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Gli spigoli di D’Alema e la rotondità emiliana di Bersani

«Possiamo anche semplificare così», ha scrollato le spalle Pierluigi Bersani a Orvieto, quando uno dei “marinisti” convenuti per l’atto di nascita della corrente del terzo classificato alle primarie di ottobre, ha interrotto il suo intervento con il grido di battaglia di ogni ulivista, movimentista, antipartitista, antinciucista che si rispetti: «D’Alema, il problema è D’Alema!».

Avrebbe potuto rispondere in molti modi il segretario. Avrebbe potuto ricordare all’esagitato marinista, per esempio, che Ignazio Marino come uomo politico nasce dalemiano dichiarato e a tutto tondo, e che mai da lui, nemmeno dopo la svolta bettiniana che ne ha fatto il terzo candidato alle primarie, e il candidato più radicale e movimentista, si è sentita una sola parola rivolta contro l’ex presidente dei Ds. Ma Bersani ha preferito non ribattere, non mettersi a difendere il suo ingombrante alleato interno.

Anche quando qualche settimana fa ad Annozero gli hanno riferito in diretta che D’Alema, commentando i fatti di Puglia e la bruciante sconfitta appena incassata da Francesco Boccia, aveva rilanciato dicendo: Vendola dovrà ringraziare Casini alla fine (e, sottinteso, dovrà ringraziare me per aver trattenuto Casini dall’abbraccio con la destra fino a rendergli impossibile tornare indietro), Bersani ha evitato di dire che quel ragionamento non faceva una piega, perché se Vendola ha una chance, ce l’ha perché Casini sta resistendo alle sirene della destra (e di un pezzo dell’Udc pugliese). Il segretario ha sorriso e scrollato le spalle, come a sottintendere: «Possiamo anche semplificare così».

Sarebbe fuorviante, tuttavia, pensare che Bersani sia preoccupato di non apparire troppo come l’uomo di D’Alema. Quello semmai è stato un rischio di immagine durante le primarie, ma oggi il segretario lo ritiene disinnescato. È stato ancora in tv, incalzato un po’ a bruciapelo da Minoli, che Bersani ha svelato quello che probabilmente è il suo vero pensiero riguardo a D’Alema. «Cosa le piace di lui?». «Che ci mette la faccia». «E cosa non le piace?». «Che ce la mette tutti i giorni».

Bersani, come leader del Pd, ha intenzione di durare a lungo. A differenza dell’ex premier, che si ritiene ormai una personalità al di sopra della battaglia politica quotidiana e quando gli capita si leva dalle scarpe tutti i sassolini che vuole, Bersani non ci tiene a farsi troppi nemici inutilmente. Qualche sassolino ce l’ha anche lui, ma se lo toglierà dopo le regionali, in una situazione in cui pensa di arrivare con qualche punto di forza in più rispetto ad oggi.

Ma lo farà con rotondità emiliana e con piglio inclusivo, puntando ad allargare il suo consenso nel partito e convinto di avere qualche carta per riuscirci. Facendo in modo che chi si chiama fuori lo faccia per scelta, non perché escluso. Se poi a chiamarsi fuori dovessero essere proprio i pasdaran più convinti del veltronismo e del dalemismo, gli eterni fomentatori del dualismo tra i due storici leader diessini, sai a Bersani quanto gli dispiacerà…

2 commenti a “Gli spigoli di D’Alema e la rotondità emiliana di Bersani”

  1. angelo scrive:

    Per quanto riguarda D’Alema gli ho sempre addebitato un difetto ed è quello di essersi contornato frequentemente di personaggi ingrati e di nomi ne potremmo fare un lunghissimo elenco, e molti sono diventati i suoi più acerrimi avversari. Chissà perchè. Sarà che viene rappresentato come cinico e cattivo e invece alla prova dei fatti risulta essere credulone. Da pugliese emigrato ho cercato di capire, tutte le volte che sono tornato in Puglia in che cosa è cambiata la regione con la gestione Vendola e ammetto che non l’ho mai capito. Preciso che pur lontano, ho sempre sollecitato, quei parenti che mi danno ancora credito, di votare sempre e comunque a sinistra per principio. Questa volta mi distrarrò volutamente sperando che il ” bambino dispettoso ” fra le tante e inutili parole che ” ventola ” ogni volta che interviene possa avere un sussulto di sincerità e dichiarare che ha VINTO non per merito suo ma per <>.

  2. P scrive:

    allora un problema D’Alema esiste

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