiampa” accolta da osanna e ramoscelli di ulivo, nonostante i vani tentativi di schermirsi (“ci va l’unità di tutti” “se è utile mi candido” “votate la lista non me”), ha perso rapidamente quota.
Dapprima la candidatura-Godot del presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta, nata nell’ottica di un filotto di “grandi amministratori”, è stata soffocata nella culla. Dopodiché è venuto il turno degli scettici. In primis Aldo Corgiat, sindaco di Settimo Torinese, roccaforte rossa alle porte della città, e plenipotenziaro della mozione Bersani in Piemonte, diviso da Chiamparino da tensioni “immobiliari” lungo il confine tra i due comuni. Seguito a ruota dal parlamentare del Pd Stefano Esposito, che con il sindaco vive un rapporto di odio-amore. Sullo sfondo, una competizione sulla preferenza unica all’interno di una lista Pd molto forte elettoralmente, che potrebbe incendiarsi con esiti imprevedibili.
La pietra tombale alla candidatura Chiamparino potrebbe essere il velenoso articolo di uno degli editorialisti di punta della Stampa, Luigi La Spina, che invita a non mettere in campo “furberie” e ritiene “umiliante per il sindaco, molto poco amato dentro il Pd, spesso contrastato nel suo lavoro più dai suoi colleghi di partito che dai suoi avversari dell’opposizione, e invocato solo come salvatore elettorale nei momenti di difficoltà”. E la presidente Bresso? Stretta tra l’impossibilità di sconfessare la candidatura eccellente e il suo ego ipertrofico, già duramente provata nelle scorse settimane dalle polemiche con la Curia e Casini per il suo laicismo, da oggi può, forse, tirare un sospiro di sollievo.


Non so chi abbia scritto questo pezzo. Posso immaginare chi sia il mandante.
Di certo so che chi scrive di odio/amore tra Chiamparino e Esposito semplicemente delira. Oppure, molto più probabilmente, è in totale mala fede.