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Le tentazioni nucleari del Veneto

Son trascorsi quasi due mesi da quando il governo aveva battuto il pugno richiamando il “quasi ex” governatore del Veneto Galan all’ultimo atto di fedeltà: offrire in pegno il suolo del Leone di San Marco per la rinascita del nucleare italiano. Come accade quando la materia scotta, il dialogo è andato ben oltre a porte rigorosamente chiuse. Si ricorderà che avevamo citato un interessamento diretto di parte del mondo imprenditoriale rispetto alla “proposta nucleare”, specie nel panorama siderurgico vicentino, già attivissimo all’estero, per conto di Enel ma anche di EDF.

Il 19 gennaio, a Roma, Confindustria ed Enel hanno coinvolto in un incontro articolato in diversi workshop “supply chain meeting” le numerose aziende italiane interessate ai possibili appalti nei diversi settori dell’ingegneria, come le componenti meccaniche, elettriche e dei montaggi, per un totale di oltre 300 aziende. Lombardia, Veneto ed Emilia da sole rappresentano oltre l’80% delle società coinvolte. Vicenza è la provincia proporzionalmente più coinvolta con ben 12 società: Bonollo srl, aziende di trafilatura e cavi come Cb trafilati acciai e Triveneta cavi, imprese attive sull’acciaio come Siderforge, Acciaierie Valbruna, Safas, Acciai speciali forgiati e Forgital Italy, imprese di accumulatori e gruppi elettrogeni come Socomec Sicon, Fiamm e Sea. Da Padova e Venezia arrivano invece i principali studi di ingegneria Net-engineering, la Progest, Demontgroup.

E’ un progetto che ha il sapore di una scommessa: Enel dovrebbe acquisire in modo vantaggioso i reattori di terza generazione EPR (un’evoluzione del Pressurized Water Reactor elaborato ormai vent’anni orsono da Framatone, società francese inglobata nel complesso Areva), lo stesso in costruzione in Finlandia, ad Olkiluoto, tra mille contestazioni sugli errori procedurali, e quello francese presso Flamanville, che vede coinvolte proprio le società vicentine. Proprio su questo coinvolgimento si punta per ottenere uno sconto sui reattori, pare 4 ma nessuno conferma, e procedere poi alla realizzazione dei relativi impianti per un ammontare complessivo stimato in 18 miliardi di euro.

In un contesto di palese difficoltà della Confidustria Veneto che sembra mancare di una prospettiva di lungo periodo, un simile progetto – se arriverà al traguardo – segnerebbe una riconversione del sistema industriale regionale, con uno spostamento da un tentativo decennale di sviluppo di un’industria soft, a quella siderurgia che ha segnato la nascita del boom economico del Triveneto, declinata però in nuove forme più sofisticate, dove la tecnologia e gli appalti protetti di “interesse nazionale” la fanno da padrone.

1 commento a “Le tentazioni nucleari del Veneto”

  1. andrea lucangeli scrive:

    Da Vicentino mi complimento con l’autore di questo ottimo articolo: tutto vero e tutto giusto.- Zaia (per problemi di campagna elettorale) volutamente sorvola sull’argomento ma, a regionali passate, tutti cominceranno seriamente a “fare i conti” sui siti delle nuove centrali – magari chiedendo corpose compensazioni (leggi sgravi sulla bolletta energetica).- Il rodigino pare la zona adatta per il sito di una nuova centrale (vicino all’acqua, zona non sismica e con concentazione antropica bassa).- Il Polesine – zona storicamente depressa del Veneto – potrebbe trarre un enorme beneficio da questi nuovi massicci investimenti: staremo a vedere….

  2. [...] Continua Articolo Originale: Le tentazioni nucleari del Veneto [...]

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