Come e perché il localismo distrugge la sinistra
Proposta di riflessione politica: qualcuno desidera interrogarsi sul perché, nelle regioni a Statuto speciale, i partiti nazionali siano da tempo un panda in via di estinzione? La Val d’Aosta è un microlaboratorio in cui sempre si sono verificati eventi politici anticipatori della realtà del paese. Qui il “federalismo reale” si è realizzato da tempo, colmando i cittadini di smodate ricchezze (mal distribuite…), ma nel contempo privandoli di molti elementari diritti democratici: benessere senza fatica, in cambio della rinuncia a molte libertà.
Sentite in proposito come, circa due anni or sono, dipingevano la situazione valdostana il deputato Roberto Nicco e il senatore Carlo Perrin, eletti da uno schieramento riconducibile grosso modo al centro-sinistra: ”Un sistema politico arrogante e pericoloso, metodi clientelari, mancanza di rispetto delle libertà individuali e collettive, controllo della politica sulle libertà amministrative, economiche e personali.” Come si è giunti a questo punto?
I partiti della ricostruzione nazionale post-bellica hanno creato in Valle, in questo sessantennio repubblicano, un territorio privilegiato fondato unicamente sulla cultura della cittadinanza etnica dialettale e sulla proliferazione mostruosa, reiterata e ingiustificata, della rappresentanza politica. Una Valle dai perenni diritti rivendicati verso la Stato ma priva di doveri, fosse pure la semplice lealtà repubblicana. Il risultato è che i partiti nazionali eredi della Dc e del Pci, artefici con la loro dabbenaggine di questo capolavoro di autolesionismo istituzionale e di liberticidio civile che è lo Statuto Speciale, sono ridotti al 20% dell’elettorato valdostano.
Sopratutto la Sinistra valdostana, madre dello Statuto grazie a Terracini, presidente della Costituente, ha operato per 60 anni definendo la propria identità solo sulla base delle proprie alleanze. Così dapprima ha lasciato che il merito dell’autonomia se lo attribuissero i localisti. Poi che la lotta antifascista, madre della legittimità repubblicana, venisse attribuita in esclusiva all’Union Valdotaine, che nacque invece nell’ottobre 1945, ossia a guerra di Liberazione abbondantemente finita. Non pago di tanta generosità nel 1981, con la legge Modica, il Pci consegnò stabilmente i 9/10 del riparto fiscale alla Regione autonoma, rendendola scandalosamente privilegiata rispetto al resto della Paese.
Tale fatto non viene mai ricordato forse perché, dopo più di 25 anni di «benessere senza sviluppo», la diplomatica formula con cui De Rita ha fotografato l’economia valdostana, l’operazione si è rivelata un azzardo privo di lungimiranza. In sostanza la Sinistra nelle sue varie articolazioni storiche (Pci-Pds-Ds-Gauche valdotaine e ora Pd), a furia di farsi gregaria rincorrendo il localismo accattone dell’Union verso lo Stato, prima si è fatta eliminare dalla storia passata e dalla Resistenza, poi da quella contemporanea, poi dal panorama politico, infine dalle istituzioni. Ha fatto la fine del dottor Frankenstein.

