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Una via per Craxi. Dovere della memoria, diritto all’oblio e falsi ricordi

Uno spettro si aggira per l’Italia. E prima o poi si fermerà. Prima o poi avrà una via, o forse una piazza, o meglio ancora, date le dimensioni del fantasma, un bel largo a suo nome. O, da milanese, un lungo-Lambro, un lungo-Olona. Peccato, due fiumi tra i più inquinati del globo. Non certo rappresentativi. Ma forse sì. Ancora non si è deciso. Sarà la Storia a decidere. Ma poiché la storia siamo noi, saremo noi a decidere.

Ognuno di noi ha una via nella vita. Ma quasi nessuno di noi ha una Via con il proprio nome. E’ un onore. Ma è anche una medaglia alla memoria. Si, perchè è quasi sempre necessario essere morti per avere una via intitolata. E quindi, tutto sommato, meglio non averla. Ognuno di noi segue un percorso, un cammino, un sentiero. Quindi una via non si nega a nessuno.

Negli anni Ottanta, negli Stati Uniti, vendevano addirittura le stelle. Per pochi dollari si poteva acquistare il diritto ad avere una stella con il proprio nome. Chiunque poteva avere una posterità siderale. Che senso ha intitolare una via se non di perpetuare la memoria, o, come in passato, di educare? Un tempo, sotto la targa marmorea che indicava le vie, vi era il mestiere dello sconosciuto. Adolfo Gandiglio, l’uomo cui era intitolata la via della mia adolescenza, un Carneade per i più, era un latinista. Aristofane, la via della mia età adulta, un commediografo. Il secondo lo conosciamo tutti, ma il primo, assieme ai grecisti e latinisti della zona, li posso sfoggiare, fingendo di essere erudito, seppur inutilmente, come d’altronde è spesso inutile l’erudizione.

Oggi perdiamo la memoria. Un Alzheimer collettivo, nazional-popolare. Una sindrome amnestica indotta dalla pragmaticità postmoderna. Le targhe odierne, non più elegantemente di marmo, sono di latta, credo, e riportano solo il nome, senza mestiere, professione, affiliazione. Al quartiere Caltagirone della periferia di Roma il povero Massimo Troisi ha un’enorme e inquietante strada a suo nome. Io so chi era. Ma i miei figli lo sapranno? E i figli dei miei figli? Improbabile.

Le vie ci conducono dove vogliamo andare. Le vie segnalano il nostro luogo di appartenenza, il nostro quartiere. Ci rappresentano. Con le vie ci identifichiamo. Le vie sono la nostra memoria storica e personale. Perdere la memoria è una brutta cosa. La perdiamo per vari motivi. La perdiamo in modo transitorio, come quando siamo depressi, confusi e disorganizzati, oppure in modo progressivo e permanente, come quando diventiamo dementi.

E spesso, uno dei primi sintomi è l’amnesia per i nomi. Nomi propri e nomi di persone. Ricordiamo a volte i volti ma fatichiamo a ripescare dall’archivio mnestico il nome corrispondente. Altre volte diventiamo prosopoagnosici, un termine interessante che indica l’incapacità di riconoscere un volto. Forse quindi le nuove targhe, consapevoli della demenza collettiva incipiente e dei possibili variegati meccanismi neuro-psicopatologici, oltre al nome della via, al mestiere dello sconosciuto e alla sua affiliazione politica, riporteranno un’immagine o un santino, come su Google mail, così che, in un modo o nell’altro, non potremo dimenticare. Gli smemorati visivi saranno aiutati dal linguaggio, gli altri dalle icone.

E dove porre la targa? Spodestare qualcuno o costruire un nuovo quartiere, pavimentare una nuova memoria? Ad esempio Palmiro Togliatti, eroe per alcuni, controverso o peggio per altri, ha a suo nome, immagino per richiesta testamentaria, un viale in una zona di Roma che certamente sapeva avrebbe ricordato ai più l’Unione Sovietica, seppure più soleggiata. Dove porre quindi la memoria di Bettino? Largo o stretto? Piazza o Piazzale? Via o Viale?  Lungo fiume o lungo lago?

Ma è proprio necessario ricordare tutto? In realtà è fisiologico dimenticare. Crea spazio per nuove memorie. E se fosse una falsa memoria? Concetto interessante, quello delle false memorie. Piantate lì da consapevoli o inconsapevoli suggeritori, ma con grandi e talvolta disastrose conseguenze psicologiche. Per tutti.

hammamet01g

2 commenti a “Una via per Craxi. Dovere della memoria, diritto all’oblio e falsi ricordi”

  1. madcap scrive:

    Ricordo, se non sbaglio, che in una vignetta di Vauro di qualche tempo fa si proponeva di dedicare a Craxi non una strada o un parco, ma una tangenziale…mhm, in questo caso metteri anche la firma… (scusa se rintuzzo la polemica, ma non potevo non dirla) ;)

  2. Soon in agitation scrive:

    Sono sicuro che al caro Bettino una strada, anzi un bel boulevard, ad Hammamet glielo dedicano. Secondo me si puo’ accontentare. Senno’ proporrei, casomai, di dedicare alla sua memoria una delle ali di Regina Coeli.

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