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Val d’Aosta, 28 anni e 60 milioni per un trenino mai partito

L’ideologia leghista propaganda il federalismo principalmente con un argomento: la spesa pubblica, se effettuata dalle Regioni, sarà maggiormente controllata dai cittadini, la cui vigilanza impedirà sprechi di denaro pubblico. La propaganda bossiana disegna scenari di austeri amministratori regionali, soprattutto se nordici, oculati nella spesa come Quintino Sella. Peccato che la realtà sia diversa, come dimostra il caso  del trenino delle nevi Acquefredde-Cogne.

L’idea originaria nacque nel 1980, appena un anno dopo la chiusura delle miniere di magnetite: perché non rendere di uso turistico la linea ferroviaria che, per quasi 60 anni, aveva trasportato il minerale dal luogo di estrazione fino alla località di Pila, sopra Aosta? Il progetto definitivo è del 1985: in questi 28 anni si sono bruciati più di 60 milioni di euro, ma il trenino d’oro non è mai partito.

Nel febbraio di quest’ anno persino il placido Consiglio regionale valdostano, giudicando eccessivo un periodo di realizzazione di 28 anni, aveva commissionato agli esperti della società Inten di Serravalle Pistoiese e ai torinesi della Geodeta una relazione tecnica sullo stato dei lavori. Il risultato è un pesantissimo giudizio circa un “fallimento tecnico ed amministrativo”, in cui impietosamente nulla si salva, né il progetto né la realizzazione, né la scelta dei locomotori. A proposito di queste macchine, la relazione afferma che “ la loro concezione non è adeguata alla linea e al tipo di servizio previsto sia perché presentano un peso per asse eccessivo, sia perché hanno difficoltà di iscrizione nel tracciato, sia infine perché l’autonomia delle batterie, nonostante il loro dimensionamento generoso di ben 18 tonnellate per locomotore, non è sufficiente ad assicurare la percorrenza necessaria”.

Quanto allo stato dei lavori finora svolti, la loro esecuzione dev’essere stata almeno problematica, in quanto sono previsti altri 24 milioni di euro per rifare il rivestimento della galleria del Drinc, gli impianti elettrici e di ventilazione, il materiale rotabile.
La relazione contiene anche una parte dedicata alle eventuali responsabilità amministrative firmata dall’avvocatessa torinese Patrizia Serasso, e immediata è stata la decisione di Augusto Rollandin, attuale presidente della Giunta, di inoltrarla alla Procura della Corte dei conti.

2 commenti a “Val d’Aosta, 28 anni e 60 milioni per un trenino mai partito”

  1. loremaf scrive:

    Voi che avete un qualche ascendente su questi governanti del nuovo millennio cercate di fargli comprendere che nuovi centri di spesa senza la responsabilizzazione sono solo nuovo debito pubblico.
    Sia essa la val d’aosta o la sicilia, il discorso non cambia, come non cambia se pur rivolgiamo l’attenzione a una delle meglio amministrate e portata a vanto in ogni dove.
    Sto parlando della regione più grande, la più ricca, la più spendacciona: perchè il governatore formigoni non ci spiega la spesa per il turismo fatta dal suo assessore, lui ha la sola responsabilità politica di aver deciso quella spesa improduttiva, l’latra responsabilità, quella più gravosa resta, ben inteso, sulle spalle dell’assessore competente.
    Così pure, perchè la Polverini non spiega da dove sia nato il deficit sanitario nella regione lazio ? Perchè forse dovrebbe spiegare che il maggior responsabile è uno dei suoi sostenitori, uno con cui all’eoca andava sottobraccio in ogni dove, come pure adesso?
    Abbiamo regioni troppo grandi e poi quelle troppo piccole, come mai i consiglieir della regione Molise sono trenta, oltre due consigli provinciali con altri 30 ciascuno, mentre la sola regione campania, che ha altri ben tristi primati ha 60 consiglieri regionali sebbene la sua popolazione sia 20 volte quella del molise?
    In alcuni ambiti come in Basilicata, Molise, Umbria, perchè non sperimentare l’abolizione delle provincie , solo comuni e regione ??
    E infine la regione Sardegna che ha raddoppiato le provincie da 4 a 8, qual’è stato il risultato ?
    Infine quanto ci costa l’alleanza tra il separatismo regionale siciliano e quello lombardo-veneto uniti negli intenti finali !

  2. ric scrive:

    ma non potevano chiamare gli svizzeri delle Rätische Bahn che di trenini sulla neve se ne intendono e li fanno funzionare benissimo da cent’anni?

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