Com’è triste Hammamet
Prima l’abbraccio tra i due figli, rapido e senza trasporto. Tanto si sa che dopo le celebrazioni ripartiranno le reciproche scomuniche. Forse incapaci di fare politica da sè, giustificano la loro presenza sulla scena nazionale su base genetica.
Poi arriva il drappello degli esponenti del centrodestra: ministri, uomini di partito. A rivendicare il loro “essere stati socialisti” in un’altra vita, adesso nello stesso partito con gli ex missini che tiravano le monetine e alleati con quelli che esponevano i cappi. Aleggia un senso di irrealtà come se alle esequie di Matteotti si fosse presentato Mussolini rivendicando di essere stato il direttore dell’Avanti!.
Non ci sono esponenti del maggiore partito di centrosinistra. “Un periodo storico può essere giudicato dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto. Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne la grandezza e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente”. Conoscono Gramsci ma non lo capiscono.
Un’occasione persa di rivendicare il ruolo della sinistra riformista in Italia; di rivendicare Bettino Craxi alla sinistra di questo Paese.
Ci sono tanti vecchi socialisti – proprio in senso anagrafico – che rimpiangono i tempi passati di cui hanno rimosso le asprezze, che ricordano un segretario – l’ultimo – di un partito che era socialista.
Com’è triste Hammamet!
A.M.


I Sacconi, i Brunetta, i presidenti delle asl, erano seduti nelle terze e quarte file quando c’era Craxi. Spiace molto che a nessun giornalista in questi giorni sia venuto in mente di chiedere come si concilia un Sacconi che ha il dogma della Ru, con un partito che promosse le uniche leggi che oggi abbiamo riguardanti i diritti civil e delle persone. Purtroppo questi ricordi del decenale, affossano ancora di più la figura di Craxi. Purtroppo grazie anche alla collaborazione della figliola