Gli uomini dei mandarini e le donne del Cavaliere
Il paradosso incrocia il clamoroso flop registrato sinora dal tesseramento del Pdl (appena 18mila iscritti a fronte del milione richiesto dal Cavaliere, secondo Il Riformista), e la nomenklatura che ha imposto candidati alle Regionali lontani dallo stereotipo berlusconiano, tipo Rocco Palese in Puglia, ritenuto “impresentabile” dallo stesso premier. Insomma, il paradosso è che da un lato, quello delle tessere, il partito non esiste affatto, dall’altro invece esiste eccome.
Sono due settimane, ormai, che il centrodestra classico della Seconda repubblica, Forza Italia + An, sta vivendo una mutazione genetica epocale. E lo scontro interno che rischia di stritolare le speranze per una chiara vittoria elettorale in primavera mette l’una contro l’altra le due nuove anime del Pdl.
La prima è formata dai sacerdoti dell’ortodossia berlusconiana, a partire dal triumviro-ministro Sandro Bondi per finire a falchi del calibro di Mario Valducci e Giorgio Stracquadanio. La seconda è il correntone (neodoroteo seconda La Stampa) che fonde le truppe di tre ex colonnelli di An e di alcuni mandarini azzurri: Maurizio Gasparri, l’altro triumviro-ministro Ignazio La Russa, Altero Matteoli, Denis Verdini e in posizione più sfumata Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello. E’ una contrapposizione che potrebbe riassumersi nella nascita di un’oligarchia interna, che per la prima volta ha battuto il carisma del Capo nel risiko delle candidature per le regionali.
E’ chiaro che questo riposizionamento va inquadrato anche nell’ottica del post-berlusconismo, ma nel breve periodo lo scontro servirà a plasmare la forma del partito nato sul predellino di piazza San Babila nell’autunno del 2007. Nell’inner circle del premier la volontà è quella di tener duro sull’istituzionalizzazione del carisma berlusconiano (dal Capo alla sua chiesa, ma senza degenerazioni correntizie) ed è probabile che la mossa del Cavaliere (che pare non metterà la faccia sui candidati scelti contro la sua volontà, tipo Palese appunto) sarà quella di riportare l’oligarchia all’ordine con la reductio ad unum del triumvirato, basandosi sull’incompatibilità tra cariche di partito e di governo.
Risultato: Bondi coordinatore dopo il voto (e l’ex governatore veneto Galan al ministero dei Beni culturali nel probabile rimpasto), e conseguente ridimensionamento interno di Verdini e La Russa. In ogni caso la lotta è destinata a infuriare per un bel po’ e un’altra cartina di tornasole per misurare la forza dei due schieramenti sarà la formazione delle liste regione per regione, dove pare sia difficile trovare un equilibrio, soprattutto nei listini dei candidati governatori, tra gli uomini dei mandarini e le donne del Cavaliere.

