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Umbria: com’è difficile (o facile) scegliere un candidato

Il centrodestra ha scelto nei giorni scorsi di affidare le sue speranze di conquistare una Regione rossa a Fiammetta Modena, da 15 anni consigliere regionale per Forza Italia prima e per il Pdl poi. Ma la scelta di Berlusconi di puntare sulla Modena non è arrivata senza strascichi polemici e pettegolezzi. L’altro aspirante alla candidatura, infatti, il cattolico Claudio Ricci, sindaco di Assisi, città fra le prime ad essere strappata dal centrodestra alla sinistra, intervistato dal Corriere ha dovuto smentire di essere stato scartato per il suo scarso appeal estetico dovuto a un’orecchia più a sventola dell’altra. Difficile da credere considerando l’attenzione che il Capo presta ai dettagli estetici…

Nel centrosinistra invece accadono cose strane. Si dichiarano tutti contro le primarie perché significano l’abdicazione di una classe dirigente a selezionare il meglio al proprio interno. Tutti, tranne uno, il senatore Mauro Agostini, che invece vede(va) le primarie come l’unica opportunità per scegliere in modo trasparente candidati e progetti.

Poi succede che le primarie si facciano per davvero, scelte a larghissima maggioranza dall’Assemblea regionale, che i candidati ci siano per davvero (lo stesso Agostini, Gianpiero Bocci e Catiuscia Marini), e che la competizione si annunci non solo aperta ma anche di un certo profilo culturale e politico. Tre dirigenti di rilievo, tre idee diverse di partito (di Umbria non sappiamo ancora), addirittura in grado di scardinare la logica delle mozioni congressuali che fino ad oggi aveva tenuto inchiodata l’azione politica del Partito democratico in Umbria.

Agostini e Bocci, entrambi sostenitori di Franceschini, contro la bersaniana Catiuscia Marini, membro della segreteria nazionale. Nessuna candidatura per Marino, che starebbe in queste ore trattando il proprio appoggio alla Marini. Primarie aperte a qualsiasi esito, dunque, che spaventano chi – almeno a parole – questa competizione l’ha voluta dall’inizio e l’ha voluta fortemente: Mauro Agostini, il quale, visibilmente scosso, avrebbe pubblicamente ipotizzato un ritiro perchè tradito dai franceschiniani, che non convergono sulla sua candidatura.

Da un lato dunque una selezione del candidato che avviene (anche) per canoni estetici, dall’altro una competizione aperta e serrata, che spaventa in tutta la sua imprevedibilità una classe dirigente che affronta il ricambio ogni volta come una resa dei conti o come l’occasione della vita. Abbandonata però alla prima salita.

0 commenti a “Umbria: com’è difficile (o facile) scegliere un candidato”

  1. [...] poi spartirsi l’Umbria. E lui, annientato dal “fuoco amico”, per sbarrargli la strada che fa? All’improvviso si toglie di mezzo, folgorato sulla via di Perugia (o di Roma, da dove gli avrebbe telefonato [...]

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