La Puglia sarà la tomba delle primarie. Ecco perché
Cinque anni fa fu in qualche modo la culla delle primarie. Era la prima volta che quel meccanismo fino ad allora tanto mitizzato quanto pressoché inutile serviva a dirimere un nodo politico vero, quello dei rapporti tra il Pd e Rifondazione all’interno della coalizione di centrosinistra. Nemmeno Prodi e Bertinotti, c’è da scommetterci, prevedevano come sarebbe andata a finire, con la vittoria del “frocio e comunista” Vendola, apparentemente improponibile ai moderati e che invece, lungi dal compromettere le possibilità di successo, si sarebbe rivelata un traino poderoso per il centrosinistra in Regione, creando la mitologia delle primarie come viatico sicuro alla vittoria anche del candidato a tavolino più improbabile.
Sono in molti ad aspettarsi, adesso, che la storia si ripeta. Invece probabilmente quello che è avvenuto domenica scorsa in Puglia è destinato a segnare l’ultimo atto della non gloriosa storia delle primarie in Italia, o almeno delle primarie come le abbiamo conosciute fin qui. Troppe cose sono avvenute nel frattempo perché la storia si ripeta. Rifondazione di allora non è Sinistra e libertà di oggi. La popolarità del candidato difficilmente supplirà a una crisi strutturale di consensi dell’area politica dalla quale proviene, una crisi che ha reso necessarie già da diverse tornate elettorali, in Puglia, le alleanze tra centrosinistra e Udc. Inutile aggiungere che nemmeno il Pd se la passa bene come cinque anni fa quando, nel momento di massima crisi di Berlusconi, sbaragliò il centrodestra praticamente dappertutto.
Ovviamente, chi da dentro il Pd oggi festeggia la vittoria di «Nichi» si sta prenotando un posto da imputato nel caso Vendola dovesse perdere il 29 marzo. Le accuse di mancata lealtà al partito (Francesco Boccia era stato designato all’unanimità dall’assemblea regionale) acquisterebbero nuova forza, ma sarebbe inevitabile anche chiedersi quanto le primarie, efficaci per mobilitare il partito e la sua base più appassionata, siano anche utili a scegliere il candidato più competitivo. Anche perché non sono mancati negli ultimi mesi casi in cui alle primarie è seguita una sconfitta del Pd: da questo punto di vista, Firenze è stata più l’eccezione che la regola.
Ma Vendola a marzo, col paradossale aiuto di Casini e di Poli Bortone, potrebbe anche vincere. Anche in quel caso però, e forse ancora di più, verrebbe al pettine dentro un Pd rassicurato il nodo della compatibilità tra il ricorso alle primarie come dato strutturale della vita interna del partito e il suo essere, semplicemente, un partito. Era stato questo il nodo fondamentale su cui si era giocato il congresso. Dal successo di questa opzione, essere un partito, deriva la politica delle alleanze, il ritorno all’organizzazione e tutte le altre scelte caratterizzanti della nuova segreteria. A soli tre mesi da quel passaggio, il caso Puglia mostra che un partito che non può fare a meno delle primarie semplicemente non può avere una politica.
A cosa serve aver eletto (con le primarie!) un’assemblea regionale se quell’assemblea regionale non può decidere nemmeno all’unanimità su come il partito si presenterà alle elezioni regionali? A cosa serve essere un partito se non tanto i militanti come dice Vassallo, ma nemmeno i dirigenti si sentono vincolati dalle decisioni del partito, e sconfessano anche i propri capicorrente nazionali (Fioroni e Franceschini, non solo Bersani e D’Alema si erano pubblicamente schierati per Boccia)? Non è forse questa zavorra regolamentare – oltre a qualche pasticcio francamente di troppo sui nomi e sulla comunicazione della linea – a rendere così incerto e faticoso il cammino del Pd?


Ma insomma, caro Fabrizio, decidiamoci, e per prima cosa sui nomi; dove le hanno inventate le primarie sono quelle elezioni che servono ad eleggere un candidato ad una elezione istituzionale. Quelle fatte per eleggere un segretario di partito non sono primarie, sono una vera e propria presa per i fondelli, in primis verso gli iscritti. Io a Roma le Primarie per il candidato le avrei volute, e contrariamente a quella buffonata di qualche mese fa ci avrei anche partecipato. Invidio i pugliesi a tal punto che non andrò a votare una pur ottima Bonino, tanto simpatica ma che ha una idea della politica che sinceramente non credo possa essere imposta così.
Il punto è questo: ogni attrezzo ha un uso proprio, e il PD sta dimostrando di avere le idee veramente confuse, sempre che sia un partito!
Bersani se ci sei batti uno, due, tre…. insomma tutti i colpi che vuoi. Spero ti renda conto che lo spettacolo offerto è dei più penosi e che ci stai perdendo la faccia pure tu.
Post scriptum: ma sei sicuro che abbiamo bisogno di Baffetto, alias l’Intelligentone, alias l’Inciucista? Non credi che siamo già abbastanza bravi di prenderle da soli, senza la sua proverbiale incapacità di capire cosa addirittura accade attorno alla sua barca da parvenu?
segnatevi la data di domenica perché è storica. è l’inzio di un nuovo corso della politica. Grazie a Dio
Gertrude Dati è male informata: l’assemblea regionale del pd non ha affatto votato all’unanimità per candidare Boccia. Anche perchè la sua totalità era stata a sua volta eletta su 3 mozioni pro-Vendola. Un consiglio: non guardi le percentuali delle primarie, ma i numeri assoluti (prima regola per analizzare qualunque elezione): credo che le verrà il dubbio che Vendola possa vincere. In ogni caso le verrebbe, il dubbio, con un weekend in Puglia.