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Il laboratorio siciliano

Non è affatto meravigliato di quanto sta accadendo nel resto d’Italia, a livello politico, il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. La “pazza idea” di dare vita ad un governo di minoranza Mpa-Pdl Sicilia-Api, con l’appoggio esterno del Pd, considerato quanto sta accadendo in Puglia, Campania, Calabria, Piemonte e anche Bologna, non è altro che lo specchio della confusione che regna nell’Italia politica.

Facciamo un po’ d’ordine. Nel 2008 Lombardo, leader del Movimento per le Autonomie, viene eletto presidente della Regione  grazie all’appoggio del Pdl e dell’Udc, insomma, il centrodestra di vecchio conio. Inizia il mandato con una maggioranza schiacciante, sessantuno deputati sui novanta disponibili in assemblea regionale. Il Pd con 29 deputati è l’unico partito di opposizione. Ventuno mesi dopo, il Pdl è spaccato a metà: i cosidetti lealisti vicini ad Alfano e Schifani e i ribelli del cosidetto Pdl-Sicilia capeggiati da Gianfranco Miccichè.

Non passano giorni che lealisti e ribelli non si accusino a vicenda di tradimento. Totò Cuffaro, ex governatore della Sicilia pochi giorni fa condannato in secondo grado per favoreggiamento aggravato e rivelazioni di segreto istruttorio, va di comune accordo con il referente siciliano del Guardasigilli Alfano, Giuseppe Castiglione, coordinatore regionale del Pdl e presidente della Provincia di Catania.

Qualche settimana fa, Lombardo ha varato il suo terzo governo: può contare con certezza solo sui voti dei quindici deputati autonomisti, sui quindici di Miccichè, e sull’unico deputato di Alleanza per l’Italia. Il Pd, forte dei suoi 29 deputati, dopo aver cincischiato per qualche settimana, si è detto aperto  “all’appoggio esterno” solo per le riforme. Ha fatto la cosa giusta? Che tipo di prospettiva sta cercando di costruire? E se, chiuso il laboratorio pugliese, si aprisse quello siciliano?

2 commenti a “Il laboratorio siciliano”

  1. angelo d'amore scrive:

    in questi casi e’ d’obbligo l’astensione, unico sistema democratico per riappropriarsi delle singole autonomie soggettive. non piu’ contati come semplici cittadini votanti ma, soggetti interpreti diretti del proprio evoluzionismo sociale.
    disertare le urne quindi, non come applicazione di un comportamento anarchico ma come unico rimedio di disaffezione alla politica ed al tempo stesso riaffermazione del proprio io pensante.

  2. Fabrizio Gritti scrive:

    l’anstensione è il più grande atto di autolesionismo che un io pensante possa fare: non riafferma nulla di concreto e permette che risalti il voto clientelare riespetto al voto disinteressato :)

  3. [...] Qualcuno si domanda a proposito del Pd che dopo aver cincischiato per qualche settimana, si è detto aperto  “all’appoggio esterno” solo per le riforme: Ha fatto la cosa giusta? Che tipo di prospettiva sta cercando di costruire? E se, chiuso il laboratorio pugliese, si aprisse quello siciliano? [...]

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