Volevano congelarlo, ma Nichi li ha arrostiti
E’ come in quei fattacci di cronaca descritti come tragedie ma destinati alla farsa. Tipo che uno svitato, per vendetta, programma il suo omicidio al solo scopo di incolparne il nemico di una vita, ma l’ingranaggio si inceppa. Quello muore davvero ma l’altro, svelato il complotto, assurge a vittima ed eroe di una stupida storia. Fine del paragone (improprio). Ma in Puglia l’esito non è diverso.
Lì c’era un governatore uscente che sulla carta (si parla di tre mesi fa) non disponeva neppure del sostegno di tutti i suoi vecchi alleati. Chiedere per capire. Di Pietro, Verdi, socialisti, qualche listarella civica… tutti contrari alla riconferma di Vendola. Poi l’Udc col suo peso politico. “Nichi? Mai. Non ce l’abbiamo con lui ma non siamo in grado di spiegarlo ai nostri elettori fuori dalla Puglia”. In sintesi, c’era Vendola sostenuto dal suo partitello più i fratelli-coltelli di Rifondazione. Gli altri contro.
Questa è la scena di partenza che spinge D’Alema a spiegare con le buone e le meno buone quanto è ragionevole fare per non riconsegnare la regione a Fitto. Guidare il presidente uscente verso una buona corsia d’uscita, garantirgli un salvacondotto di riguardo (si è parlato di una candidatura blindata nel Pd e dello scranno di presidente del Consiglio regionale), intanto convocare il tavolo di una neo-possibile maggioranza allargata a Casini, scegliere una personalità da gettare nella mischia e filare dritti dritti verso il traguardo. Il tutto condito da quell’alone di ‘laboratorio pugliese’ che avrebbe favorito con l’alleato centrista una mappa a largo raggio di accordi regionali. La Puglia come avamposto del fronte alternativo al Cavaliere. La Puglia come dimostrazione della sapienza tattica fusa all’interesse politico.
Invece Nichi resiste. Spiega che lui non è lì per bontà o intercessione di sigle spente e spernacchiate. Lui è lì in nome e per conto del “popolo”. Il “popolo mi vuole. C’è una primavera pugliese da difendere e rilanciare e se voi, la Casta, pensate di liberarvi di me in nome dei vostri accordicchi e di interessi inconfessabili, sappiate che vi porterò in giudizio davanti alla gente di Puglia”. E così è stato. Con di mezzo quell’altro campione del populismo progressista che risponde al nome di Emiliano e, infine, il sacrificio sulla pubblica piazza del giovane economista già rullato nelle primarie di cinque anni fa.
Istantanea della domenica: 200mila persone ai seggi per votare Vendola. Che la sera prima aveva chiuso la sua cavalcata in mezzo a cinquemila baldanzosi occhieggiati dal divo Scamarcio mentre Boccia arrancava tra due platee di più modeste ambizioni con Califano al seguito. “Due stili. Due modi di concepire il tempo e il futuro di questa terra…”, avrebbe commentato Gianni Minà strisciando la esse come solo lui. E si arriva all’epilogo. Che per l’appunto rimanda a quella pochade di cronaca presa a pretesto in cima alla nota.
Un governatore azzoppato del suo e trasformato di colpo nel solo eroe laico di questa stagione ingrugnita. “Vendola governatore 2010”? Macchè. E’ troppo poco. “Vendola leader della rinascita ovunque. Cristo della politica. Uomo della Provvidenza”. E giù presenze in serie. Da Lerner e in contemporanea da Vespa (come Latorre del resto, ma quest’ultimo è solo il segno della resa). E poi Floris e i tiggì e chissà quali e quanti altri da qui alla fine di marzo quando la palma della vittoria sarà sua, del Nichi rinato e redento. La morale: volevano congelarlo ma lui li ha arrostiti. E adesso ci si ritrova alle prese con un vero caudillo meridionale che brillerà di suo. Per quanto? E chi lo sa. Ma intanto le cose stanno così. E la rassegna stampa sanguina.


c’è un filo conduttore in tutti questi odierni articoli di frontpage,voler affermare che la vittoria di vendola è populista ma deficitaria di visione politica.
vorrei invitare a vedere i fatti da una visione diversa.
è stato ampiamente dimostrato che con la vittoria di Bersani alle primarie una radicale presenza dell’area dalemiana abbia saputo portare al voto migliaia di persone ,anche nn iscritte,che hanno confermato la linea moderata e riformista del pd,se domenica in puglia gli stessi non sono riusciti a mobilitare altrettanta adesione significa che il progetto bocciano non era stato in grado di convincere gli stessi che appena due mesi prima avevano convinto a votare Bersani.
questo è un primo elemento di riflessione da farsi,3 mesi sono troppo pochi per ribaltare la situazione se non c’erano seri elementi di criticità nel metodo adottato.
L’altra riflessione riguarda il progetto fatto a tavolino di alleanze con i singoli segretari di altri partiti,accettare che casini scegliesse dove e con chi allearsi,senza impegnarsi in un vero patto di continuità che non fosse a macchia di leopardo,ha dato l’impressione ai militanti di essere oggetto delle scelte opportunistiche dell’udc piuttosto che di un vero investimento di lungo respiro.
inoltre,dopo 20 anni di alleanze trasversali hanno mostrato il lato debole di questi discorsi,in passato essersi fidati di Berlusconi,della sua capacità mangeriale ed imprenditoriale,riconoscendogli in varie occasioni opportunità di dialogo,vedi bicamerale,nessuno scontro sul conflitto d’interesse,ha determinato la sensazione che a scatola chiusa e sull’intuito momentaneo non ci si possa più progettare alcuna svolta,perchè berlusconi invecchando si è trasformato da imprenditore in un politico avido e ingestibile,senza alcun senso dello stato,capace d’imbrigliare e bloccare tutto il parlamento a causa della sua situazione giudiziaria e tributaria di cui non si alcun problema ad usare per risolvere i propri problemi ignorando quelli collettivi.
pensare che ancora una volta gli elettori di centrosinistra possano fidarsi di patti aleatori e fumosi del berlusconi di ieri o del casini di oggi è assolutamente pretenzioso,non demagogia o populismo che spinge a scegliere il nuovo Cristo rinato in Vendola,ma semplice autodifesa da coloro che predicano bene ma razzolano male e che non sono stati in grado di esporre una sola volta cosa vogliono fare da grandi.
L’elettore e il militante di centrosinistra mette tempo e soldi suoi,non è nè stipendiato nè sovvenzionato da nessuno e a differenza dell’elettore di destra il più delle volte viene mortificato se non umiliato per le scelte che fa,quindi quando può si riprende il diritto di dire la sua quando le parole non convincono,ammettere che questa volta in puglia le parole non hanno convinto è più responsabile che denigrare coloro sono stati in grado di portare 200.000 persone al voto.
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