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Corona, il gossip e il futuro della politica italiana

Quali sono i limiti dell’analisi politica delle vicende italiane? Esistono elementi della nostra vita pubblica che no, proprio non possono essere presi sul serio? Che Fabrizio Corona sia il figlio per eccellenza dell’Italia peggiore è convinzione di molti opinion leader di casa nostra. Così Michele Serra su Repubblica, a più riprese. Così Farefuturo, se possibile con ancora più vis polemica.

E’ utile tuttavia ascoltare con attenzione il ragionamento svolto da Corona venerdì a Matrix (dal min. 5.50) sul legame indissolubile tra gossip e politica, che culmina in una frase a effetto: “Oggi il gossip può determinare come sarà la politica del futuro”. Per molti si tratta di parole in libertà pronunciate da un personaggio negativo a cui bisogna dare poco o nessun credito, per non rafforzarne il peso di immagine. Io invece sono convinto del contrario. Che quella di Corona sia una profezia politica da prendere sul serio. Perchè ci consente di vedere meglio alcune cose che ci sono già negli eventi italiani, e che non riusciamo (più) ad inquadrare con i modelli e i concetti della scienza politica classica.

Qualcuno nel nostro paese ha forse riflettuto a fondo attorno al significato  delle “detronizzazioni democratiche” andate in scena negli ultimi mesi sotto i colpi demolitori del gossip, tanto le potenziali, come nel sex-gate estivo di Berlusconi che fece invocare le dimissioni ai suoi detrattori, quanto le reali, come nel caso di Marrazzo? Continuiamo a sorprenderci e a fare finta di niente, a pensare che l’uscita della nostra politica dalla “camera da letto” possa essere lineare e facile da ottenere.

Poi arriva Corona a dirci in maniera brutale che questa tendenza è destinata a crescere, perchè più si accresce il potere di rappresentazione personale di alcune figure politiche – e la tendenza al rafforzamento degli esecutivi a tutti i livelli in Italia vuol dire questo –, più cresce il potere ricattatorio nei confronti di questa esposizione pubblica. Perchè tutti hanno i propri altarini da nascondere, e grazie anche all’onnipervasività delle nuove tecnologie sarà sempre più facile portarli all’attenzione pubblica.

La verità è che non riusciamo ad immaginare il gossip come un elemento strategico della politica, qualcosa che può determinarne in maniera permanente il corso degli eventi, che può sconvolgere il percorso tradizionale della legittimazione elettorale, con i suoi canoni ben definiti dal sapere politologico sopra richiamato. Non riusciamo a pensare all’altra faccia della “personalizzazione democratica”, al suo lato oscuro e non ancora compreso.

I moralisti à la Serra che rifiutano in maniera aprioristica di concedere a Corona il rango di persona degna di essere ascoltata dovrebbero transitare dentro questi interrogativi apparentemente apocalittici sollevati dalle sue sparate televisive. Perché il rapporto dei leader con la propria immagine pubblica è un tema maledettamente serio, su cui costruire degli inediti percorsi di formazione e cultura politica. Perchè il gossip non va aggirato come superficiale e facilmente liquidabile, ma affrontato come qualcosa che configura un salto di qualità nella formazione delle nuove classi dirigenti politiche.

Come si diventa leader? Attraverso quale lavoro “pedagogico” bisogna passare? Soprattutto, come si rafforza il controllo su sé stessi nell’esercizio delle proprie relazioni pubbliche da parte di chi esercita ruoli di comando e di leadership? Interrogativi impensati e ancora da esplorare nella nostra discussione pubblica. Ma c’è sempre tempo per rimediare. Magari partendo dalle parole di Fabrizio Corona. Oltre i tatuaggi, la brillantina e le camicie sbottonate. Oltre le sfuriate, le spacconate e le risse televisive.

Moris Gasparri/LSDP

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