L’antifascismo di Massimo D’Alema
Di che cosa parliamo quando parliamo di politica? In democrazia, la politica non è soltanto lo strumento per amministrare, governare e trasformare le cose: è anche (e forse soprattutto) lo stratagemma necessario a mantenere aperto lo spazio democratico. La politica è l’antidoto (democratico) al populismo, alla demagogia, all’anarchia, al plebiscitarismo, alla dittatura della maggioranza. Tanto più oggi – oggi che la cultura civile è ridotta al minimo e la manipolazione mediatica trionfa – avremmo bisogno della politica per salvaguardare la democrazia.
I grandi partiti popolari della Prima repubblica conoscevano bene questa regola, perché avevano conosciuto il fascismo. Il totalitarismo è soltanto una conseguenza, un effetto collaterale del fascismo: il suo cuore è populista e plebiscitario, sprezzante delle forme della politica e dunque antidemocratico. Il fascismo – che forse non per caso nasce, più della Lega, da una costola della sinistra italiana – è un esempio brillante di presa del potere da parte della società civile.
Gli eventi del ’92-’94, che hanno portato alla decapitazione per via giudiziaria della classe politica democratica che aveva sconfitto il fascismo, hanno reintrodotto nella società italiana una dose massiccia di populismo e di antipolitica, di ribellismo e di qualunquismo, esattamente come era avvenuto negli anni ’20. I partiti democratici sono stati travolti, e con loro sono state seriamente lesionate l’idea stessa e la pratica della democrazia.
Non è dunque un caso se dopo Tangentopoli è arrivato Berlusconi, che dell’antipolitica ha saputo essere il campione. Ma a sinistra le cose non sono andate diversamente. I principi cardine di ciò che chiamiamo ‘berlusconismo’ – l’insofferenza per le forme, la critica violenta alla ‘partitocrazia’, il rapporto diretto con la gente, la predominanza della dimensione mediatica, la mobilitazione permanente, l’esaltazione della ‘società civile’ – sono gli stessi principi che hanno animato e che animano i girotondi, il movimento di Beppe Grillo, il “popolo viola”, i giustizialisti di MicroMega e del Fatto, gli editoriali di Scalfari e l’ideologia delle primarie.
Il nuovo fascismo è precisamente questa cosa qui: dare la parola al ‘popolo’ svuotando di significato, di ruolo e di potere ogni articolazione intermedia, ogni forma di mediazione e di delega, ogni filtro e ogni intercapedine, ogni critica e ogni dissenso. A destra resta soltanto Fini a difendere la funzione essenziale della politica; a sinistra, l’elezione di Bersani si sta rivelando un argine troppo fragile.
C’è qualcosa di disperato nell’impegno con cui Massimo D’Alema sta cercando di ricostruire a sinistra una cultura politica democratica: qualcosa di disperato e di autentico, che va ben al di là delle meschine rese dei conti che si preannunciano sui giornali. È possibile però – questo del resto ci dice la catastrofe pugliese – che sia troppo tardi, e che l’argine stia cedendo, o abbia già ceduto. In tal caso, si salvi chi può: e speriamo che i mozzaorecchi risparmino, come fece il fascismo, le nostre vite private. Quanto a D’Alema, c’è da scommettere che, come il capitano del Titanic, rimarrà fino all’ultimo sulla tolda della nave che affonda, mentre i suoi avversari continueranno a ballare spensierati al suono dell’orchestrina.


oggi è la giornata che sto invedendo la vs bacheca e chiedo scsa ma gli argomenti e la situazione sono veramente troppo importanti per esimerci dal fare analisi.
Stimo d’alema ,l’ho sentito molte volte quando è venuto nella città a parlare poi ne ho conoscenza indiretta per altri fattori e ne ho sempre apprezzato la cura che ha dedicato al partito
Ma i tempi cambiano e in questi anni che l’editorialista ha voluto ricordare hanno fatto sì che a fianco ai movimenti sopracitati fossero nominati o eletti personaggi che la pratica politica non sapevano neanche cosa fossero.
personalismi e candidati che hanno apportato come metodo la ricerca del voto di scambio praticato sin nelle più piccole pieghe del sistema pubblico hanno eroso la politica del progetto,dire che la politica non debba assurgere al solo ruolo di amministrare è vero,sarebbe miope e deleterio circoscrerla alla mera gestione della quotidianeità,ma i cittadini devono cmq tutti i girni fare i conti con queste amministrazioni molte volte allegre e poco visionarie,basta una sola coda ad un’asl malfunzionante,o un concorso truccato o manipolato a mandare al macero anni ed anni di teorie ,e la democrazia vive di consenso,averlo sottovalutato per troppo tempo,esprimendo deleghe non all’altezza dei compiti e delle situazioni possono far sì che la fiducia crolli a picco.quanto questo è determinante nel rendere credibile il lavoro di un laboratorio politico di lungo respiro?
Caro FR capisco l’affetto nei confronti del comandante che affonda e condivido alcune cose che scrivi, ma non trovi che lo schema pugliese di calare dall’alto un’operazione politicista e incomprensibile si sia schiantata contro un popolo reale di sinistra che esiste ancora e ha bisogno di un partito? Non trovi che un leader per essere tale dovrebbe avere la percezione del paese reale che lo circonda? Forse Vendola sarà pure populista ma Boccia non reggeva il confronto. Il primato della politica non è il primato dell’intelligenza che non fa i conti con la realtà. Stavolta credo abbia esagerato e perciò perso in malo modo. Saluti riformisti (tempo fa sarebbero stati anche dalemiani)
I fascisti caro Rondolino, nonostante piazzale loreto cambiarono solo pelle come i camaleonti, compresi certi personaggi ritenuti oggi grandi uomini della sinistra…lasciamo poi perdere le intercapedini democratiche che al paese hanno solo portato corruzione e indebitamento perenne. Il popolo italiano è atipico, è indolente e mal sopporta l’ordine anche quello costituito ma, solo per le sue convenienze. I grillo, il popolo viola contano nulla, sono solo manifestazioni del momento destinate a capitolare, mentre la nomenclatura non capitola mai nemmeno se va a Tunisi.
D’Alema verrà nominato al Caposir e da quella poltrona continuerà a tramare e inciuciare con Gianni Letta. Hai presente l’Edera che s’appiccica? ecco.
Per una volta che una parte del popolo ( 200.000) decidono di mandare a fanculo i capi bastone, che fai tu li condanni richiamandoti alla democrazia che decade. Ma almeno lo sai di che parli essendo tu un dalemiano doc. ? Il popolo è il vero depositario del consenso, e se si sarebbe comportato cosi anche con il Piddì, forse oggi avremmo un partito vero e alternativo al berlusconismo.
Amerigo Rutigliano – Officina Sociale
Analisi mezza vera e mezza strabica. La verità è che, a destra, Berlusconi ha imbrigliato, smussato, “costituzionalizzato”, insomma ridotto alla ragione, il “fascismo populista manipulitesco” del MSI e della Lega dei giorni ruggenti di Tangentopoli, conservandovi quel “quid” di nuovo che la protesta di certi ceti soprattutto del Nord esprimeva. A sinistra non è successo niente di tutto questo. Per forza, avendo fatto di Mani Pulite un nuovo mito fondante, avvolto nelle balle spaziali almeno quanto i formidabili anni della Resistenza, ogni presa di distanza viene sentita dalla “pancia” della sinistra (anche più tonda di quella berlusconiana, nonostante le leggende) come un “tradimento”! Insomma, è la vecchia disgrazia della sinistra italiana. Oggi, la sinistra è ancora divisa, senza trovare un equilibrio – quello riuscito al dilettante Berlusconi – tra il messianismo e il partito, tra il massimalismo e l’apparato. Somigliano terribilmente ancora a due “comunismi”, no? Onde per cui, se Bersani e D’Alema volessero davvero seguire una via con buone e solide prospettive future, dovrebbero avere il coraggio, pagando dazio, di rompere sì con l’ala forcaiola MA-ANCHE smetterla con le tattichette da politicanti di cercare alleanze (Casini ecc.) che con la sinistra non hanno nulla a che fare. Insomma, riuscire a far ciondolare davanti agli occhi del singolo elettore di sinistra un’idea e un progetto politico moderno, con qualche sex appeal, ma che recuperi l’eredità complessiva della sinistra italiana, compresa quella socialista.
Sono d’accordo su tutto tranne l’ultima ” marchetta” a Massimo D’Alema…non è il salvatore della patria che viene descritto e “il disperato impegno di ricostruire una cultura politica democratica” l’ho visto piu un altri che non in lui
Ma de gustibus cmq….
Condivido l’analisi di Rondolino e comunque, per principio, sto con chi non sbaglia i congiuntivi. Tuttavia devo ammettere che questa volta D’Alema ha commesso degli errori. In particolare l’idea di sostituire Vendola dopo il primo mandato, inseguendo un progetto nazionale ancora molto incerto, mi è sembrata fin dall’inizio sbagliata e poco realistica.
Affascinante punto di vista. Il populismo mediatico non piace neanche a me. Resta il fatto che quando si prende una “S-VENDOLA” come quella presa in puglia forse l’interpretazione piu’ vicina al reale è che il candidato scelto dal partito non era quello voluto dal “popolo delle primarie”, altre volte osannato come ultimo baluardo democratico.
Max Cascini
l’assurdo della politica dalemiana è questo: essa è realistica, anzi iperrealistica difronte al populismo di destra, nei confronti del quale bisogna fare i conti…appeasement…in termini storico-politici…(si comincia con maccanico…bicamerale…conflitto d’interesse mancato garantito da violante in parlamento…ecc); invece tenace, pugnace contro il populismo di sinistra. tutto ciò è connaturato con un’idea…difatto antidemocratica…che ritiene il conflitto politico esiziale per la democrazia…in nome di una democrazia infantile, disciplinata (schiavone, italiana senza italia)…in cui per avere un cambiamento bisogna aspettare una guerra mondiale (o 2) o la caduta dell’urss…comunque eventi esterni…da qui nasce il populismo…dalla mancanza del conflitto politico (depetris…giolitti…andreotti…dalema).
correggo de pretis
Un cosa te la riconosco FR, coltivare, come diceva Asor Rosa, l’impopolarità, l’andare controcorrente, spostare il ragionamento da un argomento legandolo ad un altro che apparentemente non c’entra. ‘Sta cosa di D’Alema antifascista, cioè di uno che vuole superare l’imbarbarimento populista seguito a Mani Pulite, è suggestiva ed apprezzabile. Ma come nel caso del voler “rivalutare” Craxi non si può non tenere conto della realtà. E cioè, che se è vero che la realtà spesso non è quella che ci viene rappresentata, è anche vero che Baffetto di errori di valutazione ne ha fatti parecchi. Errori che lui, a posteriori, poi ammette. Non aver capito cosa stava accadendo e poi è accaduto in Puglia significa che gli manca completamente il polso della situazione, che non conosce la sua gente e soprattutto non ha capito che la sua gente non ne può più di una politica che la consideri massa di manovra e basta. E quindi a questa gente non si può solo offrire un’indicazione, ma le si deve dare una prospettiva di lunga durata. Basta con le crostate, con le torte di mele, con i cannoli! Non può pensare Baffetto che i suoi buoni rapporti con Letta (a proposito, chi ha buona memoria dovrebbe ricordare chi è Letta….) siano l’antitodo a Grillo. La fallita nomina a Mr. Pesc e la Bicamerale (il cui fallimento molti ora cercando di addebitare a Scalfaro) non gli ha insegnato nulla? La Destra lo blandisce, gli dice che lui è affidabile, gli riconosce la sua intelligenza e poi…. sappiamo tutti ogni volta come finisce.
[...] di thefrontpage. Un articolo in particolare è degno di nota: “l’antifascismo di Massimo D’Alema”. A firma FR [...]
Bravo, condivido pienamente
A volte bisogna scegliere se stare dalla parte del giusto o del vincitore. Non sempre le due cose coincidono
…una volta, quando i mulini erano bianchi e i Partiti erano forme “organizzate” e “organizzanti”, il popolo era composto da falegnami, macellai, qualche imprenditore e, soprattutto, tantissimi allenatori della Nazionale di calcio. Tutto questo “popolo” demandava, come Democrazia insegna, ad una Classe Dirigente il compito di governare e guidare la res publica attraverso l esercizio del voto. Compito di quella Classe Dirigente era di saper guidare e saper scegliere i “conducenti”, questo onde evitare di perdere il consenso del “popolo” controllore. Molti di quei Grandi Partiti ora , non ci sono più per ragioni , diciamo così …morali. Uno, unico sopravvissuto al ciclone giustizialista dei primi anni novanta, non sapendo come fare per suicidarsi, inventò…le PRIMARIE.
Dipingere D’Alema come l’ultimo antifascista mi pare per lo meno grottesco. Il popolo delle primarie è l’unica vera novità politica degli ultimi 15 anni di politica italiana. Non è affatto populista perché quando Franceschini, Marino e Bersani si sono sfidati lo hanno fatto su programmi e su idee di partito differenti. Vendola – visto che è il casus belli – non è affatto un populista. E’ un amministratore locale che ha cercato di fare ciò che ha promesso in campagna elettorale e che – in nome di alleanze decisamente variabili e quindi traballanti – invece di vedersi confermare la fiducia si è vesto accompagnato alla porta neanche tanto gentilmente. Ha quindi chiesto al popolo sovrano (si veda a questo proposito la Costituzione, quella sì antifascista) di esprimersi su un candidato voluto dagli apparati e – presumibilmente – poco libero, calato da Roma (ma l’esperienza della Finocchiaro non insegna nulla?). Dall’altra parte la solidità di 5 anni di governo in Puglia. Che doveva fare il popolo? Chinarsi prono a Sua Maestà Baffetto? Ma non è quello che regolarmente condanniamo nel centrodestra di Sua Emittenza?
Libertà è partecipazione democratica. Ricordo inoltre che Bersani durante il Congresso e dopo da Segretario ha più volte ribadito “primarie per tutti gli organi monocratici”, è un altro fascista?
un militante del PD
ma perchè di tanti commenti assennati o appassionati l’unico che arriva davvero al nocciolo è quello di zamax? sono diventato anch’io un fan del “dilettante berlusconi” senza neppure accorgermene??
Condivido in pieno anzi di più!!!! spero solo che non sia troppo tardi!!!!!