E alla fine, in Puglia, meglio di così non poteva andare
Boccia non è un campione di fair play: cinque anni fa, quando Vendola vinse le primarie per una manciata di voti, gridò ai brogli, e la settimana scorsa aveva inaugurato la sua seconda campagna elettorale con “dieci domande” al presidente che sembravano la prima azione propagandistica del Pdl. Neanche questa volta ha preso bene la schiacciante sconfitta. “Da domani mattina lavorerò ancora di più nel mio partito, perché penso che alcune regole di convivenza debbano essere sostenute e rafforzate”, è stato il suo primo commento: l’economista del Pd sbatterà i piedi affinché in futuro non si ripetano i casi di “infedeltà alla linea” che hanno fatto la fortuna di Vendola.
Ma Boccia in fondo non ha troppe colpe per la sconfitta, anche se si sarebbe potuto interrogare sul perché, prima che il partito arrivasse a fare il suo nome, si fossero defilati uno ad uno tutti gli altri possibili sfidanti del governatore uscente. La scelta di un candidato rigidamente inquadrato nel partito, tanto poco carismatico quanto, sostanzialmente, privo di demeriti politici direttamente attaccabili, aveva configurato sin da subito queste primarie come una sfida “D’Alema contro Resto del Mondo”. Boccia non incarnava altro che il progetto politico dalemiano di allargamento della coalizione verso il centro, progetto rigettato dagli elettori delle primarie. Perché non è stato compreso di fronte alla popolarità di Vendola, sostiene Bersani; perché è stato coscientemente rifiutato, pensano altri.
Di fatto il risultato finale è il migliore possibile, con quella corsa a tre fino a ieri considerata da molti inimmaginabile (e preconizzata da theFrontPage già a novembre), nella quale Adriana Poli Bortone, candidata di Udc e Io Sud, eroderà a Rocco Palese quei consensi che renderanno la partita di Vendola incredibilmente più semplice. Un regalo, quello dell’Udc al Pd, tanto prezioso da lasciar pensare che esistano, tra i due schieramenti, ulteriori accordi non ancora noti. Per il raggiungimento di tale obiettivo pare si sia speso anche Emiliano, che gode di ottimi rapporti con i centristi, ed è stato fondamentale il prolungarsi della partita fino al limite estremo accettabile: quest’ultimo merito spetta senz’altro a Massimo D’Alema, benché il suo teorema di fondo sia stato bocciato dagli elettori.
La strategia di vittoria di Vendola punta sul divide et impera, quella dalemiana sull’allargamento dei propri ranghi a truppe “barbare”. Due concezioni rispettabilissime della politica; una delle due, però, ha segnato la fine dell’impero romano.


beh sui temi dell’infedeltà Boccia farebbe meglio a consultarsi almeno con l’ex sindaco di Bologna. Meglio non chiamarla in campo che non si sa mai come va a finire…, essendo materi difficile in un rapporto a 2 come si fa a chiederla a 200.000 sconosciuti ?
Com’era possibile vincere chi evoca sogni? Non c’era partita con un maestro dell’affabulazione come Vendola. Resta da chiarire perché il popolo pd ci sia cascato ancora… D’altra qualche centinaio di chilometri più a nord, nel Mugello quello stesso popolo si era ingoiato senza fiatare il Di Pietro imposto allora da D’Alema. La debolezza del lider maximo non è piuttosto in questo che non nella proverbiale arroganza?