Le memorie di Adriana
L’indicibile è che Adriana Poli Bortone piace anche a quelli di sinistra. Forse più di Nichi Vendola con il quale ha in comune l’amore per la Puglia e per se stessa, oltre a un certo penchant per un populismo manierato. Adriana, però, è un cavallo di razza che da oltre quarant’anni corre nella politica italiana, con una storia di incarichi che le hanno fatto fare la spola tra l’Europa e il Salento. Una donna di destra, almirantiana ma senza nostalgie, capace di amministrare un tesoro archittetonico come Lecce, magari con un certo eccesso per il decoro urbano (troppe aiuole), e farsi due mandati da sindaco.
Convinta che i risultati del suo operare debbano essere evidenti, da toccare con mano, ha capito che vincerà le elezioni facendo parlare l’avversario, lasciandolo solo ai suoi pirotecnici voli di fantasia e al suo seguito di sognatori, che non hanno ancora capito che il destino della Puglia è quello di laboratorio privilegiato per creare nuove chimere politiche dai dna incrociati.
Adriana, ferrigna e autorevole, vuole vincere. Si sarebbe candidata anche da sola, come Emma Bonino, applicando quella minuziosità da professoressa di latino e greco per prendere in mano la Regione, estendere il suo dominio, ritornare alla ribalta nazionale. Sa che pochissime sono le rivali nel centro destra in grado di opporsi alle sue ambizioni di combattiva ultrasessantenne. Una è Letizia Moratti, ma da sindachesse agli antipodi della penisola, non si sono mai scontrate.
E ora che i pugliesi devono scegliere tra Nichi, affabulatore poeta intellettuale comunista cattolico gay, e Adriana, ex prof di liceo, ex fascista, ex sindaco, ex ministro, sanno che dalla loro scelta dipenderà non solo la gestione regionale della sanità, dell’ambiente, della lotta alla mafia, delle truffe alimentari, dei vari Giampi e Patty, ma anche la fine della taranta indemoniata che scuote l’Italia. Chi vuole ancora ballare a perdifiato voterà Vendola. Chi va a letto, ché domani si lavora, sceglierà Poli Bortone.


Ora viene fuori che vince la Poli Bortone. Per carità, massimo rispetto, ma mi sembra un tantino esagerato.
Toh, ca va sans dire, ecco i lothar che fanno campagna elettorale per la Poli Bortona pur di far perdere Vendola. Non c’è proprio niente da fare. Stare all’opposizione vi piace troppo
la barbara sogna ad occhi aperti.
l’ unica possibilita’ che ha la poli bortone e’ di costringere vendola al ballottaggio.
ma deve battere palese al primo turno.
tutte cose molto difficili da ottenere anche per una popolare e ambiziosa sindachessa di lecce.
per quanto riguarda un suo futuro nazionale , mi sembra che le cose siano ancora piu’difficili.
io l’ho sentita in questi giorni in tv e di certo non mi ha impressionato.
” Adesso anche da noi si va dicendo in ossequio a quanto hanno scritto Proudhon e un ebreuccio tedesco del quale non ricordo il nome, che la colpa del cattivo stato delle cose, qui ed altrove, è il feudalesimo; mia cioè, per così dire. Sarà. Ma il feudalesimo c’è stato dappertutto, le invasioni straniere pure. Non credo che i suoi antenati, Chevalley, o gli squires inglesi o i signori francesi governassero meglio dei Salina. I risultati intanto sono diversi. ”
Giuseppe Tommasi di Lampedusa
Le candidature senza primarie sono un reitaggio feudale, detto questo, possono vincere o perdere le secondarie.
Con tutto il rispetto, Vendola è sopravvalutato, mentre Vincenzo De Luca è sottovolutato, pure essendo in crescita, malgrado le bordate del medesimo Vendola e di ieri dell’attuale Presidente della Campania Felix, così bene amministrata da permettersi di avere assessori al turismo a spizzichi e a bocconi, hanno sempre ben altro da fare.
I lothar sono alle pezze. Buonasera.
Per curiosità di barese,sono andato a leggermi sia l’articolo del 5 febbraio 2010, sia i commenti. E, a posteriori, mi è venuto da sorridere,visto come Vendola ha sbaragliato il campo. Detto questo, faccio presente a Barbara che la Poli-Bortone, ambiziosa com’è, pur di rappresentare qualcosa, ha appoggiato la raccolta di firme per l’istituzione della Regione Salento. Dimostrando tutto il suo spirito feudale. Mi auguro che i salentini sappiano che la Regione Puglia è unica e, unamini, capiscano che una mini regione va contro i loro stessi interessi.