Il Pd deve scegliere: le primarie o la politica
Ma si può sottoporre alla “primarie” una strategia politica? Certo che no. Un partito che facesse questo rinuncerebbe in partenza alle sue prerogative essenziali: scegliere una linea di condotta, indicare una prospettiva e le vie per realizzarla. Eppure questo è quello che il Pd ha fatto in Puglia. L’abbondante e debordante retorica sul “voto democratico” dei militanti copre appena il clamoroso autogol del Pd: dapprima ha dichiarato, coraggiosamente, che per vincere in Puglia era necessaria un’alleanza con il centro moderato e poi ne ha vanificato ogni possibilità sottoponendo, nei fatti, a referendum questa scelta.
Si sapeva che la possibile vittoria di Vendola avrebbe significato il de profundis dell’alleanza con l’Udc. E si sapeva pure – anzi D’Alema lo ha ripetutamente sostenuto – che questo avrebbe ridotto le possibilità del centrosinistra in Puglia. Se non è un autodafé questo, poco ci manca. Confesso che non riesco a capire la sottigliezza di ragionamento che ha portato a mettere in scena un tale suicidio politico.
Che primarie sono state quelle pugliesi? Non sono state primarie interne al partito (magari per scegliere un candidato proprio da proporre alla coalizione). Non sono state primarie della coalizione perché una parte di essa (ritenuta, tra l’altro, decisiva per vincere) si era detta contraria. Sono state primarie di una parte della coalizione il cui esito, e lo si sapeva, ha fatto fuggire l’altra parte. Insomma un esempio da manuale di inanità politica.
Perché non si è scelta la via maestra: richiedere a tutti i contraenti del patto (da Vendola all’Udc) di sottoscrivere un accordo politico per poi scegliere, nelle modalità possibili, il candidato Presidente? Intuisco la risposta: per un’impuntatura di Vendola. A questo siamo. Una forza che si pretende di governo e che dichiara che la condizione per vincere è un’alleanza politica più larga, si espone poi al rischio della sconfitta per un’… impuntatura. E questo fa seguito ad un’altra meschina performance: quella del Lazio, dove dall’esterno il Pd si è acconciato, senza possibilità di scelta, a sostenere un candidato che si è… autoimposto!
Ma c’è un altro brutto segnale nella vicenda pugliese: i militanti del Pd hanno votato. E non è vero che hanno votato tra due candidati portatori della stessa linea politica. Hanno votato tra una linea politica aperta, di alleanze e di governo (timidamente sostenuta dal nuovo gruppo dirigente) e la retorica parolaia e neozapatista di Vendola. E hanno scelto quest’ultima. Hanno sbandierato una ipotesi che si è rivelata falsa e impossibile: un’alleanza dall’estrema sinistra all’Udc.
In realtà hanno sottoposto a referendum l’alleanza con l’estrema sinistra o quella con l’Udc. E hanno scelto la prima. Non gli importa di perdere. Ad una larga parte del Pd (specie nel Sud) risulta attraente anche la sconfitta e l’autodafè. Purchè avvenga nella grande ubriacatura affabulatoria dell’eterna sinistra e del mito democraticista delle… primarie. E’ un problema serio. Vuol dire che la sinistra di governo è ammalata di qualcosa di profondo. Che c’è una tara e che non basta un congresso a correggerla. In poche parole: una vera convinzione e cultura riformista rischiano di risultare pericolosamente minoritarie nel Pd. Questo dice il quasi plebiscito su Vendola. Grasso che cola per gli avversari della sinistra. Insomma i team managers del Pd rischiano di uscire malconci da questa serie di partite. E ora dobbiamo solo sperare che nel seguito del campionato intervenga una svolta.


dissento profondamente da questo intervento,se i democratici come me non avrebbero mai votato Boccia non è perchè si è poco riformisti o neozapatisti,semplicente non convinceva il comportamento di casini che ad un’alleanza chiara e coraggiosa ,invece di stringere un patto elettorale chiaro sceglieva regione per regione dove ,con chi stare e contrattava gli assessorati in premio,chi milita nel pd lo sapeva benissimo,si è pronti a fare campagna elettorale,volantinare,presenziare ai banchetti ai mercati,scarpinare per i candidati ,offrire il proprio nome a garanzia di un impegno solo quando si è certi di quanto si propone ,sfido un solo leader del pd a dire quello che faceva casini ai confini geografici delle regioni meno appetibili,se vendola non era disposto a deporre il proprio mandato ,eppure gli è stato chiesto,altrettanto sacrificio non è stato chiesto a casini,che anzi sembrava la massaia che sceglie lo scaffale del supermercato(alleanza) la merce da portare a casa.le cose sarebebro state diverse se l’udc si fosse mostrata pronta a correre il rischio di scegliere per un vero discorso riformista e non opportunista,solo in quel caso sia il militante pd che l’elettore avrebbero potuto avere un quadro da appendere alla parete e non solo la cornice
Ma quanto state a rosicà….
Rosicherete ancora di più quando Vendola vincerà anche le elezioni regionali. Il mito della sconfitta è invece tutto dalemiano. I dalemiani sì, che sarebbero capaci, pur di imporre la propria linea di sabotare la campagna elettorale di Vendola per farlo perdere (la svolta auspicata)
Purtroppo per molti, gli elettori non sono una massa di buoi tonti da spostare a piacimento.
è un’analisi vecchia, ma proprio vecchia e non ci state capendo niente vero? paura eh? milioni di elettori del pd hanno abbandonato il partito nel giro di pochi mesi… è su questo che bersani (d’alema) devono riflettere. è il loro modo di fare politica che allontana. il “popolo” del pd c’è basta volergli bene per portarlo a votare (perché poi è lì generoso e ogni volta corre in soccorso delle mummie), i tempi sono cambiati per vincere bisogna coinvolgere i cittadini, i simpatizzanti, gli elettori soprattutto nelle scelte cruciali, non calare dall’alto le scelte poi così controverse. questa politica a sinistra viene rifiutata (a destra c’è la ola il discorso non vale anche se lì in tantissimi sbavano per le nostre primarie)… Vendola vincerà e vincerà con lui il PD, quello che amiamo non quello delle tattiche senza strategia…
ma questo articolo lo ha scritto vietti?
Secondo me il problema non è Vendola o non Vendola.
Il problema è che le primarie hanno senso se fatte come negli Stati Uniti cioè o primarie di partito interne oppure primarie di tutti i partiti assieme.
Non ha senso fare primarie se oltre al centrodestra neanche il centrosinistra per intero le vuole fare.
Non ha senso perchè invece di risultare metodica di selezione di candidati sono usate invece come arma di ricatto quà e là sui tavoli dove si prendono le decisioni.
Ancora piu ridicole sono le primarie coi candidati unici o cmq gia dati x vincenti con accordi interni.
Ma non è meglio fare “all’Italiana” visto che siamo in Italia?
Io direi che il tutto e’ sbagliato a partire dal titolo. La scelta non e’ tra le primarie e la politica, ma tra due strategie politiche diverse.
Una e’ quella del partito a vocazione maggiortaria, l’altra e’ quella del partito da Prima republica, dove ci si dava all’ingegneria elettorale accorpando partiti e partitini per mettere insieme un governo. Durata media di quei governi? Circa un anno, come il Prodi II.
E comunque il PD potrebbe pure darsi alle alleanze se avesse una identita’ precisa, cosa che non vuole avere, e per questo fatica cosi’ tanto.
Che poi, tra tutte le accuse mosse a Vendola quella di zapaterismo è la più ridicola. Cioè, spiegatemi, sarebbe simile a Zapatero, uno che da sei anni governa con un monocolore socialista in Spagna. Avercene allora di zapateristi…
zapaTista, non Zapaterista
[...] update: Il Pd deve scegliere: le primarie o la politica. [...]
1) D’Alema (e Bersani) hanno continuamente ripetuto che “le primarie le abbiamo inventate noi”. Sappiamo tutti che stavano mentendo. Ma allora perché prima fingere di rivendicarle e poi – una volta perso – denunciarle come errore? Se le aveste vinte scommetto che avreste detto il contrario…
2) Non erano primarie vere perché non c’era l’UDC? Non dovevate farle! Saremmo stati vincenti presentandosi alle elezioni con due candidati?
3) I militanti PD che hanno votato in massa Vendola sono gli stessi che avevano votato in massa Bersani. Vi dice niente la cosa?
Anzi. Tra coloro che hanno votato Vendola ci sono sicuramente più elettori del PD che del suo partitino.
Sono realisti se votano Bersani ma diventano schizofrenici se poi scelgono Vendola?
E se questa schizofrenia è così diffusa non vi viene il dubbio che siete voi a non capirci qualcosa?
Mi sembrate il tipo che quando sente dire in autoradio “Attenzione! C’è un pazzo contromano in autostrada.” risponde “Uno solo? Oggi sono tutti contromano!”
4) Commettete un errore di fondo. Confondete quello che pensate voi per l’unica politica possibile. A metà strada tra l’arroganza e l’autismo.
5) Oggi Vendola è il candidato favorito alle regionali pugliesi. Non avete nessuna riflessione da fare in merito? L’unica cosa che conta per voi è non ammettere di aver sbagliato?
Quando penso a tutto questo mi viene in mente una scena di un film di parecchi anni fa “Alla ricerca dell’arca perduta”(elezioni in puglia).
In essa, l’attore Harrison Ford, nei panni dell’archeologo – avventuriero Indiana Jones(rocco palese), si trova ad affrontare una sorta di gigante arabo con orecchino(Vendola) il quale, sguainata la scimitarra, si esibisce in un vero e proprio kata (le primarie)al fine di mostrare la propria abilità e, insieme, di intimorire il suo avversario prima di sferrare l’attacco finale.
Indiana Jones (Pdl)l’osserva con attenzione e alla fine dell’esibizione, con aria scettica e scocciata, estrae la pistola e spara uccidendo l’arabo(vincendo le elezioni), chiudendo così in modo ironico e definitivo la questione.