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In Veneto la Lega somiglia sempre di più alla vecchia Dc

Gli echi della disfida pugliese arrivano ovattati nella placida laguna veneta e increspano appena le acque. Lo scontro qui è un altro, altre le parole e i mezzi. Qui in gioco è l’affermazione di un equilibrio di potere in una regione che il suo “miracolo di sviluppo economico” lo ha vissuto e vorrebbe caso mai difenderlo dalle astuzie di una crisi serpeggiante. Sono cambiati i toni del dibattito politico: la Lega Nord e la galassia di gruppuscoli che in qualche modo ad essa si riferiscono – spesso ignoti a chi non è del luogo – non sono più i William Wallace nostrani, paladini di una rivoluzione che avrebbe trovato pace solo nella Secessione.

Il nuovo registro è all’insegna della “serietà e produttività”, perché, come dice il segretario nazionale Gianpaolo Gobbo, “abbiamo sempre dato il massimo per ricambiare la fiducia che ci è stata accordata”. Parlamento Veneto, rotocalco del gruppo consigliare (ma fonte di ispirazione fino alla Lombardia e oltre) riflette sulla prospettiva di un “Veneto nuovo, che sia officina di innovazione e modernità”, e richiama una missione del partito legata alle proprie origini mitologiche (il partito fondativo, nato per sovvertire lo Stato), che diventa quella di superare il regime feudale in cui si è limitata la Lega fino ad oggi per operare con l’astuzia del Principe machiavelliano. Zaia deve vincere e la sua vittoria sarà il “cavallo di troia” per scompaginare l’egemonia culturale social-comunista dell’Emilia Romagna.

Ma la retorica politologica che sembra voler rispolverare le oramai anziane analisi di Gianfranco Miglio nasconde una strategia operativa che muove in tutt’altra direzione. Lo dimostrerebbe la manovra messa in atto dal senatore leghista vicentino Filippi, sul cui terreno si era previsto di far sorgere il Polo Intermodale di Scambio Merci e Servizi che avrebbe dovuto chiudere l’asse Verona-Padova. Il Pdl si è prontamente smarcato dalla questione, chiedendo il ritiro del piano. Il popolo delle libertà teme l’affarismo leghista, fino ad oggi nascosto all’interno dei cancelli delle fabbriche, perché capace di un radicamento sul territorio che ricorda molto più il vecchio legame aziende-Coldiretti-curie che caratterizzava il sistema di relazioni economiche del Veneto democristiano.

Filippi è in odore di acquistare la fallimentare società del Vicenza Calcio, mentre le disposizioni governative e della Figc sulla sicurezza negli stadi incombono sul capoluogo vicentino (e di buona parte del Triveneto), spingendo a prevedere nuove realizzazioni in nuovi siti. Chi gestisce la società calcistica “di casa” diventa interlocutore irrinunciabile per chi governa: la Lega è andata a scuola di Prima repubblica e oramai la sua trama l’ha tessuta e piano piano la esibisce all’occorrenza, scompaginando tanto l’affarismo di matrice Forza Italia quanto le vecchie reti democristiane o comuniste.

6 commenti a “In Veneto la Lega somiglia sempre di più alla vecchia Dc”

  1. andrea lucangeli scrive:

    Caro Davide C. siamo “compaesani” ed io sono pure amico del Sen.Alberto Filippi (non so Tu): quella del CIS (polo intermodale) è “una bufala” destinata a sgonfiarsi…dopo le Regionali.- Il PDL – (in particolare l’ala degli ex-AN con l’europarlamentare Berlato) ha una “fifa blu” del sorpasso, ossia che la Lega diventi il primo partito in Veneto superando appunto il PDL.- E’ iniziato perciò un “fuoco amico” del PDL sulla Lega teso a ridimensionare la possibile straripante vittoria di Zaia & Co.- Una Lega primo partito Veneto per il PDL vuol dire…poltrone in meno, meno amici da poter sistemare, meno potere, tutte cose che ai “disinteressati” Berlusconiani e Finiani veneti fanno venire i capelli bianchi…..

  2. Alessandro scrive:

    Potrà mai esserci, in Veneto, qualcosa che non somigli alla vecchia DC?

  3. Davide C. scrive:

    Mi permetto una precisazione:
    L’accostamento DC e Lega Nord è da intendersi come sostituzione nella gestione di una ramificata rete di rapporti relazionali per la gestione di interessi (pubblici e privati). Operazione che non è riuscita a nessun altro partito nel Veneto (puntando al massimo al corporativismo un po settario). La logica che sottende le due anime (solidarismo DC e localismo antistatalista Lega) è diversa ma converge nell’approcciare una società che si è sempre “arrangiata” (il solidarismo è una risposta).
    Ringrazio Andrea per la precisazione: Può essere che tu sia ben informato sulla singola vicenda, non cambia a parer mio la sostanza dell’analisi relativa al quadro regionale dove la Lega è l’unico partito che ha intessuto una rete (aggiornata) che mette insieme il livello territoriale (le basi) e il corporativismo (grossi portatori d’intersssi e livelli dirigenziali).
    Grazie.

  4. Pellizzer scrive:

    Per quanto mi riguarda il leghismo veneto è brillantemente rappresentato dal caro Luca Zaia. Lui, diversamente dai soliti sceriffi & affini, non offende mai i suoi interlocutori (e già questo nel carroccio è qualcosa di strepitoso!).
    Tuttavia, duole dover constatare che il bravo ragazzo (che ama tanto i crocefissi e i presepi, e che non vuole gli ogm), ha sul nucleare una posizione che più “demokrista” non si può.
    Infatti, quando è a Roma lui si dice a favore di questa scelta (ben sapendo che non se ne farà niente). Ma poi, quando ritorna al suo paesello, dice che purtroppo il veneto non è adatto ad ospitare di queste cosette.
    … TRADUZIONE LIBERA: le centrali nucleari potete farle in Terronia, ma non le voglio assolutamente nel mio cortile.
    TRADUZIONE ALTERNATIVA (nel dialetto veneto che piace tanto al ministro): “Le centrali le va ben, ma davanti càsa mea no se pol. Perché gò l’orto, più in là gò el sorgo, e più in là ancora gò el leamaro!”).

  5. andrea lucangeli scrive:

    @ pellizzer: se Zaia – a due mesi dalle Regionali – parlasse di centrali nucleari in Veneto sarebbe…un suicidio politico.- Però, dopo le elezioni “a bocce ferme”, si potrà cominciare a ragionare di “compensazioni” ed allora la cosa diventerà interessante.- Il Polesine è luogo ideale per una centrale: vicino al mare, poco antropizzato ed area storicamente “depressa” del Veneto.- Quindi perchè no? Se ai Veneti venisse – ad esempio – dimezzata la bolletta elettrica quanti direbbero ancora no? Un conto sono i grandi ideali, altro ragionare “de schei” (traduco: di soldi)….

  6. Pellizzer scrive:

    Già, le famose “compensazioni”. Quelle che il carroccio ha intascato prostituendo il partito a quella “Roma ladrona” su cui ha sempre blaterato.
    … E vendendo l’anima a quel Berluska che -secondo quanto riferifa il quotidiano “La Padania”- aveva degli aggangi con la mafia.

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