In Lombardia non tutti amano Penati (che guarda a palazzo Marino)
Filippo Penati ha detto “no” all’accordo con Sinistra critica, in linea con quanto fatto per il primo turno delle elezioni provinciali. Chi “no” lo dice a Penati sono tanti elettori democratici e affini. E’ un blog – http://www.penatineindanke.org/– a raccoglierne i malumori. Lo ha creato e lo gestisce Alberto Biraghi, che con Onemoreblog aveva rappresentato più di una spina nel fianco per l’ex presidente della Provincia. Semplici i motivi del malessere. Quella di candidare il sestese alla presidenza della Regione è stata una scelta forzata, non condivisa. E a molti sembra strano che Penati, riluttante ad accettare la sfida per il Pirellone, abbia del tutto dimenticato la sua vera ambizione: la corsa per il Comune di Milano. Si parla infatti di un accordo con i vertici Pd. I termini sono semplici.
La Lombardia è data per persa, quelli che interessano sono i dati di Milano. Nel caso in cui il candidato di centrosinistra ottenesse una “dignitosa sconfitta” – o una sorprendente vittoria – all’interno dei confini del capoluogo, allora scatterebbe anche la candidatura per le comunali 2011. Normale che molti elettori storcano il naso. Penati è stato uno dei pochi uscenti a perdere nelle consultazioni di giugno, sconfitto al secondo turno per una manciata di voti. Aspetto ufficialmente mai preso in considerazione dal Pd. Il ballottaggio generalmente sorride ai candidati di centrosinistra. Elettori più fidelizzati e a più alta propensione al voto ne agevolano il successo. A Milano e provincia non è stato così. Sono molti quelli che hanno scelto di stare a casa. Altrettanti quelli che, piuttosto che votare Penati, hanno premiato lo sconosciuto e poco carismatico Guido Podestà.
Una domanda quindi è d’obbligo. Il Pd lombardo, e milanese, non è stato in grado in questi anni di allevare una classe dirigente, se non competitiva, almeno presentabile? Non esiste davvero alcun volto o nome abbastanza maturo e autorevole da rappresentare sia la Lombardia che Milano? Pare di no. Disattese le speranze rivolte a Maurizio Martina. Il bergamasco è sparito presto dagli scenari della politica nazionale in cui l’aveva fatto debuttare Walter Veltroni. Nessuno degli altri nomi circolati ha mai realmente voluto contrastare l’ipotesi Penati. Stando così le cose, la responsabilità per l’aver scelto di non scegliere va condivisa da tutti, a tutti i livelli. E, visto il tempo a disposizione, sono da ripensare le tappe di avvicinamento a Palazzo Marino. Di sconfitte annunciate il centrosinistra, qui, ne ha viste anche troppe.


Un articolo inutile….
[...] Link articolo originale: In Lombardia non tutti amano Penati (che guarda a palazzo Marino) [...]
Salve. Il tema “metodo” è solo parte del problema. L’altra parte, che ritengo più significativa, è il tema “persona”.
Penati è stato uno dei peggiori amministratori dati dal centrosinistra al Nord. Dalla oscura vicenda dell’acquisto del 15% di Serravalle da Gavio (a quasi il doppio del valore di stima e la relativa voragine), attraverso le cessioni ad ASAM e i conseguenti sperperi, via via con le poltrone ad amici e sodali privi di titoli ed esperienza (per esempio Franco Maggi, dirigente della comunicazione a stipendio da nababbo senza avere i titoli ed esperienza), gadget di gomma a prezzo d’oro (“non faremo gadget!” aveva proclamato in campagna elettorale), autopromozione milionaria a spese della collettività, consulenze d’oro, favori agli assessori compiacenti (il fidanzato della Benelli direttore di un oscuro museo di Cinisello a stipendio da top manager). Eccetera.
Sia chiaro: in queste elezioni il centrosinistra perderà. Sarebbe stata un’ottima occasione per mandare in campo una faccia nuova e cominciare un percorso di ricostruzione di ranghi e metodi. Si è preferito mandare il funzionario rampante ma devoto, con pelo sullo stomaco e fame di privilegi, per raccattare un po’ di poltrone e tenere in piedi un meccanismo che – a conti fatti – fa comodo al PD. Tanto chi ci rimette siamo noi che in Lombardia ci campiamo, loro dormono tra lenzuola di lino.
Caro Claudio, io non ho votato Penati alle provinciali e non lo voterò alle regionali. La sua linea politica e programmatica è inaccettabile per tantissimi iscritti, simpatizzanti ed elettori del PD. Inaccettabile al punto che per molti la sicura rielezione di Formigoni rappresenta il minore dei mali. Bene hai evidenziato nella tua analisi: il PD, e prima i DS, in Lombardia non hanno saputo costruire una nuova classe dirigente. Peggio, la gestione chiusa, rigorosamente verticistica e oligarchica del PD lombardo, dove è impossibile fare dibattito politico, lanciare proposte, discutere programmi, dove i soliti gruppi ristrettissimi di persone prendono decisioni illudendosi di essere un piccolo politbureau, ha volutamente portato a questo. Da prima dell’estate ampie fasce della base di elettori ed iscritti del PD chiedeva l’apertura di un dibattito sulle candidature. Risposte chiusissime dalle gerarchie del partito, fino alla decisione scontata della candidatura Penati. Ti assicuro che il malcontento e l’irritazione degli elettori lombardi del PD è molto più significativo di quanto i media fanno intravedere.
l’articolo mi sembra interessante e utile perchè pone una domanda a cui qualcuno dovrebbe prima o poi dare risposta: perchè il pd non riesce a produrre classe dirigente in Lombardia?
a mio avviso, la candidatura di Penati non offre alcuna risposta a quella domanda. personalmente ritengo che il dato negativo della candidatura di Penati non è contenuto nelle argomentazioni espresse nei commenti
precedenti (che pur rispetto e in qualche modo condivido). il reale problema politico è che Penati ha già perso. punto e basta. a questo punto mi chiedo: in quale paese del mondo una forza di minoranza organizza il suo rilancio sulla candidatura di una personalità che è già stata sconfitta alle elezioni? nel “paese normale” di dalemiana memoria, chi da presidente uscente viene sconfitto lascia la carica e si ritira a vita privata. visto il fatto che non lo fanno, sempre più spesso mi chiedo se certi personaggi una vita privata (o professionale) ce l’abbiano oppure no… ad ogni modo, troppo spesso ci siamo sentiti dire che il Pd non ha classe dirigente in Lombardia perchè non governa. questo è vero, ma è pur vero che per arrivare a governare serve ricambio, serve inserire nei circuiti del partito energie nuove e forze che attualmente ne sono
fuori. non sono certo le massiccie inizioni di “soliti noti” (più o meno anziani) nei posti di comando a garantire rinnovamento e innovazione.
[...] blog di Velardi e Rondolino un intervento sulla candidatura Penati e che la dice [...]
[...] da The Frontpage [...]
L’indirizzo corretto del blog di Alberto Biraghi è:
http://www.penatineindanke.org/
Se potete, correggete il link nell’articolo.